venerdì 5 aprile 2013

Di compleanni e funerali d'aprile

Devo avere qualche cosa di molto speciale che torna a sfiorarmi la settimana del mio compleanno.
Da tre anni, puntualmente, apro la porta al nuovo anno che incombe sullo zerbino senza pulirsi i piedi mentre qualcuno, qualcuna a me conosciuto e caro volta i piedi all’uscio definitivamente.
Al compimento del mio cinquantesimo compleanno inaugurai la tradizione che anche questo anno si rinnova.
Tre anni fa mio cognato, col quale i rapporti si erano completamente interrotti da molte stagioni e che, tramite un’altra morte, siamo stati per pochi minuti uniti di nuovo, come un tempo affondato nei ricordi della giovinezza.
L’anno successivo mi vide percorrere la fondovalle per andare alle mie montagne, a salutare il cugino compagno di scorribande giovanili.
Ieri, ancora un saluto dentro a una chiesa gelida e l’odore d’incenso che sempre mi fa barcollare.
Lei era una persona anziana, il suo funerale d’aprile era triste anche per il tempo bigio che partoriva pioggia sul selciato della chiesa.
Era la madre di due delle mie amiche di sempre, colei che ci preparava la merenda e ce la serviva sotto il portico quando, alle superiori, facevamo finta di studiare e ci dedicavamo invece al nostro sport preferito di ragazzine.
Come mia madre, anche lei era da un po’ di anni nell’altrove inesplorato di una mente perduta nel suo mondo, inaccessibile a noi figlie.
Come mia madre, il corpo si è spento lentamente, troppo lentamente, come un lume a novembre messo davanti alle tombe.
Come mia madre, aveva un hardware ancora in buono stato ma con un software che necessitava di una scansione e di un defrag.
Di tutti i genitori di quelle ragazzine, è rimasta solo mia madre; e ieri pensavo a lei, mentre vedevo altre figlie piangere nell’osservare quel cordone ombelicale dentro al legno dell’ultima dimora.


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