domenica 5 dicembre 2010

Post-It color sfoglia


Ogni regione ha la sua tradizione culinaria relativamente al pranzo di Natale.
Sia per quanto riguarda il cibo da mettere in tavola che la sua preparazione.
La mia dolce, tremenda vecchietta Signora Madre, dall’alto della sua veneranda età di ultra settantina, non ne vuol sapere di abbandonare la tradizione che la vede, più o meno in questo periodo, preparare i tortellini da mettere in tavola il venticinque dicembre.
Ci ho provato a dirle che per quest’anno possiamo anche farne a meno, sostituirli magari con i passatelli o la pasta imperiale, ma lei no, lei è di coccio e se non c’è il tortellino in tavola, non è Natale.
Ho pure provato a dirle che quest’anno li compro in quel nuovo negozio di gastronomia che hanno appena aperto in centro, l’aspetto di quelli che fanno bella mostra in vetrina sono tali e quali ai suoi.
No, non è passata nemmeno quella.
In realtà non è che lo faccia proprio e solo per lei il cercare di farla desistere dalla titanica impresa, lo faccio anche per me.
Sì, perché mi tocca.
Eccomi qua, mamma, sono pronta.
Salve Bice, salve Franca, salve Maria! Sono arrivata a piegare i tortellini, siete contente?
No? Come no? Sono brava anche io, che credete, un po’ dei geni la mia mamma me li ha passati, non molti ma alcuni sì, anche se lei insiste a dire che la mia specialità sono i Quattro salti in padella.
In parte è vero, mi vengono sempre molto buoni.
Dei geni che mi ha trasmesso ha trascurato quelli per la tecnica che mi servirebbe, oggi, a piegare sta distesa di pasta con una punta di ripieno in tantissimi minuscoli tortellini con la puntina all’insù.
I miei vengono al contrario, sembrano tanti piccoli ombelichi nati storti.
Va bè, dai, quando sono in bocca mica se ne accorge nessuno…
Mamma, smettila di ripetere sempre e sempre e sempre le stesse cose, ché non se ne può più davvero, sembri un disco rotto.
Sai che facciamo? Quelli che piego io li metto tutti assieme e me li mangio tutti i io, va bene?
Tranquilla, mamma, a mio marito ed ai miei figli piacciono anche se sono piegati al contrario e sono certa che anche il mio Signor Fratello e Consorte non ci faranno caso… a proposito, a loro non tocca la serata piegatura?
Sì, mi ricordo quando c’era anche il babbo a piegarli: mi chiedevo ogni volta come faceva, con quelle manone, a fare dei perfetti e minuscoli tortellini, tutti uguali, e come era bravo a metterli nei cabaret in file incredibilmente diritte… Era quasi un peccato metterli in pentola e rovinare la loro simmetria.
Mamma, sai quale è la verità? Amavo quelle serate di riempimenti e piegamenti fino a tarda notte, era il primo soffio di Natale.
Ma le ho amate fino a quando tu eri di fronte a me e babbo alla mia sinistra.
Ora alla mia sinistra non c’è nessuno seduto, quasi ci fossimo accordate tacitamente che nessuno deve occupare quella sedia.
Era il suo posto. Lo sarà sempre.
I tortellini li faranno in Paradiso? Io credo di sì, e credo che nessuno farà caso se ce ne sono alcuni piegati al contrario.

N.d.A.: questo lo scrivevo lo scorso anno. Le cose sono cambiate, mia madre non è più in grado di gestire la situazione e per quest’anno andranno bene i tortellini acquistati da Lady Sfoglia. Triste sapere che è così. Ma così è. E voglio ricordare quelle serate, sono quelle che meritano un ricordo. Non la donna che è su una poltrona, in accettazione di ciò che avverrà, senza trovare un modo intelligibile per dirmi il suo dissenso. 

1 commento:

  1. Ci nutriamo dei ricordi a volte, e qualche volta i ricordi sono rimpianti. Un abbraccio

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