mercoledì 17 agosto 2011

Viaggi - I

Ci sono treni che non possono transitare più di una volta dalla stessa stazione: nessun viaggio sarà mai identico a quello precedente e mai assomiglierà a quello successivo.
Il viaggiatore lo sa, ancor prima di accomodarsi al posto a lui riservato in seconda classe.
Da lì, può solo osservare ed immaginarsi storie, inventarsi vite, tra il disturbo della suoneria troppo alta di un cellulare e voci concitate in vari idiomi a raccontare e raccontarsi.

L’uomo ha lo sguardo, vuoto. Ha un panama in testa che gli copre la fronte, ai lati qualche ricciolo incanutito sfugge e gocce di sudore gli rigano il collo. Il viaggiatore di seconda classe lo osserva, incuriosito dal colore liquido delle sue iridi, pallide come lui, come se le avesse lavate per non farle brillare alla luce violenta che entra dal finestrino sporco. Sotto ha rughe scure ma non profonde, come se fossero cresciute nella notte. Forse l’uomo spera che durante il viaggio si distenderanno e lui potrà dimenticare i ferri uncinati che gli strattonano il cuore e ne fanno pastura per rabbiosi cani randagi. La bocca ha labbra sottili, fini e pur se inumidite dal calore e dalla lingua che le umetta in continuazione, al viaggiatore di seconda classe arrivano gelide, come se non avessero mai conosciuto il calore di un bacio. Il viaggiatore pensa che quelle labbra sono così aride perché l’uomo ha sempre avuto timore di dare e ricevere baci, terrorizzato dal restare ustionato dalla tenerezza che in un bacio è racchiuso.

La donna è vestita di nero e al viaggiatore di seconda classe arriva una vampata di calore nel solo guardarla. Tra i seni lampeggia un grosso crocefisso d’oro, che si alza ritmicamente sull’ampio seno assieme allo srotolare delle traverse sotto le ruote del treno. Il viaggiatore di seconda classe resta ipnotizzato dal bagliore del Cristo e socchiude gli occhi, interrogandosi sul contenuto dell’ampia borsa che la donna ha sulle ginocchia e che tiene stretta, in un gesto protettivo. Non sa perché ma immagina la donna su una sedia, in un vicolo di un paese lontano, dove la calura diventa vapore in mezzo alla polvere ed al cielo. “Andrà dai figli, al nord”, si dice. E sempre con gli occhi socchiusi la immagina a preparare il pranzo per tanti figli che poi sono andati per il mondo, alla ricerca del loro Eldorado; quei figli che non hanno capito la saggezza della terra, che non hanno imparato ad amare la loro terra e l’hanno lasciata implacabilmente lasciata marcire alle stagioni ed ai vecchi.

Ha un vestito leggero, corto, le arriva appena a metà delle cosce. I capelli le arrivano al collo, biondi, freschi e profumati di shampoo. Mentre scivola di fianco al viaggiatore di seconda classe, alla ricerca del posto che è indicato sul biglietto che stringe tra la mani, lascia una scia lieve di un profumo da pochi soldi, da scaffale di supermercato ma non sgradevole. Il viaggiatore di seconda classe allunga il collo per vedere qual è il sedile che l’accoglierà. I tratti della donna sono chiari e il tono con il quale ringrazia, conferma al viaggiatore che viene dall’est. Sarà qua a fare la commessa in un qualche negozio o l’assistente di qualche anziano, in una delle tante case dove ai vecchi non è rimasto altro che diventare cenere? Oppure avrà deciso di vendere al miglior offerente l’unica cosa preziosa che le è rimasta e che quel vestitino corto enfatizza all’occhio attento? Il viaggiatore di seconda classe non è curioso di saperlo: si fa bastare quel leggero aroma che ancora arriva alle sue narici, a profumare di vita quel convoglio in transito.

Il treno si ferma cigolando, il viaggiatore di seconda classe lo ha visto sulla panchina, con una sigaretta tra le dita che scaglia lontano mentre sale gli scalini di ferro. Quella è la sua fermata e il suo posto è proprio di fronte al viaggiatore, anche lui in seconda classe, sebbene l’abito impeccabile di lino, la camicia candida, potrebbero collocarlo meglio nella vettura in testa al treno, dove i sedili sono più ampi e dai servizi igienici non esce, forse, quell’odore di urina che il detergente non riesce mai a togliere completamente. L’uomo si siede di fronte al viaggiatore di seconda classe, estrae il telefono ed invia un messaggio. E’ serio mentre lo fa ma non lo è quando il beep segnala la risposta. Il viaggiatore di seconda classe pensa che l’uomo in lino sta scrivendo alla sua amante perché una moglie non invia messaggi sul telefono.

Il viaggiatore di seconda classe è stanco, adesso, è come se tutte quelle vite gli fossero arrivate addosso. Pensa che nessuno di loro ha la storia che lui ha per loro pensato. Ma si è inventato delle storie, le scrive nella sua testa in attesa di scriverle sulla carta.

Già pensa al prossimo viaggio, alle persone che incontrerà, agli odori e ai rumori dell’umanità che percorrerà un tratto di rotaia assieme a lui.

Nessun commento:

Posta un commento