sabato 15 maggio 2010

A volte ritornano. Purtroppo.

Possibile che il mio pensiero, come un gatto assassino, torni sempre a rimestare nella tana del topo? Possibile che nella mia testa un tarlo continui a scavare il legno del dubbio?
“Il cliente da lei chiamato non è al momento raggiungibile, la preghiamo di riprovare più tardi…”
Ecco, lo sapevo, ancora una volta non è raggiungibile. E come si fa, dico io, come si fa a stare tranquilli quando la cerco e non è raggiungibile? Le ho detto un sacco di volte che nella stanza da letto il cellulare non prende, che se proprio deve tessere quella tela se ne stia nel salone. A quest’ora avrà tessuto un lenzuolo che copre tutta Itaca e anche qualche isola vicina, poverina.
Non posso nemmeno mandare un sms per dirle di richiamarmi che non c’ho credito.
“Ci sono i proci che mi importunano se resto nel salone, e preferisco ritirarmi con le mie ancelle in camera, perché almeno non osano avventurarsi fino a qui, quei maleducati insolenti” dice.
Solo che il pensiero che se ne stia sempre rintanata in quella stanza dove non c’è campo mi rende ansioso ed a forza di provare e riprovare mi si scarica il telefono, mettiamoci poi in conto che il caricabatterie ormai, dopo tanto uso, è allo stremo e l’ansia continua a salire.
Già che ansioso lo sono di mio… il pensiero che sto per tornare a casa e dovrò compiere i miei doveri coniugali mi dà un’agitazione tanta. A volte penso seriamente di non ritornare alla mia amata Itaca, sarebbe sconvolgente accorgersi che nessuno, ormai, si ricorda di me.
Forse il mio figliolo non mi ha dimenticato, almeno lui, o no? Sono partito che era un bambino e mi ha salutato sulla porta in braccio a Penelope mia: che pezzo di figliola gli dei mi hanno dato in sorte, femmina magnifica e fiera, con i suoi scuri e lunghi capelli, due tette che Circe se le scorda ed un culo sodo e alto che a Calipso le fa un baffo per davvero.
Speriamo che Penelope si sia mantenuta bonazza come quando l’ho lasciata. La voce è sempre la stessa ed a volte ha un tono basso sensuale che mi fa sfrigolare le farfalle nel basso ventre.
Se ci penso mi viene una gran voglia d’averla tra le braccia, la moglie mia, e di spupazzarmela tutta.
Adesso parto e speriamo che il viaggio vada bene e che questa la smetta di frignare perché non ne posso più.
Ohhh Calipso, va bene che mi vuoi regalare l’immortalità se resto qui con te ma mica ce la faccio a continuare con questo ritmo trombolento… tu me lo fai consumare al punto che è uno straccio che non va bene nemmeno a spolverare la grotta!
Un po’ di pace me la concedi? Che se poi quando torno a casa, Penelopuccia mia dopo tanta astinenza lo vuole e lui invece non intende sapere di stare su, come faccio? La mando qua sull’isola con te? No, avessero già inventato il Viagra non ci sarebbero problemi, andrei avanti come un mandrillo per una settimana intera; ma ancora non c’è, non esiste.
Dai Calipso, ricomponiti per favore, ho da prendere il mare e speriamo che Poseidone si sia calmato, stava incazzato assai l’ultima volta, e assieme a quell’altro stronzo di Eolo me ne hanno fatte vedere delle belle a Scilla e Cariddi, questi infami dell’Olimpo! Bacetto, piccola, sono stato bene in questi sette anni e sono pure dimagrito. E ti credo, con tutte le calorie che mi facevi consumare!
Provo a richiamare casa, speriamo che si sia spostata, perché le devo dire che domani l’altro arrivo…
*****
Socchiusi le palpebre alla luce brunita del sole autunnale, sentendo la spinta del vento sulla schiena. L’aria salmastra mi riempiva i polmoni, mi ero appena seduta sul telo da mare e già mi stavo abbandonando completamente, quando quel maledetto cellulare mi tolse dallo stato di totale rilassamento che mi stava, piano piano, sciogliendo ogni muscolo.
Ed io sola sapevo quanto ne avevo bisogno, dopo tutta la ginnastica da camera con quel morone di procio dagli occhi verdi assassini.
“Dai, Penelope, rispondi, sarà certamente quel rompipalle di tuo marito che ancora una volta ti annuncia che sta tornando e poi passano ancora dieci annetti tondi tondi”… mi sforzai di pensare mentre allungai la mano per prendere il telefono
“4888 pay for me, c’è una chiamata a suo carico proveniente dal numero….” e i miei sospetti furono confermati dalla voce metallica che usciva dalla cornetta.
“Pronto amoreeeeeeeeeeeeee! Ciao pucci pucci amore tesoro di Penelopina tua… come stai? Ah sì? Bene, sono davvero tanto ma tanto contenta!
Ma che dici? Ma no, non ero in camera da letto a tessere la tela, quella ormai l’ho abbandonata e mi sono indirizzata su altri passatempi.
Non te lo avevo detto?
Quali passatempi? Sapessi, Ulisse mio: ho scoperto un nuovo tipo di ginnastica che è tanto ma tantooooo soddisfacente. Pilates si chiama, vedessi come mi sono rassodata tutta tutta!
I proci? Loro stanno tranquilli e buoni, poi c’è il tuo figliolo che li tiene a bada quando bevono troppo vino.
Sì, sì vengono in palestra anche le mie dodici fedeli ancelle con me, tranquillo che non vado sola, di questi tempi chi si azzarda a girare non accompagnata per le strade di Itaca… Io no di certo, Ulissino mio, stai sereno.
Domani l’altro arrivi? Sei sicuro?
Meno male che me lo dici con un certo anticipo che così ho tempo di disdire le sedute in palestra già prenotate, andare dall’estetista e dal parrucchiere, che voglio che Ulisse mio mi trovi bella come non mai.
Non vedo l’ora, amato mio, di averti sotto di me. No, perché vent’anni son tanti e poco che andiamo avanti mi ci vengono le incrostazioni ed il Viakal non lo hanno ancora inventato.
Forza di gomito ops forza di altro ci vuole. Ti aspetto dolce e se passi dall’isola di quel brav’uomo di Alcinoo, vedi un po’ di fare una ricarica.
Sì, ciao tesoro, a mercoledì allora”
Ecco che torna. Stavolta pare che torni davvero, mi pareva molto convinto. Ed ora come glielo dico a quelli là che tengono il biglietto della prenotazione che non si fa più niente? E se pregassi un poco gli dei, che so, Poseidone che lo detesta da quando gli ha accecato quel mostro di un figlio, che magari gli scateni una tempestuccia, un piccolo naufragio, un altro contrattempo che lo facciano ritardare un altro pochino? Insomma, mi ero abituata bene ed ora mi tocca chiudere la bottega e ritornare a fare la brava moglie.
E gli dei sanno quanto mi piaceva il commercio…

N.d.A.: racconto ad incipit scritto per Borgo Narrante - Estate 2008

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