martedì 3 settembre 2013

Garage Olimpo


Ho visto tantissimi film e molti mi hanno fatto venire un groppo di gelo proprio lì, tra lo sterno e il cuore: Magdalene, Salvador, Angeli ribelli sono quelli che, nell'immediatezza, mi ricordando un dolore immenso e una rabbia sorda, sgorgante da ciò che stavo vedendo e che sapevo essere vero e non finzione cinematografica.
L’altra sera la sollecitazione alla visione di Garage Olimpo, film italoargentino diretto da Marco Bechis nel 1999. Un film crudo sulla storia di una ragazza che poi diviene una dei trentamila despararecidos argentini, un film di denuncia su quanto succedeva all'interno dei centri di tortura clandestini, nella fattispecie un garage sotto terra davanti al quale transita il mondo cieco e indifferente ai drammi, alle violenze, alla disumanità che là sotto si compivano.
La violenza non è spettacolarizzata, le torture non si vedono ma si sentono sulla pelle, come se quegli elettrodi venissero applicati al tuo corpo.
E devi chiudere gli occhi perché fanno troppo male.
Non posso e non voglio credere che nessuno sapesse e che tutti ignoravano quanto stava accadendo: la scena della madre nel confessionale, a cercare un aiuto da parte di chi - in teoria - doveva adoperarsi contro le sparizioni sospette in nome dello spirito cristiano che indossavano sotto la veste talare, il prete che le sollecita la lista degli amici presso i quali suo marito desaparecidos si sarebbe potuto rifugiare: una figura emblematica di quanto, più in grande, non solo era copertura ma collaborazionismo con il regime.
Queste figure che mi hanno accompagnato durante il sonno a compiere un volo dalla carlinga di un aereo a sorvolare una normalissima, indifferente e tranquillissima città; giù e ancora giù, fino al tuffo finale nell'oceano, dove mi sono poi ritrovata a essere albero nella foresta immensa di scheletri che, come me, avevano compiuto il volo dell'angelo.
Un sottile filo di malessere mi ha tormentato tutto il giorno seguente, non riuscito a non pensare al film e mi sono ritrovata diverse volte e stare ancora male pensando alla storia di Maria, la protagonista del film: un nome ma trentamila nomi diversi eppur uguali nella soluzione finale che altri decretarono per le loro vite.
Garage Olimpo è un film che deve essere visto, per chi in quegli anni non era ancora nato e delle Madri di Plaza da Mayo, dei desaparecidos non sa nulla; per coloro che ignorano che l'Argentina non ha partorito solamente Diego Armando Maradona ma anche un "uomo" che si chiamava Jorge Rafael Videla: "Prima elimineremo i sovversivi, poi i loro collaboratori, poi i loro simpatizzanti, successivamente quelli che resteranno indifferenti e infine gli indecisi".


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