lunedì 12 settembre 2011

Viaggi - III

E' un'aria diversa quella che il viaggiatore di seconda classe inizia a respirare mentre si incammina sul binario n.18, in direzione dell'uscita che lo porterà fuori dalla stazione e, da lì, alla sua destinazione. 
E' un'aria imbibita di variegata umanità, dai colori accesi alternati ad un chiaroscuro, a cicalecciare il cemento e coriandolando lo spazio di frammenti variopinti che solo un occhio attento coglie nelle sfumature.
Sulla spalla del viaggiatore di seconda classe pesa una valigia, dentro vi sono contenuti i suoi ferri del mestiere: gli saranno necessari in quell'ennesimo viaggio di code a obliterare il biglietto.
Nel farsi spazio tra le gente, gli cade l'occhio su una coppia abbracciata sulla panchina al di là delle rotaie, sul binario parallelo.
Lei ha la pelle scura, lucida dell'umidità che cappa la giornata. Ha ricci capelli cortissimi, due occhi scuri come laghi d'inverno e bagnati di sale, due calzoncini corti su lunghe gambe d'ebano a sorreggere un torace che non nasconde la perfezione di due seni pieni e impertinenti ad ammiccare turgidi capezzoli.
Lui ha i capelli biondi, striati di sole, il viso abbronzato e tristi occhi di fango, una maglietta stazzonata e tirata su corpo di ragazzo che rivela muscoli allenati e gonfi, d'acciaio, ma  con piume di tenerezza esplicate nei gesti gentili per lei.
Le cinge le spalle con un braccio e con la mano libera le sfiora il viso, raccogliendo con la punta del dito il grano di sale che rotola sulla guancia della ragazza. 
Il viaggiatore di seconda classe si domanda perché quella tristezza e la valigia ai piedi della ragazza gli manda la risposta sulla quale lui inizia a fantasticare, ad inventarsi per loro una vita, un racconto, una situazione o magari, senza che nemmeno lui lo sappia, istanti in transito di un tempo reale e vissuto da tanti amanti senza volto e senza età che ad ogni stazione, ad ogni binario si sono salutati e si saluteranno, ieri come oggi e come domani, nel perpetuarsi dell'oggi che diventa ieri quando ancora non è già domani.
Il viaggiatore di seconda classe riprende il cammino, cambia spalla a sorreggere la sua valigia: è diventata improvvisamente più pesante.
O forse è il peso del ricordo che lo confonde. 
Nel sole inforca gli occhiali scuri e tace la malinconica musica che, muta,  risuona negli orecchi: è Nino Rota con la sinfonia composta per La strada, la musica che sempre lo accompagna nel suo vagabondo andare, di stazione in stazione. 
In seconda classe.

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