giovedì 11 luglio 2013

Senza tregua - Giovanni Pesce

"Senza tregua" ha una morale profondissima, valida oggi come ieri. E' un insegnamento che gli uomini, i giovani che furono impegnati in drammatiche battaglie, hanno consegnato ad altri uomini, ad altri giovani, oggi impegnati nel lavoro o nello studio, perché sappiano lottare per le libere istituzioni, la giustizia, la libertà, la democrazia. Anche ora di devono infrangere le resistenze al progresso, si deve conquistare maggiore democrazia nelle fabbriche e nelle scuole; anche ora si deve lottare per la pace nel mondo; anche ora è dunque necessario lottare senza tregua. (...) Il tempo di "Senza tregua" è diventato leggenda. Alcuni dei suoi eroi militano in differenti uniformi o addirittura non militano affatto. Che è rimasto dell'eroismo degli uomini? Soltanto la cara memoria dei martiri e il ricordo dei migliori? Gli uomini creano e scompaiono. E le loro opere?
E l'opera più solida è l'Italia antifascista, la pace, la fratellanza dei popoli. E' l'opera dei protagonisti di "Senza tregua". Tocca ai giovani continuare sulla strada maestra, ai giovani continua la Resistenza.
Dalla prefazione di Giovanni Pesce (22/02/1918 - 27/07/2007) del suo libro, Senza tregua - La guerra dei GAP, I° Edizione marzo 1967

Ho iniziato questo libro ed è stato difficile staccarmene; già pregusto il momento di riprenderne la lettura che mi ha catturato e affascinato sin dalla prefazione. Un libro scritto nel 1967, le gesta di tanti eroi, alcuni dai nomi che ritroviamo sui libri di storia ma tanti senza nome e senza memoria se non per le famiglie che ne conoscevano le gesta e ascoltavano rapiti le narrazioni di quell'epoca. Oggi come è oggi, in questo clima politico dove le uniche certezze sono quelle di non avere nessuna istituzione a rappresentarmi, mi è necessario ascoltare le voci come quelle di Giovanni Pesce, di entrare con lui e tramite le sue parole in quelle situazioni solamente ascoltate. Oggi come è oggi, è doveroso ricordare ciò che la Resistenza rappresentò, da cosa e da chi ci liberò, l'unico momento storico che so può definire Rivoluzione. Forse la mia è solo nostalgica retorica, è aggrapparsi a un passato che so non tornerà ma ho perso le parole persino per le bestemmie. 

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