giovedì 13 maggio 2010

Un sottile filo color giallo avorio

"Signora Marchetti, c’è una lettera per lei… Guardi, secondo il mio parere è di un ammiratore segreto che ha lasciato al suo paese, viene dall’Italia…."

"No, Jean, è di mio fratello Rodolfo, riconosco la sua grafia elegante. Strano, è da tanto che non mi scrive, ultimamente solo telefonate tra di noi…"

Giulia prende la lettera che il postino le sta porgendo. E’ una busta di un pallido color avorio. A destra il suo nome ed indirizzo, in alto a sinistra, semi coperto dai francobolli, il nome e l’indirizzo del mittente che così bene conosce. La busta le scotta, nella mano. Le provoca come una scossa lungo il braccio, che termina a stringerle il cuore in una morsa, rallentandone i battiti e gelandole il sangue.

Inforca gli occhiali, si avvicina al telefono, compone un numero. Lascia squillare a lungo senza risposta alcuna dall’altro lato del filo. E’ pallida e visibilmente agitata; il ragazzo la fissa, agitandosi anche lui alla vista di quella signora elegante che si stringe le mani convulsamente.


"Signora Marchetti, sta bene? E’ pallida come un cencio… Che succede?"

"Jean, aiutami, devo telefonare in Italia, alla polizia…Aiutami a cercare in quel cassetto, per favore, ci dovrebbe essere un elenco telefonico…"

"Signora, si calmi, perché la polizia?"

"Devo mandarla immediatamente a casa di mio fratello. Non mi ha risposto al telefono, è successo qualche cosa, lo so, lo sento…."

"Sarà andato a fare un giro, non vede che belle giornate abbiamo? Sono sicuro che anche oltralpe c’è il sole, e suo fratello starà su una panchina a crogiolarsi al tepore"

"No, Jean, non puoi capire…. Nessuno può capire il sottile legame che lega due gemelli. Una volta, da bambini, stavamo giocando nel parco. Io mi ero allontanata. Rodolfo trovò il mio golfino abbandonato su una panchina. Mi raccontò che lo raccolse ed al contatto percepì nettamente una sensazione di pericolo imminente. Iniziò a cercarmi e mi trovò che mi dibattevo nel fango del laghetto, non riuscivo a risalirne l’argine; scivolavo sempre all’indietro; mi aiutò e mi salvai. Il toccare questa busta, ora, mi ha dato una sensazione strana, di pericolo. Mi sono sentita rabbrividire, gelare il sangue. A Rodolfo è successo qualche cosa, lo so, lo sento"

"Va bene, signora Giulia, ora chiamiamo la polizia, ma lei si calmi per favore"

"Questura di Firenze, buongiorno mi dica…"

"Buongiorno, sono la signora Giulia Marchetti, chiamo da Morlaix, in Francia. Credo che sia successo qualche cosa a mio fratello……vive solo non risponde al telefono mi ha scritto una lettera lui è il mio gemello non potete capire lui sta male lo so lo sento vi prego mandate un’auto a controllare vi prego gli è successo qualche cosa per favore aiutatemi lui sta male lo percepisco anche se voi non mi credete sento che ha bisogno di aiuto.."

"Signora, si calmi, mi dia l’indirizzo. Ma lei stia tranquilla per favore, si sarà allontanato, vedrà che non è successo nulla di quello che lei pensa, va bene? Mi lasci il suo telefono, la richiamiamo appena abbiamo fatto il sopralluogo".

Giulia chiude la telefonata mentre lacrime di paura le rigano il volto pallido. Jean le stringe le mani, impotente all’agitazione di quella meravigliosa signora alla quale ha imparato a voler bene, che gli ha sempre offerto un caffè all’italiana ogni mattina che suonava alla sua porta per recapitarle la posta. Non se la sente di abbandonarla perché comprende i pensieri amari che attanagliano e ammutoliscono la sua chiacchiera consueta. Si alza e le prepara un caffè, sa dove trovare il tutto. Le porge una tazza fumante che Giulia inizia a sorseggiare con sguardo assente. Mille pensieri le percuotono la mente, mille ricordi, mille sensazioni e, tra le tante, quella del gelo che la costringe a battere i denti. L’orologio a pendolo scandisce con una lentezza esasperante i minuti che passano in quel silenzio irreale. Jean continua a stringere le mani di Giulia tra le sue, che sono diacce e morte, senza vita, come appare lei in quel momento. Si scuote con un brivido al trillare del campanello. Jean si alza, va ad aprire. Nel vano della porta un flic, con il viso serio.

"E’ lei la Signora Giulia Marchetti? Purtroppo devo comunicarle una brutta notizia…"

Ma Giulia non sente, si è accasciata sul divano.

Lei già sapeva tutto da qualche ora, da quando quella busta giallo avorio, partita da Firenze, è giunta tra le sue mani di pianista a Morlaix.

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