domenica 2 maggio 2010

Io ti sapevo

Ho iniziato a scrivere mentre percorrevo i quindici chilometri di tangenziale, già sapevo che ne avrei scritto, come sempre mi è necessario per fissare in un file un momento, un attimo che ti viene regalato da questo mondo che frequentiamo da tempo.
Quanti anni sono passati?
Tanti, cinque credo, da quando mi imbattei in una tua poesia: eri un nickname, sei diventata un nome e cognome, oggi sei diventata corpo.
Non ti rendono omaggio le poche foto di te che ho visto, sei bellissima, fiera, non è solo galanteria quella che faceva girare gli sguardi.
Hai gli occhi scuri e profondi come solamente li possiede chi li ha navigati da profondi dolori.
Carboni che so possono alimentare fiamme altissime o spegnere senza braci il fuoco più alto con un solo sguardo.
Sei bella, Grazia.
E già ti sapevo anche se non ti avevo mai vista prima in cinque lunghi anni.
Sorella, strega, amica.
Qualche volta madre.
Ogni tanto figlia.
Quando nessuno ci faceva cercare dopo mesi eppure ci cercavamo: un sms, una telefonata ed era il giorno giusto per comporre quel numero.
Poterti abbracciare, oggi, è stato tornare a casa.
Succede, ogni tanto.
Io sono una donna fortunata ché poche volte le persone che conoscevo solo per le parole che scrivevano fossero diverse dall’idea che mi ero fatto di come fossero.
Tu, poesia sempre.
Di quella che riesce a regalare un sorriso e mi fa capire che sei felice.
A volte quella che arriva come un macigno e sento la tua fatica nel sollevarlo, percepisco la forza con il quale vorresti cacciarlo.
Tu, che riesci a scrivere di te parlando anche di me e che oggi hai fatto volare veloci tre ore in una piazza sovrastata dalla Ghirlandina con ancora il preservativo infilato in punta.
Tu che hai riso, che hai brillato una lacrima per un  momento solo e immediatamente l’hai ricacciata indietro.
Tu che riesci a fare poesia in un sms.
Ed io, che posso dire che il web regala sorprese, alcune spiacevoli ma alcune splendide come il sentire una stregasorella tua simile seppur diversa, coi suoi colori scuri.
Ma già lo sapevamo.
Dalla prima volta che ti lessi e che dicesti: di te, di me.


Passi e passaggi (d'una città senza storia: Modena)

L'acqua sferzante sul volto
riporta equilibrio

Tutto ciò per un nome
un tempo
un luogo con chi
una rima segreta
un enigma appreso

Profuma l'aria
se volteggia nel vento dei consigli

brucia
se viaggia nelle vie dell'anima

opprime
se chiusa nel cerchio della follia

L'acqua sferzante sulle braccia
riporta coscienza

Tutto ciò per un nome
per me
per i miei occhi
capaci oramai
d'essere solo reali

Grazia Albanese

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