martedì 30 novembre 2010

La scelta

Era l’unica soluzione possibile.
Non si può continuare a vivere nel dolore.
Occorre avere il coraggio di dire basta, di scrivere la parola “fine” e sperare di resuscitare con corpi nuovi.
Un taglio netto, definitivo, come una fucilata.
Guardati; sei bella, ora che la morte sta distendendo i lineamenti nel dolce eterno sorriso del nulla.
Hai recuperato la tua grazia perduta, quella corrosa dal tarlo impietoso del male che ti divorava.
Ora lo abbiamo cacciato.
Come lo chiamava quella scrittrice, lo ricordi?
L’alieno lo chiamava.
Sì, era un alieno mostruoso, entrato nelle nostre vite per distruggerle, per inebriarci del suo malefico fiato e per lasciarci solo un futuro di pece.
Abbiamo lottato a lungo, contro di lui; impotenti, non siamo riusciti a sconfiggerlo.
Ora abbiamo trovato l’arma che lo annienterà per sempre: è l’arma del libero arbitrio.
Per una volta nessuno potrà contestarci la nostra capacità di decisione e autonomia; nessuno ci accuserà nuovamente di non assumerci le nostre responsabilità di menti pensanti.
Ora siamo vincitori di noi stessi.
Alcuna voce potrà più darci indicazione di dove andare; abbiamo scelto noi, per una volta, cosa fare e non fare, quando come e perché.
Siamo diventati finalmente padroni della nostra vita.
Noi abbiamo deciso per noi stessi.
Bevi, amore, bevi ancora un po’ e stringimi, non aver paura, il Traghettatore è persona clemente, accompagna tutti senza prevaricazioni di alcun genere.
Vedi, ora siamo abbracciati, il sangue sta lentamente liofilizzando, il nostro fiato si è fuso per l’ultima volta, come al tempo che era la nostra unica aria.
Torneremo a far l’amore come una volta, nel giardino della nostra spensieratezza, dove l’alieno non poteva entrare.
Nel nostro giardino dei ricordi Lui ci accompagnerà, per sempre, in questo viaggio che abbiamo vinto alla lotteria di capodanno; sarà con noi, a ricordarci che fu la scelta giusta.
L’unica possibile, per vivere nella morte.

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