venerdì 10 giugno 2011

Itaca


Viaggiando lentamente dentro alle parole, cercando di dare un senso a lettere affinché non siano solo vere di notte ma anche di giorno, a dire e descrivere dei moti di un cuore che credevi avesse solo battiti rallentati e dilatati, quasi ad aspettare l'ultimo granello di sabbia in transito dall'istmo senza attrito e tutto a chiudere, tutto a concludere. Nei colori senza cromie ritrovare una scala di azzurri, di verdi, di rossi a dare speranza, a dire che si può fare, si può avere, si può anche vivere e non solo sopravvivere.

In mezzo scorreva un fiume, impetuoso straripava argini di ricordi e portava con sé a valle il mistero inspiegabile di un linguaggio mai scritto ma solo sussurrato e pensato, al quale poche anime tra loro affini potevano accedere per accendere lo stoppino e rischiarare vita di lago piatto e senza alcun refolo a sfiorarne superficie. Nei suoni di una chitarra dai ritmi andalusi la melodia di sottofondo in commistione con note arabe a danzare piedi gitani nella notte ancora di brina.

Troppo fu l'aspettare o era quello il tempo lento per approdare all'isola d'attesa di tele intrecciate di sillabe, metafore e ossimori, a completare arazzo del ritorno di un guerriero stanco di membra ma non di anima? Cronos taceva e osservava, dall'angolo, ciò che si srotolava sotto i suoi occhi senza alcuna sua interferenza: non era il suo tempo ma quello di coloro che si cercavano nella notte e che la notte accendeva ai tizzoni di un desiderio voglioso di esplodere per ristorare con sensazioni dimenticate.

Ora, ecco l'ora! Giunse con uno scampanellio leggero che partiva da lontano, al centro di un tunnel del quale non si vedeva più inizio e ancora non si scorgeva fine. Un suono a salire ad ogni passo dei viandanti, offuscando musica di tango che esplodeva nelle menti come la melodia che il guerriero stanco ascoltò all'isola delle sirene al largo delle terre campane. Canto irresistibile, nulla poteva contrastarlo se non l'oblio dell'abbandono per allontanare prossimo incontro dove Ade regna incontrastato.

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