lunedì 10 maggio 2010

Il bistrot

Lungo il Corso Duomo c’è il piccolo bistrot con i tavolini di legno scuro, la vetrina con le tendine a quadretti verdi e bianche raccolte ad un lato, per lasciare correre la vista al via vai della strada più frequentata.
E’ la migliore cafèterie della città; un tempo qui si dava appuntamento quel variegato mondo colorato di pittori d’immagini, di menestrelli di storie, di giovani poeti che andavano a cercare lo squarcio di cielo che suggerisse loro nuove fotografie di sogni e parole di carta.
Ora quel posto è frequentato dalle Signore Bene della città: hanno rossetti carmini ad evidenziare le bocche arcigne, improbabili giacchette colorate a espandere le loro forme ed enormi occhiali scuri sul naso per ripararsi dai raggi obliqui di quell’ultimo sprazzo d’autunno.
Annapaola appare nella strada con la sua falcata frettolosa, il cappotto viola che le svolazza sulle gambe tornite e la borsa coordinata sulla spalla; le amiche, già sistemate al tavolino, spiano divertite la sua energia.
Entra, si pone con gesto civettuolo gli occhiali sulla testa, saluta con un cenno del capo le altre signore al tavolo e si rivolge a Zuzu, che se ne sta rannicchiata nel suo trasportino, con il tono mieloso che sempre a quel cane è riservato.
- Buona, chevie, buona tesovo mio…. Solo un momentino, poi mammina ti povta a fave shopping –
Le amiche ormai non fanno più caso a quelle esternazioni, l’hanno bollata come una pazza già da tempo, sin dal giorno che l’amica ha deciso di comprare quell’orrendo carlino dal muso schiacciato quale sostituto ad una mai soffocata voglia di maternità.
- Vagazze, alle dieci ho appuntamento a Fov Pets Only, sono avvivate le ultime novità per Zuzu… Sono così emozionata…. Pvima lo shopping, devo compravgli un cappottino ché ovmai inizia a fave fveddo, poi ho pvenotato per il mio amove un bel fango tevmale ed un massaggio, ha il pelo così ispido in questo peviodo, il cambio di stagione, sapete… -
Il clochard entra dalla porta che si apre con un lieve cigolio dei cardini, lasciando entrare una fredda folata di vento che si mischia al suo odore stantio.
Gira lo sguardo vuoto attorno: ha gli occhi di chi ha passato la notte coperto solo da un cartone, sotto qualche androne di un palazzo.
Sandro, il cameriere, finge di non averlo visto; come ogni mattina mette in scena quella pantomina, se lo sapesse il proprietario si arrabbierebbe, ma lui non passa mai dalla caféterie: finirà di pulire e sistemare le ultime tazzine sporche dei rossetti carmini, lasciando il tempo al clochard di fare il giro dei tavoli e raccattare il pasto della giornata.
Lo vede mentre si avvicina al tavolo delle Signore Bene; vede i loro sguardi sprezzanti verso quella povertà che disturba i loro occhi e non può fare a meno di notare l’aristocratico naso di Annapaola che si tuffa nel fazzoletto con le cifre ricamate, a ripararsi le narici dell’odore della povertà del disgraziato uomo che, all’abbaiare furioso di Zuzu, si allontana.
Il clochard prosegue al tavolo delle due studentesse, con la pila dei libri in bilico sui tavolini, che si alzano e gli infilano qualche moneta nella mano sporca mentre escono.
Sandro esce dal bancone, si avvicina all’uomo nero, lo prende sottobraccio, incurante della sporcizia che lo riveste e lo accompagna alla porta.
Gli infila nella tasca una banconota e gli dice sottovoce buona giornata.
Sandro sa che per il clochard non sarà una buona giornata, saranno le solite ore di vagabondaggio per la città, a mendicare compassione e qualche soldo per non ascoltare i crampi allo stomaco; Sandro lo sa nel mentre lo dice, ma è bello ugualmente dirlo.
Rientra al banco e prepara il conto alle Signore Bene; hanno un loro rituale: pagano la colazione una volta ciascuna, è così dalla prima volta che le ha viste entrare con la loro tracotanza. Chissà perché, già da quella prima volta, quando prepara loro il conto lo aumenta sempre di qualche centesimo…… tanto, non si sono mai lamentate, d’altra parte quella è la miglior Caféterie della città.
Quel giorno è il turno Annapaola di saldare il conto: Sandro la guarda con un largo sorriso, le augura buona giornata mentre le dice che per quel giorno la colazione è offerta.

4 commenti:

  1. Non immmagini quanto godiamo, nella nostra famiglia, nell'offrire la colazione a immigrati venditori ambulanti, mattarelli e barboni. Il solo vedere le facce sorprese e schifate di questi borghesi perbenisti vale la spesa.

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  2. bellissimo racconto. per tutti gli spolverini costosi che non sanno cosa voglia dire avere fame.

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  3. Il cielo, qui a Milano, oggi ha un colore buio di piombo. E rende il tuo racconto ancora più bello. Entra sottopelle.

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