martedì 4 maggio 2010

Quello che i boia non dicono

Questa del condannato è la storia vera, che finì dentro una gabbia a primavera…
I primi raggi di un sole malato che sorge avvolge la piazza di una luce sinistra.
Al centro, sotto il campanile, è eretto un soppalco di legno; la forca penzola appesa ad un gancio di lato mentre al centro spicca una gabbia di ferro tutta macchiata ed arrugginita dal molto uso.
All’interno di essa si scorge una figura accasciata; ha uno straccio giallo a coprirgli appena il corpo macilento e livido. Solo due occhi neri bucano la penombra in cui resta avvolto quel fagotto raggomitolato di carne, tremante sotto l’aria frizzante del primo mattino.
Al tocco dell’ora quinta si avvicina dalla viuzza un’altissima ombra, resa ancora più imponente e minacciosa dagli abiti scuri che si intravedevano sotto il mantello svolazzante.
Il prigioniero si scuote dal suo torpore, fissa gli occhi su quel cappuccio nero che cela il viso della figura che avanza a grandi passi verso la sua forzata abitazione.
Il terrore fa tremare ancora di più il prigioniero nel riconoscere il boia che sa essere venuto per lui.
Non gli hanno detto quale sarà la punizione per il suo delitto; è la prima volta, a memoria d’uomo, che in città succede una cosa simile; mai si era sentito dire un episodio di adulterio avvenuto nelle stesse circostanze.
Il prigioniero, Ciro, pensa a come si è innamorato a prima vista degli occhi chiari della moglie del giullare, la dolce e tenera Zoella. Ricorda chiaramente quando Marcello il menestrello e consorte arrivarono a castello, chiamati dal Governatore per allietare con le loro musiche la festa di nozze della figlia. Per Ciro e Zoella fu un colpo di fulmine, si erano annusati, si erano ubriacati del profumo intenso di un amore mai provato prima di allora e avevano deciso di fuggire assieme. Furono catturati dalla ronda, quei quattro straccioni che parlavano un dialetto storpiato e incomprensibile, ma che fecero miseramente naufragare il loro sogno d’amore. Ciro fu imprigionato nella gabbia, Zoella fu invece rinchiusa nella torre.
Nessun processo per loro, la punizione l’avrebbero incontrata alle prime luci dell’alba.
Ciro la sta guardando in faccia, adesso, mentre sale i tre scalini del soppalco.
"Oh oh mi è semblato di vedele un boia…"
Nel frattempo la piazza di sta animando, è giorno di mercato, stanno arrivando gli ambulanti con le loro merci, le sistemano sui loro banchetti disponendole nel modo più invitante per le popolane che avanzano, trascinandosi mocciosi recalcitranti, con i visi ancora gonfi di sonno.
Il boia si è piazzato a braccia conserte di fianco alla gabbia, reggendo un’accétta che poggia sul suo petto largo. Ogni tanto esercita terrorismo psicologico su Ciro, che lo guarda sempre più spaventato, man mano che passano i minuti….
"A mezzanotte sai, che io ti frusterò, ovunque tu andrai sei mio…"
Ciro, che è sempre stato una buon anima fino all’incontro con gli occhi verdi di Zoella, decide di stare al gioco del boia, un po’ perché la burla ha sempre fatto parte della sua vita, un po’ per farsi passare la paura.
"Il carretto passava e quel boia gridava frustate…"
Di fronte alla gabbia si ferma un ragazzino scheletrico dagli occhietti curiosi. Incurante delle minacce che provengono da sotto il cappuccio nero, infila un tozzo di pane raffermo nelle sbarre che estrae da una bisaccia tutta unta e sporca, lo porge a Ciro che lo ringrazia muto, con occhi riconoscenti.
Il ragazzino poi guarda il boia, minaccioso ed imponente, e strizzando l’occhio a Ciro, ponendosi la mano davanti alla bocca, per non farsi sentire dall’incappucciato gli sussurra:
"Tu chiamale, se vuoi, frustazioni…"
Ciro è sfinito dall’attesa, vuole che venga eseguita la punizione che gli è stata assegnata e che lo lascino uscire di lì, anche se infangato e macchiato per sempre, ma vuole solo andarsene, tornare ai suoi campi di felci e mirtilli. Guarda il boia, supplicante:
"Dieci frustate per me posson bastare?"
Ma il boia lo ignora, continua a restare impettito, con il cappuccio fisso verso la piazza. Ciro ci riprova, implorando.
"Frustami boia, frustami adesso, lascia che il sangue mi cada un po’ addosso"
Il boia continua a non rispondere. Aspetta il segnale del Governatore, ma quello è ancora a letto, a gozzovigliare con la dama di turno.
Il ragazzino magro ha nel mentre radunato altri ragazzini, altrettanto magri, attorno a lui e tutti assieme iniziano a prendere in giro il boia:
"Quarantaquattro colpi in fila per tre col resto di due"
Le madri non fanno nulla per interrompere quella strana scena, in fin dei conti questi figlioli devono pure imparare a far di conto per non essere ingannati da quei galantuomini dei mercanti.
Ciro guarda la scena commosso, si rivolge con il suo sguardo più tenero al boia. Un raggio di sole fa capolino tra le nubi e colpisce il cappuccio proprio sulla punta.
Il boia abbassa lentamente l’accetta, si sfila lentamente il cappuccio, mostra il suo viso da buono a Ciro, con uno sguardo illuminato, si mette in ginocchio, con le mani giunte sul petto
"Siamo così, dolcemente complicati, sempre più emozionati, delicati…"

7 commenti:

  1. Il seguito alla prossima puntata?

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  2. Dipende, ora non sono molto lucido, però mi sembra che non si arrivi al dunque.
    Vedi tu se necessita piuttosto che meriti un seguito... Vedo domani.
    Per ora buona notte.
    P.S.
    Se lo fai lo leggerò volentieri, spero solo che non finisca con l'esecuzione!

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  3. No, si salveranno e vivranno per sempre del loro amore!
    Grazie Roby, ogni tanto scrivo anche cose più serie, giuro :)
    Notte.

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  4. Allora non è l'abito che fa il monaco se sotto il cappuccio...

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  5. Sotto il cappuccio a volte niente e a volte...

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  6. molto bello, regalaci la continuazione!
    Luca

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