domenica 20 febbraio 2011

Idiosincratica al verde, in effluvi alcoolici



Chissà perché ultimamente gli inviti alle cene nazional-popolari finiscono tutte con la sottoscritta che si rifugia nell’alcool per snebbiare i pensieri.
Non è un paradosso, è proprio esattamente così: se a fine agosto, in quel di Montebaranzone, ebbi un incontro ravvicinato del primo tipo con tal signor Paganelli dalla maglia verde di colore e di partito, di cui già ebbi modo di raccontare qui http://www.unpuntointransito.com/2010/08/invito-cena-con-leghista.html, oggi mi tocca necessariamente la cronaca della seratina appena trascorsa in quel di Palagano, altra ridente località del nostro appennino modenese.
Il pretesto era la consegna di non ho ben capito quale filmato avesse ripreso e montato mio marito, ma l’invito a cena, come rifiutarlo?
“Lo sai che in montagna si mangia bene…”
A queste parole già mi vedevo fiondarmi su montagne di tortelloni di ricotta con un altamente poco sano ragù di funghi, interi cosciotti al forno con patate al rosmarino e deliziose torte.
Peccato.
Il menù alla fine è risultato essere tranci di pizza – quando si aveva la fortuna di appropriarsene di un pezzo – e patatine fritte. Oh, con pure le bustine di ketchup e maionese, però.
La logistica della sala pranzo mi ha ricordato immediatamente la scena di capodanno del Ragionier Ugo Fantozzi: tavoloni lunghissimi, tovaglia, posate e bicchieri di carta ma tant’è, non si può avere tutto dalla vita e chi sono mai io per protestare su queste cene nazional popolari, visto che gli abbigliamenti delle signore e dei consorti, tipo matrimonio del figlio maggiore, mi ha stretto il cuore?
Il mio consorte, che per necessità e non per virtù conosce tutti i preti della zona e pure quelli limitrofi, si è seduto di fianco al parroco e si sono tuffati in una conversazione dalla quale mi sono ben volentieri estraniata.
Cogliendo i discorsi dei miei sconosciuti vicini, realizzando qual era l’argomento di conversazione, mi sono avvicinata educatamente chiedendo:
“Posso partecipare?”
Il mio vicino, capello rosso ormai sbiadito e degradante al grigio topo, mi ha fatto i raggi X e mi ha risposto con un tono che chissà perché chissà percome me lo ha immediatamente fatto inquadrare.
O non mi spiegherei la mia risposta secca che gli ho dato:
“Scusi, lei mi dà del tu perché ha visto in me una ragazzina, non per altro, vero?”
Il rossino è diventato un attimo ancora più rosso nel balbettarmi che non voleva essere offensivo. Gli ho spiegato che io, agli sconosciuti, do del lei e mi fa specie che gli altri non facciano altrettanto.
Insomma, l’antipatia immediata nei confronti di costui ha trovato la sua motivazione nel proseguire la discussione sul nano e su tutta la bella compagnia; precisamente ho avuto la visione ed ho quadrato il cerchio della mia idiosincrasia quando ha dichiarato solennemente che lui, il voto, lo dà alla lega perché sono gli unici seri.
Indecisa se accalorarmi o lasciare perdere, ho lasciato due o tre frecciatine ma non avevo molta voglia di mettermi a litigare, c’è un momento che anche le forze ti abbandonano, soprattutto quando la temperatura della sala sfiora i 36 gradi di un ferragosto fuori stagione.
Meglio andare a raffreddare i cervelli con una sigaretta, mentre il rossino continuava a blaterale sul federalismo, sul meridione che sono tutti dei ladri che noi manteniamo, sugli extracomunitari che ci rubano il lavoro, sugli zingari che rubano invece di tutto etc. etc. etc.
Cioè i soliti, immensi, infiniti, incredibilmente pesanti luoghi comuni ai quali, visto l’interlocutore, mi pareva davvero lotta impari rispondere.
Al rientro ho trovato una piacevole sorpresa: il rossino aveva pensato di andare a letto ché se no sarebbe stato stanco per la messa delle 7.30.
L’altra piacevole sorpresa era costituita da un bottiglione di grappa fatta in casa e da due vasetti, uno di ciliegie e uno di maroni (no, non il ministro dell’interno) sotto spirito.
Il “donatore” era un signore impinguato in una cravatta che gli strizzava il collo, una faccia bonaria da montanaro con le gote rubiconde di quelle che amo infinitamente.
L’ho amato subito; e non solo per i suoi prodotti self-made che hanno dato la svolta decisiva a risollevare una serata un po’ così.
Mentre mi gustavo in abbondanza queste prelibatezze, trascurando volutamente il fatto che avrei dovuto guidare per i tornanti fino a casa (il signor marito sia mai che si sforzi…) ho avuto una nuova illuminazione che prontamente ho espresso a chi ancora aveva la forza di ascoltare.
In pratica ho domandato perché non aiutare l’economia locale ormai allo stremo, perché non ripopolare quelle splendide colline quasi montagne, con il lancio di questi prodotti su una scala non dico industriale alla Marchionne, ma una produzione appena più in grande, da promuovere tramite ogni canale, internet compreso, per quanti ancora, come me, sanno apprezzare le cose buone di una volta?
Il ritorno alla terra, che sia questa la strada?
Forse era l’alcool.
O forse è la voglia di tornare ad una dimensione ormai persa, a valori contadini che abbiamo perduto, a quella dignità che ti fa sentire orgoglioso di una “cittadina” che apprezza  - e quanto l’apprezza – ciò che tu hai prodotto non per guadagnare ma per condividere.
Chissà, forse il rossino troverebbe i finanziamenti per realizzare un progetto simile: sono certa che ha le conoscenze giuste o il suo blaterare era solamente un millantato credito.
Ma si sa, ognuno per sé e la lega contro tutti.
O sbaglio? 

1 commento:

  1. Speriamo che non ti dia seguito perche' altrimenti anche il rossino, magari ottenebrato dai primi guadagni, potrebbe trasformare quella grappa fatta in casa, quelle ciliegine e quei maroni in un prodotto industriale. Del tipo: Ciliegine alla grappa di Palagano, oppure Grappa di Palagano al profumo di marroni. E dopo .. addio bottiglioni. Magari alla prossima cena troveresti piatti di ceramica e bicchieri di vetro ... ma quel bottiglione di vetro si potrebbe essere trasformato in una bottiglietta a forma di fiaschetta con tanto di etichetta multicolore .... dal gusto ormai perso nella notte dei tempi. No .. meglio pizza, patatine e bottiglione col tappo fatto di carta gialla e senza etichetta, vorrà dire che ogni tanto saliremo a Palagano e bere un po' di quella grappa ... :-) (Edoardo)

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