domenica 24 luglio 2011

Epistolare: Roberto Betz, Il sangue e la libertà (Ed. Tranchida)


Ciao, Roberto. 
Scelgo questa forma di epistole pubblica appositamente, magari a qualcuno, leggendo questi miei righi, verrà voglia di leggere te.
Ho finito ora il tuo libro. 
Io faccio parte della schiera di coloro che ben poco conoscono dei baschi e della valenza che ebbero nel dare un colpo al regime franchista. 
Sai, Roberto, un po' mi sono ritrovata nelle stanze di cui tu parli anche se gli incontri non erano per liberare un paese intero ma, molto più semplicemente, per coordinare un banchetto in piazza in occasione di un otto marzo o l'ennesimo spostamento in un città per una protesta che, al tempo, pareva un flusso impetuoso che nessun argine avrebbe tenuto a bada. 
Mi ha colpito entrare nei tuoi personaggi e sentirmeli vicini, perfetti sconosciuti, che ora non lo sono più. 
E penso a quanto attuale sia, oggi, la loro storia. 
Penso a quante altre persone sarebbero disposte a sacrificare il proprio sangue per la libertà della loro gente. 
Ribalto il tutto a oggi, alle nostre rivoluzioni da salotto e non ho una risposta. 
Ci sono stati i Caio e i tanti senza nome che lo hanno fatto, qualcuno ci era genitore, nonno, parente. 
Altri, invece, non sappiamo chi sono ma loro c'erano. 
Come Rosa, Gorka. 
Loro furono pronti ed agirono. 
Noi siamo pronti? 
Ed ecco perché, sin dalle prime righe, mi è arrivata forte e chiara l'attualità di quel momento storico del quale hai narrato.
L'altro giorno ho messo la foto del quadro di Patinier e riportato un passaggio da te scritto. 
Concludo, adesso, riportando questo passaggio, mentre penso Genova 2001 del quale oggi si ricorda la carneficina di stato compiuta; penso a quanto accaduto in Val di Susa pochi giorni fa. 
Penso a questo nostro popolo di struzzi che non vede, lobotomizzato e assuefatto da una informazione venduta come tale mentre è solamente propaganda.
Tu scrivi: 
"Il governo, usando i pennivendoli, scatena la propaganda per far passare l'azione come un fatto dissennato che non ha ragioni fondate."
Le ebbero in terra basca e ancora oggi le abbiamo, qua, in questa nostra terra. 
Grazie, Roberto. 
Sto riscoprendo il piacere della lettura che avevo accantonato nella mia enorme presunzione di fare la rivoluzione da dietro una scrivania.
No, la rivoluzione la si fa con la conoscenza della storia.
Per non ripetere gli stessi errori ma anche, e soprattutto, per gli esempi che la storia ci ha fornito e dei quali ignoriamo l'esistenza.


P.S. Ho pianto, ma non è una novità: ogni volta che entro in una storia ci scappa la lacrima.



Roberto Betz, Il sangue e la libertà
www.tranchida.it

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