giovedì 6 maggio 2010

Noi, viziosi


«Dai fumatori si può imparare la tolleranza. Mai un fumatore si è lamentato di un non fumatore.»

Sandro Pertini

 
Oggi ho capito del perché certi commercianti non potrebbero avere una faccia diversa da quella che hanno, cioè mi sono convinta del tutto che Dio gliel’ha proprio messa addosso perché era l’unica che meritavano di avere.
Praticamente, com’è per molti cani che assomigliano ai loro padroni, anche chi vende vizi ha la faccia che è in perfetta sintonia con il vizio che commerciano.
Considerazioni che nascono dopo l’ennesimo scontro con quella faccia da culo della tabaccaia che ha dalla sua solo un pregio: è l’unico spaccio di tabacco nel comprensorio con un ampio e comodo parcheggio, che anche quello fa la sua bella differenza, soprattutto quando piove come in questo periodo, poiché da lassù hanno deciso di strafottersene altamente se il primo maggio è passato da qualche giorno.
Noi fumatori siamo una categoria che oserei equiparare agli appestati del Manzoni e gli ex-fumatori mi viene da associarli ai monatti pieni di compassione verso noi, poveri ammalati senza possibilità di sopravvivenza.
Sì, perché noi fumatori siamo costretti a sopportare gli sguardi di compatimento di chi ha smesso di fumare; li vedi, gli ex-fumatori, che ti sventolano la mano davanti, infastiditi dall’aroma dolce della sigaretta che hai acceso con voluttà, manco avessimo la peste.
Loro, i pentiti, lo annusano con nonchalance, mai ti direbbero che quelle poche occasioni di respiro a distanza sono per loro una dose di metadone.
Quelli che non hanno mai fumato li posso anche capire e comprendo che alla Legge Sirchia abbiano gioito e festeggiato nelle piazze.
D’altronde, pur sparandomi nei polmoni circa 300 mg di catrame ogni giorno, non ho mai sopportato di bermi il cappuccino e fumare contemporaneamente: la sfogliatella alla crema aveva sempre un vago odore affumicato che non era davvero il massimo del gusto.
Quindi, accontentiamoci di fumare dove si può ma, per favore, non rompetemi l’anima quando sto in cortile, con sta pioggia e con sto vento a fumarmi beatamente la mia paglia di metà mattina e voi, ex-fumatori con vessillo della libertà sventolante sulla testa, che passate di là e rompete pure.
Sono consapevole di ogni pasticca per il cancro che ingurgito: so leggere, e ciò che riporta ogni pacchetto, in nero su bianco, lo decifro benissimo.
Ma poiché è un vizio, Dio ha deciso che chi ce lo vende deve essere così insulsa e irritante da farci pensare immediatamente: vedi, ha una faccia che fa venire il cancro a guardarla, dal gran che è brutta, cafona e maleducata.
Quindi oggi, invece dei soliti due pacchetti, me ne sono comprata una stecca: per qualche giorno mi scorderò che il fumo uccide e gongolando ché Pertini mi è sempre piaciuto tanto tanto ma tanto.

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