lunedì 23 maggio 2011

Ci sono più pensieri nella mia testa, Orazio, che stelle in cielo...

Riconoscere in sé una patologia, leggere, cercare di comprendere del perché, ad un certo punto della propria vita, ci si sente orfani di una propria legge e si ambisce a trovarne una sostitutiva.  
Abbraccio Karl Popper e la sua teoria che non c’è legge ma solo ipotesi di legge, collocate all’interno di un gioco risultante solamente da una casuale combinazione di elementi.
La mia nevrosi è forse data dal fatto che io ipotizzo di essere tale?
E’ questo il senso che mi arriva non da una scientifica diagnosi ma da una percezione di conoscenza?
Non lo so, non ho conoscenze filosofiche sufficienti per confutare o smentire questo mio pensiero ma ciò nonostante mi viene pressoché naturale pensare ad Heiddeger.
Cos’è l’essere se non l’interrogativo che dà, alla fine, la risposta circa le strutture del proprio modo di vivere e cioè sulla propria esistenza?
Esistere è l’insieme delle possibilità di rapporti che l’uomo può creare, determinare, progettare; è  essere gettati assieme agli altri nel mondo con un mondo di possibilità, che comprende pure il perdersi in una dimensione inautentica  dove le cose vengono viste solamente come strumenti a noi funzionali e non elementi essenziali al nostro esistere, dove la comprensione ontica determina un mondo di chiacchiere banalizzanti ed equivocanti.
La dimensione autentica è quella dove si ha cura di ciò che esiste nelle nostre convinzioni dove c’è comunque sempre ben presente la morte, punto fermo che segna il non esserci  e non necessario dunque alcuna immaginazione sulla prosecuzione.  Attraverso la voce della coscienza, che ci conduce alla vita autentica, nel riconoscere la propria nullità che non è privazione  ma è la consapevolezza del nulla assoluto che precede tutto.
Nel mezzo c’è il tempo, e cioè la nostra esistenza che si svolge nel tempo e non esiste nulla che non sia temporalità: essere avanti a sé, essere stati, essere presso.
Tutto è esserci, vivere nello spazio tempo che diventa il tempo delimitato tra la nascita e la morte.
In questo transito mi domando se le conoscenze nascono dall’intelletto, da un matematico e scientifico cogliere e recepire conoscenza  o, semplicemente, dal la certezza che le mie convinzioni sono uniche ed univoche perché nascono dalla certezza della conoscenza.
Ed ora che non mi ricordo più del perché sono arrivata qua, la chiudo.
Poi mi rileggo e cerco di capire cosa mi sono voluta raccontare.

1 commento:

  1. Grazie al mio personal trainer che mi illumina ancora come allora...

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