venerdì 24 agosto 2012

Ghiannis Ritsos, Le mani dei compagni




Le nostre mani sono rimaste nude.
Le nostre mani si sono strusciate migliaia di volte
sulla barbuta mascella del vento
migliaia di volte di sono impigliate nel filo spinato
migliaia di volte hanno sfiorato
i gelidi cancelli della morte.

Le nostre mani sono incallite
dall'accetta, dalla pietra, dalla lotta,
dal troppo stringere palma nella palma.
Ora afferrano gli oggetti più decise.

L’aria della casa e l’ombra della madre
erano due guanti morbidi, di lana
ci scaldavano le mani – non ci lasciavano
toccare sulla pelle le altre mani.

Ora questi guanti si sono logorati –
ne abbiamo fatto delle bende per fasciare
le ferite dei compagni
ne abbiamo fatto degli asciugapiatti
per lavare le posate e le pentole del rancio.

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