lunedì 20 dicembre 2010

Il salto di Daniela



Il campo di atletica è chiazzato dalle tute multicolori dei ragazzini: chi seduto, chi corre attorno all’anello, chi prova a lanciare il peso e chi sta fermo davanti all’asta del salto in alto; chi invece è sulle gradinate, in attesa di poter sfogare urla a sostegno degli amici.
Le voci gioiose e spensierate che si odono indicano l’età di quella marea di carni giovani, approdata a Parma in quel pomeriggio di maggio del 1974 per le finali regionali dei Giochi della Gioventù.
La benedizione del Parroco li vede raccolti tutti assieme, con le loro pettorine bianche sulle quali spiccano i grandi numeri in azzurro. Sono distratti, sono già proiettati alle prove che li aspettano: tutti con la speranza di vedere loro stessi protagonisti e vincitori.
Un fischio segna l’inizio ufficiale delle gare e si formano i vari gruppi per le varie discipline.
Davanti all’asta del salto in alto stanno a destra cinque ragazzine, a sinistra una sola, intenta a misurare i passi che la separano dal punto di partenza della sua corsa all’asta che dovrà saltare; con un gesso fa una riga per terra e riprova, per l’ennesima volta, a correre e verificare che il punto segnato sia perfetto.
Le ragazze a destra la guardano incuriosita, chiedendosi perché non le raggiunge. Non sanno che lei ha l’appoggio per il salto Fosbury sulla gamba destra e non sulla sinistra come hanno loro e che quindi, per lei, tutto è a rovescio.
Non è la prima volta che le succede di essere osservata e bonariamente derisa per quel suo involontario isolamento.

Ricorda le finali provinciali, quando un medico le si avvicinò ammirato e le disse che lei aveva due piedi e due gambe che erano nate solo per saltare; lei sorrise nel sedersi e sfilarsi le scarpette chiodare, togliersi le calze e mostrare all’uomo i suoi piedi e le sue gambe. Non occorsero parole, bastò l’occhiata agli arti della ragazza per farlo arrossire e battere una pacca affettuosa sulla testa della ragazzina ed andarsene imbarazzato. Il suo  piede sinistro aveva parlato per lei.

La gara inizia, lei passa le misure più basse; salta invece le prime altezze impegnative che determinano l’eliminazione di tre concorrenti.
Salta anche l’altezza successiva che vede l’eliminazione, alla terza prova, di altre due concorrenti.
L’asta sale ancora, è posizionata su 1,70
Non sa se riuscirà a saltare, ancora una volta, quella misura. Deve trovare la concentrazione, non farsi distrarre da nulla, nemmeno dal primo salto sbagliato della sua avversaria.
E’ immobile, fissa l’asta con rabbia e parla sottovoce, i piedi pestano sul posto mentre tutto il resto attorno a lei sparisce dalle sue orecchie, dai suoi occhi e dalla sua testa.
Lei e l’asta.
Piccoli passi, che diventano falcate nel rettilineo e poi ancora più veloci e frequenti in prossimità dello stacco, sul curvilineo.
Ecco, ore è pronta a raggiungere la massima elevazione possibile, facendo esplodere i muscoli della gamba che la spinge in alto, le braccia spasmodicamente tese per aiutare la schiena ad inarcarsi e sollevare il bacino che sfiora l’asta, fa una oscillazione ma non cade.
Sul tappeto lei rotola una capriola all’indietro e resta un attimo immobile, in attesa, non credendo a quello che è appena avvenuto.
Ha saltato.
C’è riuscita ancora una volta ad eguagliare il suo primato, una conquista per lei che non ha mai fatto allenamenti specifici di alcun tipo.
Tutto torna al proprio posto: le grida entusiaste a riempirle le orecchie, le tute colorate a ferirle gli occhi, la testa che grida una sola parola: ce l’ho fatta!

Daniela sposta la coppa, deve fare spazio sul tavolino dove sta da tempo per le decorazioni natalizie. Sfiora con una mano la targa in ottone che riporta incise “Giochi della Gioventù 1974 – Parma – 1° Classificato Salto in alto femminile”.
Si accarezza la gamba sinistra, con l’indice tasta le due cicatrici che le rigano il polpaccio.
Sorride.

N.d.A.: Racconto contenuto nel libro Istanti in transito di tempo http://ilmiolibro.kataweb.it/schedalibro.asp?id=79249

1 commento:

  1. hai ragione di accarezzarti le tue cicatrici. ricordare un dolore ci ricorda di essere vivi. di essere sopravvissuti al dolore. e a te ricorda di essere anche invincibile e bella

    RispondiElimina