mercoledì 8 dicembre 2010

In bianco e in nero


Ti avevo detto che dovevi stare lontana da quel posto lì. Te lo avrò ripetuto all’infinito e tu niente, tu insisti e non mi ascolti mai.

Senti, ora devi stare solamente zitta, non ne posso più del tuo continuo mettermi di fronte ai miei errori, sei pesante e pedante. 

Certo, non mi sopporti perché è dura sentirsi dire come si è, ci vuole un gran coraggio per guardarsi in faccia, mettersi a nudo e sentirsi gettare addosso tutte le cose sgradite di se stessi.

… cosa che tu non perdi occasione di fare, sei una grande stronza e non so come faccio ad ascoltarti ancora… 

Non puoi non farlo, non ti è concesso, narcisa, presuntuosa, egocentrica che non ascolta nessuno, tesa solamente a rafforzare il suo io senza curarsi di calpestare gli altri e di travolgerli nel proprio avanzare a passo di marcia. 
Quanto dolore semini, attorno a te? 
Quanto dolore hai sulle tue spalle per essere così? 
Guardati, ora sei leggera, felice, frizzante ma guardati un attimo indietro. 
Ti vedi? Oh, non occorre che ti giri troppo, devi appena spostare di lato la testa.

Sì, mi vedo, cazzo, mi vedo e allora?. 

Chi era che taceva mentre ti immolavi, lacrimandoti addosso, disperata, che supplicava l’ineluttabile pur di non affrontare la situazione con quelle belle spalle dritte che hai? Chi stava a osservare mentre ti santificavi come l’ultima eroina tradita e abbandonata, sfiduciata, che sarebbe voluta sparire dalla faccia della terra invece di affrontare la realtà, imboccarsi le maniche e mettersi in discussione, trovare il punto dove aveva sbagliato e iniziato a perdere tutto? Io, mia cara, io e solo io.

E’ il tuo ruolo. Tu ci sei per questo.. 

Ma che senso ha che io ci sia, se poi non mi ascolti e continui ad andare per la tua strada? 

Perché mi conosci, io mi sono gettata a testa all’ingiù nel tunnel e solo io ne devo venire fuori. A chi importa se le ginocchia sono piene di croste, se i gomiti sono sbucciati e se le unghie sanguinano? A nessuno, importa, non gliene frega un cazzo a nessuno. 

Sbagli, amica mia, a me interessa invece. Perché il tuo dolore è il mio dolore, il tuo stare male è il mio stare male. Solo che lo affrontiamo in modo diverso. Tu rosso, io bianco, nella nostra complementarietà i colori ci distinguono. Ma non credere che non sappia cosa significa non avere forza di alzarsi al mattino, di smettere, a un certo punto, di curare il proprio aspetto. Dio mio, pensa a qualche mese fa, ti sei mai fermata un attimo a guardarti allo specchio?

Sì. E ciò che vedevo non mi piaceva.. 

Non ti piaceva ma non facevi nulla perché ti piacesse: continuavi a lasciare che tutto ti scorresse addosso, così, come se non ci fosse soluzione ma sapevi che la soluzione c’era: bastava un leggero spostamento di mano, il coraggio di spingere quel bottone e non avresti prolungato, come hai fatto, quel senso di male di vivere.

Lo so ma non ci sono riuscita, cazzo, non ce l’ho fatta! Tu parli bene ma non ti troverai mai nella mia situazione perché tu sei cervello, sei ragionamento, sei razionalità. Io sono cuore, io sono fica, io sono carne, io sono pensiero che nasce e che deve volare, libero, irrefrenabile. 
Tu sei giorno, cose da fare e da vivere; io sono notte e sogno. 

Siamo la stessa cosa. Se non ci fossi io non ci saresti tu. Lo sai. Ma sai anche che dovresti imparare ad ascoltarmi, a non farti scivolare addosso le mie parole come se fossero acqua fresca che nulla lascia sulla pelle, ascoltami, cazzo, ascoltami per una volta!

Non ce la faccio, lui mi sta aspettando. Lui è bello. Lui è un sogno, è il mio sogno di oggi.. 

E domani? Quando gli avrai regalato il tuo tempo, quando lo avrai ascoltato nelle sue ore di lacrime tornerai a casa? 

Sì, tornerò a casa ma ciò che è stato non si ripeterà. Non più, mai più, l’ho promesso a te, l’ho giurato a me.. 

Non ti credo, non potrò crederti perché ogni giuramento che hai fatto lo hai sempre, puntualmente disatteso. Vorrei crederti, ma so come sei e come ami. Senza precauzione. Pensaci, amica mia. 


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