giovedì 21 ottobre 2010

Con tutta la mia disistima

Non ho partecipato al No B Day del dicembre del 2009 e non ho un termine di paragone con quanti hanno sfilato ieri per le strade di una Roma grigia ed a tratti pioggerellosa.

Ho ricordi lontanissimi di manifestazioni partecipate in modo così massiccio ed i colori di quelle vissute allora non erano più così vividi nella mia memoria, trent’anni sono pur sempre trent’anni e tengo una certa età.

Ieri ho ritrovato una folla di persone.

Ho ritrovato bandiere a sfidare il grigio del cielo, gonfiate dal vento e dal cuore di chi le sosteneva in un’apoteosi di suoni e colori; su tutti quanti, quello che più mi assomiglia: un rosso brillante, vivo che allarga il cuore di una nuova speranza, nella consapevolezza che c’è ancora chi, in quel colore, ci crede.

Facce di ogni tipo ed etnia, ma sorridenti tutte quante, anche nell'urlare slogan arrabbiati.

Lo stupore nel pensare che nonostante il nonostante sono le persone che riconosco, quelle che hanno vissuto con me, che costituiscono il mio back-ground culturale e civile.

Non mi riconosco nella dichiarazione del segretario nazionale del partito dove sono tesserata che non aderisce alla manifestazione dei lavoratori di cui dovrebbe essere portavoce ed esserci in prima fila, con un vessillo di partito sventolante, per acquistare un po’ di quella credibilità che ogni giorno manda alle ortiche.

Signor Pierluigi Bersani, le restituisco la mia tessera, con profonda disistima: lei, il suo partito, non mi rappresenta più, anche se non sono operaia, non sono metalmeccanica, non sono nulla ma sono una cittadina che crede fermamente al diritto del lavoro.

Che crede che se tutto ha un senso, la piazza ne dà la misura.

E la dà con quei pullman che affiancavano il nostro, contrassegnato con Sassuolo 1.

Pensi, segretario, tre pullman solamente da Sassuolo…

In autogrill, dopo Firenze, le vesciche scoppiavano e ci siamo fermati.

Il parcheggio era stipato, ai bagni i tempi di attesa erano di venti minuti.

C’era una signora, avrà avuto settant’anni, con la sua maglietta rossa della CGIL, la sua borsetta verde ordinatamente sotto braccio, come si portavano una volta, due solide scarpe da operaia, basse, senza fronzoli.

Sa segretario chi mi ha ricordato? Mia madre, mi ha ricordato mia madre quando lavorava in ceramica e andava a fare i picchetti davanti alla fabbrica occupata: le stesse scarpe dalla suola grossa, comode per restare in piedi a lungo. La stessa dignità sul viso, orgogliosa di essere là davanti con la sua bandiera rossa, identica a quella che dipingeva il volto di quella signora sconosciuta.

Ci può credere, segretario, che l’ho ritrovata in metropolitana al rientro? Era là al mio fianco; io e Carlo sulle scale mobili con le gambe triturate, lei che saliva a piedi, senza apparente segno di fatica.

Lei, segretario, dovrebbe essere anche il segretario di quel materiale resistente di cui non conosco il nome, di cui non so la provenienza.

Ma che ieri era là, in quella piazza, a rivendicare ciò che deve essere motivo primario di ogni battaglia e cioè dell’unica ragione che dà dignità agli uomini.

Si chiama diritto al lavoro.

Così come la nostra Carta Costituzionale dice: l'Italia è una Repubblica democratica, fondata sul lavoro.

Se viene a mancare quello, segretario, cosa resta?

1 commento:

  1. Il nome lo conosci. Ne conosci la provenienza. Lo hai scritto Tu, si chiama Dignità. Convive da sempre con Onestà, Rispetto, Amore e Tolleranza. Bel post Daniela.

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