venerdì 22 luglio 2011

Video Book: Ibrahim Souss, Lontano da Gerusalemme (Ed. Tranchida)

1 commento:

  1. Uno scavo in dolorose radici ci è dato da Ibrahim Souss, uno fra i maggiori scrittori arabi contemporanei, che in "Lontano da Gerusalemme" attraverso una commovente storia d'amore tra l'ebrea tedesca Gabriella e l'arabo palestinese Nabil chiede una speranza, una riscoperta della comune umanità dei due popoli.
    Quasi tutto il romanzo si svolge in una notte del 1948; gli sposi che dovrebbero essere «ideologicamente» separati si stringono uno nell'altra nella paura dei soldati israeliani che stanno invadendo Gerusalemme. Nabil allora, tra sogni premonitori e precari assopimenti, rivede tutta la loro storia d'amore, iniziata negli anni Trenta, quando le due famiglie, la sua e quella dei Rosenberg a cui appartiene la moglie, erano vicine di casa solidali e non disposte ad accettare il montare dell'odio: «da generazioni, in Palestina, i vicini di diverse fedi, musulmani, cristiani o ebrei, si scambiavano cortesie. E in quell'anno 1935 era ancora così». La situazione con gli anni va però deteriorandosi, mentre l'amore tra i due ragazzi cresce, sostenuto da comunanze intellettuali e dalla bellezza della musica che lei esegue al violino (ideale superamento delle barriere), tanto che il loro matrimonio giunge spontaneo e contrastato «quasi come volontà di saldare ciò che intorno a noi, giorno dopo giorno, andava sgretolandosi».
    Ma la notte dei sogni, dei ricordi, della volontà di fratellanza, ha presto fine, l'alba separa i due amanti, l'alba tragica di quello stato d'Israele che Ben Gurion inaugura trionfalmente nel 1948.
    L'ultimo capitolo fa una salto in avanti di 17 anni «interminabili, intrisi di disperazione. Lontano da Gerusalemme», uno straziante grido, dal Muro di quella città, patria di diversi popoli che ha diviso crudelmente i destini di Nabil e Gabriella: «I nostri carcerieri sono gli stessi, Gabriella. Da un lato e dall'altro del Muro, sono mossi dalla medesima forza devastatrice, da identica crudeltà, impossibile che capiscano il nostro sogno. Che gli arabi e gli ebrei desiderino vivere insieme al di là delle iniquità, è un sogno che terrorizza», conclude sconsolato il protagonista.
    Un sogno che continuiamo a sognare.

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