lunedì 10 gennaio 2011

Una goccia di splendore (dicembre 2007)



Ci sono situazioni, nel mio quotidiano, che mi emozionano; situazioni che non hanno nulla di eccezionale ma che mi provocano brividi quando le vivo.

Come prendere tra le mani un libro fresco di stampa.

Se poi il libro non è solo di parole ma anche di immagini ed è dedicato al Poeta Cantore che per me è sul piedistallo da anni, l’emozione, la commozione è amplificata.

Ho assistito sabato sera alla presentazione negli studi di Fabio Fazio del libro curato da Guido Harari, Fabrizio De Andrè - Una goccia di splendore – Un’autobiografia per parole e immagini; ieri è stata una sorpresa trovarlo nel reparto libreria dell’Esselunga.

Il vederlo ha smorzato immediatamente il fastidio del supermercato pieno di gente e la fatica del trascinamento del carrello della spesa stracolmo; il posarlo delicatamente sopra tutto, con il suo cellophan a proteggerlo, curando con l’occhio che non scivolasse per terra, ha fatto subentrare immediatamente l’ansia di arrivare a casa, in fretta, per potermi sedere nella poltrona preferita, inforcare gli occhiali ed aprirlo.

L’ansia dell’aspettativa, quella che a me prende la gola e fa battere il cuore più accelerato, come prima di un incontro importante.

Sono stupida ad emozionarmi per così poco? Forse sì.

Ma Fabrizio per me ha significato tantissimo nel passato, è stato la colonna sonora della mia presa di coscienza politica, è stato il compagno di tanti viaggi in macchina per la penisola, sempre lui, dapprima nelle cassette poi nei CD, accompagnato da cori sempre di un tono maggiore rispetto al suo: avete mai provato a cantare una canzone di De Andrè mantenendo la stessa sua tonalità? E’ difficilissimo, il suo è un tono basso, carezzevole, ammaliante e totalizzante che nessuno dei miei amici canterini è mai riuscito a sfiorare.

Mentre sfoglio le prime pagine, guardo le prime splendide fotografie a doppia pagina, vado immediatamente con i ricordi al Natale di tre o quattro anni addietro, quando il regalo che mi feci fu il cofanetto con tutti i suoi album: lo vidi ed anche quello fu un richiamo irresistibile, pur se già avevo quei dischi, dovevo avere anche quella raccolta completa, l’elevato costo non era importante, ma a Lui era dovuto.

Al pari, ieri, di Una goccia di splendore, che ora è qui, posato al mio fianco, e che mi ha mosso le dita sulla tastiera e fatto scrivere questa pagina.

Se avevo dubbi su cosa regalare alle mie amiche, ora li ho tutti fugati, sfogliando le pagine che lo hanno immortalato bambino, ragazzo, uomo.

Leggere le sue parole, vedere i suoi appunti sul calendario delle cose da fare nell’orto della casa in Sardegna, vergati dalla sua stessa mano, mi fa venire le lacrime agli occhi perché è un privilegio, per me, conoscere la sua grafia, entrare nella sua vita di uomo, nella sua avventura di cantante, nelle sue pagine di poeta.

Sì, mi sono fatta uno splendido regalo di Natale; perché ci sarà sempre l’immagine di Nina che vola, il mio Amico Fragile che evapora in una nuvola rossa, perché andrò sempre all’Hotel Supramonte, perché in ogni paesino incontrerò una Bocca di Rosa e perché tante mattine mi sento una Bombarola. E perché, se guardiamo bene, ci sarà sempre un Pescatore assopito all’ombra dell’ultimo sole e qualcuno che con gli occhi di un altro colore, ti dirà le stesse parola d’amore, laggiù, sulla mulattiera del mare di Genova.

Note di parole d’amore, perché Fabrizio mi ha regalato amore.

Ed io ho amato e amo lui.



Fabrizio De André (Genova, 18 febbraio 1940 – Milano, 11 gennaio 1999)


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