venerdì 14 maggio 2010

Un altro film

So di avere poco tempo e forse anche questa lettera andrà persa assieme a me nell’oceano che vedo cupo e minaccioso al di là dell’oblò; tra poco sarà tutto finito, amore mio, ma voglio che tu sappia che in questi ultimi minuti il mio pensiero vola a te.
Mi chiedo che stai facendo in questo momento mentre io sono circondata da urla di terrore e da gente che fugge da ogni parte, incurante delle raccomandazioni del personale di bordo che consiglia tutti di stare calmi. Sappiamo tutti che moriremo, a che serve la calma ora?
Il pendolo che ho di fronte a me si è fermato all’ennesimo sussulto della nave. E’ notte fonda e fa freddo, molto freddo… Tu invece ti starai vestendo per andare al lavoro, a vestire gli amati panni borghesi dei gesti quotidiani. Mio Dio, come vorrei essere a casa con te e vestire gli stessi abiti! No, non devo pensare al desiderio, devo concentrarmi ora per il tempo che mi resta e dirti che ti ho amato dal primo momento che ti ho visto. Eri bellissimo e lo sei ancora, gli anni sono stati molto generosi con te; ti vidi e mi rapisti il cuore. Mi rimprovero solamente di non lasciarti un figlio a mia memoria, non c’è stato il tempo, quello che manca anche ora. Amore mio, ho paura… Non dovrei dirtelo ma sto tremando di terrore. Come sarà piombare di sotto ed essere risucchiata dalle onde? Morirò annegata o morirò piano piano del gelo che di queste acque del nord ha fatto la sua dimora? E’ la punizione che merito per la mia caparbia, è ciò che merito per averti lasciato a casa per soddisfare la mia voglia di bel mondo. Eccolo, il bel mondo, sta urlando poco più in là, mi viene voglia di gridare loro di smetterla ma non mi udirebbero. Jules, busseranno alla nostra porta per dirti che non avrai un corpo da piangere al cimitero di Morlaix. Verranno ad annunciarti che sei vedovo quando già tu avrai appreso la notizia dai giornali ed avrai versato tante amare lacrime per la perdita, e pur se nutrirai la speranza in cuor tuo di trovarmi e di vedermi apparire un giorno alla nostra porta, saprai per certo che non tornerò da te. Devo farmi forza ora e smetterla di piangere, già questo foglio è inumidito dagli spruzzi che continuano a salire dalle chiglie, le mie lacrime sono ricami non richiesti, voglio che il mio messaggio per te ti sia chiaro: ti amo, ti amerò per sempre. Ora devo andare, mio adorato, la signora mi sta chiamando ed io non posso non ubbidirle. Ho svuotato una bottiglia di cristallo, nessuno mai più sorseggerà il dolce liquido che conteneva, sigillerò questa lettera dentro di lei e l’affiderò al mare, vedi, ho messo il nostro indirizzo. Se mai ti arriverà, amore mio, io lo saprò e da lassù sorriderò. Vado, adesso, è tempo di morire….
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Anne, pronto? Ti sento malissimo, la linea è disturbata porca puttana! Hai letto il giornale stamattina? Ho una notizia sensazionale: la vecchia stronza è morta, cioè non ne sono sicuro ma pare siano crepati tutti quanti gli imbarcati. Sì, è scritto a caratteri cubitali, dicono che per ora nessun superstite, tutti morti, chi annegato chi congelato. Anne, tesoro, sono libero, capisci, libero! La vecchia zoccola mai e poi mai mi avrebbe lasciato andare, e così possiamo accantonare l’idea di farla ammazzare, c’ha pensato da sola. Rimorsi? E di che? Mica l’ho spinta io ad andare a pavoneggiarsi nel viaggio inaugurale di quella nave… come si chiamava? Ah, sì, Titanic. Bè, cazzi loro. Io e te ora siamo liberi e, soprattutto, ricchi! Stasera ti porto a cena al Moulin Rouge… ah, scusa, questa è un altro film.
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Caro Jules, ad integrazione di quanto scritto in precedenza, vorrei comunicarti che la grande porta in legno che immetteva nel salone principale del Titanic è divenuta la zattera su cui sono riuscita a sopravvivere in mare per tanti giorni, grazie alle coperte ed ai viveri che un certo Leonard aveva procurato. Una deserta isola tropicale da molti mesi ci accoglie entrambi, soli e nudi in una capanna costruita e coperta con foglie di banano, dei cui frutti ci nutriamo al termine delle grigliate di pesce che Leonard riesce a organizzare. Non temere per me, stai tranquillo, perchè il possente fisico del mio giovane compagno di sventura riesce a soddisfare ogni mia primaria esigenza, anche più volte al giorno. Non ti crucciare per me, cerca di sopravvivere anche tu. Potresti telefonare ad Anne, ed invitarla al Moulin Rouge. Il cancan, in fondo, è un ballo che piace a tutti.
Ma anche questo è un altro film...

(work in progress con Max)

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