domenica 3 ottobre 2010

Nove mesi

Ultimamente non riesco a leggere molto. Oggi avevo due libri nuovi, ancora con il cellophan attorno. Me li ha inviati un amico sconosciuto. E’ un paradosso parlare di amico sconosciuto, ne sono consapevole ma non potrei usare altro per Marco Lorenzoni, il curatore nonché colui che mi ha omaggiato di questo volume, intuendo che sarebbe entrato di diritto nelle mie ostie di carta.
E’ un libro di poche pagine, sono diciassette racconti in tutto che leggo, tra l’altro, essere stati la sceneggiatura di due spettacoli teatrali. Prima di essere raccolti nel volume dal titolo Nove Mesi, i racconti sono stati pubblicati nel corso degli anni dal quindicinale Prima Pagina di cui Marco ne è editore e direttore, dopo un trascorso che lo vide fondatore del periodico L’Agorà (1980/1986) e dopo diverse collaborazioni con il Corriere di Siena e con L’Unità.
Le testimonianze raccolte in questo volume, altro non sono che le voci di chi ha vissuto a Chiusi tra l’8 settembre del 1942 e il 26 giugno del 1944; voci che raccontano della guerra, della miseria, di come la vita di quel paese venne stravolta dalla presenza delle divise. Voci che raccontano del loro essere partigiani, del loro essere eroi anche se non tutti dalla stessa parte. Tra questi c’è un racconto che mi è entrato dentro, il titolo è Quei disgraziati nei vagoni piombati; facile intuire, sin dal titolo, che si parla degli ebrei caricati come bestie e stipati su quei treni in transito dalla stazione di Chiusi. Una delle tante storie sulla bestialità, sull’orrore. Una delle tante storie di un anonimo che non sapeva ciò che doveva fare ma che lo fece e riuscì a salvare qualche vita umana. Una delle tante storie di eroi che non arrivarono e non arriveranno alla storia perché, come ci dice lo stesso Marco, l’autore ha preferito non voler apparire come “persona che si vanta di aver compiuto atti eroici, quando ha solo aiutato due amici a fare quello che era giusto fare”. Il suo nome è siglato, G.B. e di lui avremo solo il suo racconto.
Molte delle voci che hanno raccontato portano una data in fondo, che è quella della loro morte. Ed è con lavori come questo, con il portare quelle voci a teatro per fare ricordare alle generazioni che non hanno nonni, padri che vissero nel periodo che, quelle voci sottoterra, parleranno ancora.
Il motivo per cui ho dovuto scrivere queste righe pubbliche è per ringraziare Marco del lavoro che ha fatto, per consigliare a qualcuno di cercare questo libro e di farselo entrare sottopelle.
Perché chi non ha memoria, non ha futuro.

Nove Mesi – Marco Del Bucchia Editore
http://www.sienalibri.it/libri.php?TP=7&ID=876%EF%BB%BF

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