venerdì 26 novembre 2010

Dalla mia finestra


Vedo la rivendita di tabacchi all’angolo della strada: la proprietaria è sulla porta, con la sua maglietta rosa strizzata sui seni rigogliosi che conobbero sfarzi diversi nel tempo passato, numerato dalle rughe sul viso ingrigito, coi capelli stopposi da troppe decolorazioni e dalle troppe lezioni impartite ai giovanetti eccitati che hanno marinato la scuola per salire sulla sua nave scuola.

Vedo in lontananza il treno, carico di variegata umanità di tanti colori, ognuno con la testa china sul petto, a ripassare mentalmente le parole che dovranno sgranare una volta giunti alla meta, scivolando tra le mani il loro rosario di preghiere dai suoni gutturali e misteriosi. Il ferroviere è alcolizzato, ed ha nelle sue mani il destino di quella gente, ma loro non lo sanno.

Vedo due zingari che non paiono felici con il loro banchetto da lucida scarpe, vogliono acquistare un biglietto di ritorno per Bucarest, chi ha fatto loro le carte, al campo nomadi in periferia, non gli ha detto che torneranno a vivere nelle fogne ed a sniffare colla per non sentire il freddo.

Vedo anche un uomo che aspetta l’autobus. Sulla sua testa volteggia un piccola piuma, sale in alto, poi scende, poi un nuovo zefiro la solleva in cielo: pare un concerto per arpa il suo volteggiare leggero.

Lo conosco quell’uomo, è l’angelo Clarence, che si tuffa nel vento per non lasciarmi annegare nella malinconia mentre mi sussurra che la vita è una cosa meravigliosa.

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