mercoledì 22 agosto 2012

Srotolando pensieri nel caldo

Sono giorni caldi, i granelli passano lenti nell’istmo, quasi con timore, per non accrescere il senso di calore che ti fa venire la voglia di strapparti d’addosso la pelle nella vana speranza di regalare un poco di refrigerio al sangue.
L’aria appena smossa dal ventilatore non provoca null’altro che immobilità: totale, il minimo gesto provoca il fuoriuscire del sudore da ogni poro e solo spossatezza infinita resta.
Anche leggere un libro, o semplicemente sfogliarlo, è fastidioso; si preferisce la non-azione, subire quel che circonda piuttosto che provocarlo.
Un film è ciò che meglio si accompagna al desiderio di immobilismo.
Non si segue un filo preciso, si sceglie un argomento e ci si butta sopra, imprecando magari perché il download è lento e pure la connessione internet sembra soffrire dei gradi fuori la linea della normalità.
La nave delle visioni parte e approda al fiume di Sand Creek, alle scene affidate alla regia di Ralph Nelson oltre quarant’anni fa e che restò nella storia per essere stato un film “dalla parte degli indiani”.
Dal massacro – massacro? Genocidio? - si prosegue, per cercare di comprendere il “popolo degli uomini” che un giorno qualcuno ha deciso non dovesse più essere; ecco arrivare, allora, sempre in quell’anno, un Richard Harris che diventa cavallo dei Lakota che lo ha catturato.
E da uomo-cavallo, bestia da soma, diventa, piano piano, Guerriero: entra nella semplice filosofia di vita del popolo degli uomini, supera la prova del dolore fino a fare scomparire John Morgan e far restare solamente Shunka Wakan: un combattente che resiste agli attacchi degli indiani nemici che vogliono impossessarsi delle donne e dei cavalli della sua tribù.
Un salto di ventun anni e arriviamo a Manto Nero; gli indiani delle grandi foreste e non delle praterie, ma sempre presente l’uomo bianco portatore di verità, della parola di dio.
Quale dio, viene da chiedersi?
Il dio che illuminò Cristoforo Colombo, il colonello John Chivington che prima di ordinare il massacro di Sand Creek era un pastore della chiesa metodista?
Ma forse mi sbaglio, era un dio diverso: era il dio di Adolf Hitler, Gott mit uns, molto somigliante a quello di George Bush e pure a quello di Barack Obama.
No, perché qualcuno mi deve spiegare cosa differisce la sete di annientamento dei personaggi su citati dalla politica di chi è pure stato insignito del premio Nobel per la pace tre anni fa, ché io non ci arrivo per davvero.
Genocidio fu quello perpetrato sui Nativi Americani, genocidio fu quello perpetrato da Adolf Hitler.
Come altro si può definire ciò che è accaduto recentemente nei paesi dove chi si è eletto portatore di pace ha commesso crimini sotto l’effige della colomba?
Ai tempi di Vento nei Capelli le armi erano frecce, sciabole e fucili.
Oggi c’è altro e se i venti di guerra delle grandi praterie e dei grandi deserti trovassero uno spiraglio fuori da una informazione di regime e potessero soffiare impetuosi della loro vera verità, i registi delle generazioni future avranno di che filmare e di che schierarsi e dire e decidere da che parte stare.
Solo allora ci sarà un seguito a Soldato Blu ma avrà la divisa di un altro colore.

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