domenica 21 novembre 2010

Istanti in transito di tempo


Il sonno fu agitato da frammenti di sillabe in transito di sogni, pronunciate dalle sue labbra, a comporre infiniti endecasillabi di parole piane e piene.

Aveva paura.
Temeva di trovarsi negli occhi di lei e dimenticarsi.
Presentiva il contatto con la carne e di ciò che avrebbe inciso sul suo corpo.
Vagava, in attesa dell’ora e delle risposte.
Qual era il suo desiderio e quant’era disposto a rischiare per appagarlo?

Lei lo amava; lui non sapeva se la sua pelle lo avrebbe aderito come aveva fatto la sua essenza, nella quale si era rispecchiato, riconoscendone il colore che era diventato il suo lato chiaro - identico eppur diverso - scritto dalla stessa brama.

Si chiedeva se era disposto a denudare il suo sentire o l’avrebbe taciuto, una volta ancora, fuggendo un altrove che poteva diventare dove.

Da solo non aveva risposte.
Le avrebbe trovate là, a casa sua.

Guardava indietro, alle occasioni che aveva soffocato.
Tante navi, transitate nel suo mare, partite da nessun porto e dirette a nessun approdo, passate lentamente, senza salutare.
Si sforzava, ma il nome fregiato sulla fiancata non riaffiorava dalla linea d’acqua.
Restava una scia, tremolante.
Un’ombra che si perdeva in altro mare, a riflettere prossimi visi dal cuore nuovo.

Era ricerca nomade, il suo eterno peregrinare in cerca dello specchio nel quale riflettersi e, finalmente, riconoscersi.
Non gli riusciva di smettere il cercare, il suo animo vagabondo e mai sazio, ancora e sempre desideroso di scaldarsi alle fiamme, ma timoroso dell’ustione delle braci.

La porta è di fronte a lui, lei lo accoglie con sorriso.
Gli prende la mano, lo fa entrare.
E’ bella nelle sue imperfezioni.
Glielo sussurra, mentre le sfiora i capelli e si stordisce del suo profumo.

Potrebbe ubriacarsi di lei, bevendo i suoi istanti uno ad uno senza pudore, solo per il piacere di possederla; poi dimenticarla, nel turbinio di un tempo incalzante.
Potrebbe dirle del migrare dei giorni, di come fuggono via in silenzio, lasciando comunque un rumore e di come lui, oggi, vorrebbe fermarne l’andare col calore di un bacio.
La pelle non tace: arriva, indesiderata, a metterci voce.
Non mente, dice più di mille parole e mille desideri.
Gli sussurra che ora ama il suo istante ma che domani diverrà tempo e dovrà lasciarlo.
Sceglie un onesto addio a un disonesto arrivederci: torna al suo presente, per iniziare la ricerca di un nuovo altrove.

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