mercoledì 27 ottobre 2010

In punta di penna

Ti scriverò in punta di penna e su filigrana dorata:
farò scorrere la penna sul ruvido della carta
quella speciale con il giglio impresso
acquistata anni fa in un negozietto polveroso a Firenze
nel portico che conduceva agli Uffizi
odoroso di inchiostro e della scrittura di un tempo che fu
relegata da anni in un cassetto.

Ti racconterò in punta di penna dei moti del cuore
che come le maree vengono a inondare il cuore
e lasciarlo poi secco nel ritirarsi delle onde;
è un movimento incessante
che nessuno governa e nessuno può fermare:
va, viene in equilibrio perfetto
scandito dal pulsare del sangue che scorre.

Ti parlerò in punta di penna di un casa
dove una porta si è chiusa
ma dietro un’altra si è aperta
non ha spazi costretti né delimitati quel luogo
tutto colà è possibile perché abita la dimensione non conosciuta
alla quale tutti possono accedere senza aver porte da sfondare.

Di tutto questo ti parlerò.
Di tutto questo ti parlerei
se la penna non fosse spuntata
e la carta di filigrana dorata
non fosse stata mangiata dal tarlo dell’incomprensione.


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