venerdì 4 febbraio 2011

Solo un corpo


Dov’è adesso il tuo dio, madre?
Il dio misericordioso che venga a prenderti, adesso, che non sei altro che un corpo. Il dio buono, saggio, giusto che pregavi in chiesa ogni domenica mattina?
Si è nascosto per non vederti, madre, non è venuto al tuo letto e non ha visto, come io ho fatto, un corpo rattrappito senza coscienza, senza anima, senza cognizione di essere solamente un grumo di sangue e dolore.
Un corpo che da mesi ingurgita pastiglie perché non decada ulteriormente senza riuscire ad impedirne il deterioramento, giorno dopo giorno, ora dopo ora, minuto dopo minuto.
Perché non arriva, il tuo dio, a metterti sulla croce, a chiamare il soldato che ti trafigga con la spada e poi ti faccia salire al suo fianco?
Vorrei essere credente, madre, come tu lo sei stata e urlargli la mia rabbia perché permette ad un corpo di sopravvivere mentre dovrebbe avere un po’ di quella pietà che tanto vanta ed ammettere che è quando l’anima se ne va ad abitare in un mondo sconosciuto è il momento di spegnerlo quel corpo senza senso.
Ho disatteso a tutti gli insegnamenti della sua legge, non vi ho creduto un tempo e non continuerò a credervi.
E’ per questo che non mi ascolta.
E’ per questo che permette a me, figlia, di continuare a vederti con l’occhio fisso nel vuoto, a cercare di intendere una parola che non ti appartiene più.
E’ per questo che vorrei essere credente e pregarlo, stasera, che un conforto mi sarebbe necessario nello sperare che dopo tanta sofferenza c’è davvero qualche cosa oltre.
E’ per questo che stasera la parola non detta è ancora più pesante nella sua assenza.

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