venerdì 21 maggio 2010

Frattura a legno verde - di Dhyan Gandha Emanuela Risari

Voi lo sapete che cos'è una frattura "a legno verde"? Si chiamano così le fratture delle ossa dei bambini, che non sono ancora del tutto formate.
L'ho imparato tanti anni fa a Roma, quando un controllore degli autobus ha spezzato i polsi di una ragazzina zingara. Lì c'ero. Frattura “a legno verde”.
Non ero a Milano, ieri sera, mentre dal campo nomadi del Tiboriano arrivavano le notizie della rivolta e della persecuzione degli zingari.
Trovate tutto in pagina. C’è un bambino urticato dai lacrimogeni e c’è una bambina con un braccio spezzato.
Ieri sera queste notizie son girate, sono state rilanciate da un bel po’di persone. Almeno non il silenzio.
Eppure, c’è stato chi, considerato e soprattutto considerandosi brillante e intelligente, s’è infastidito. Perchè, così ha scritto, “passerò per razzista, ma sinceramente i nomadi sono L'ULTIMO, dico L'ULTIMO dei miei problemi. Mi stanno francamente sul cazzo e prima di fare del pietismo e occuparmi di loro preferisco occuparmi delle NOSTRE emergenze politiche”.
Allora: qui non si tratta di passare per razzisti, si tratta di esserlo. Qui non si tratta di essere brillanti, intelligenti, arguti. Passo per cattocomunista? Non me ne frega niente. Non sono nè cattolica nè comunista. Sono di razza umana, piuttosto anarchica.
Bambini picchiati da poliziotti sono una MIA emergenza politica.
Voi lo sapete cos’è il terrore? Guardate i video in pagina e potrete assaggiarne un po’. Le fratture a legno verde delle ossa qualche volta si rimarginano anche bene. Quelle di chi ha provato il terrore fan più fatica. Qualche volta non si rimarginano mai.
E’vecchia la storia del rapporto con le minoranze come cartina al tornasole dello stato di una democrazia. Così come è vecchia l’idea che questo Paese sia governato da una democrazia.
I poliziotti condannati (ripeto: condannati) per la Diaz non son stati rimossi. Questi di Milano se ne fanno un baffo.
E non è più il tempo dell’indignazione. Sia come sia, io credo sia il momento di metterci di nuovo in mezzo. .
Per chi crede, facendo umanamente un po’del lavoro di dio.
Per chi riesce ancora a pronuciarle, scrivendo e dicendo e gridando e cantando dappertutto le parole belle della giustizia sociale e solidale. Perfino correndo il rischio del già detto e della retorica.
In Italia è in atto una nuova persecuzione degli zingari.
Chi non capisce quanto rischio PER TUTTI c’è in questa persecuzione è pregato, intanto, di togliersi da solo/a dai miei contatti Fb. Poi può prendere uno specchio e guardarsi.
In attesa che venga il suo turno.

4 commenti:

  1. Questo commento è stato eliminato dall'autore.

    RispondiElimina
  2. Prima di tutto vennero a prendere gli zingari
    e fui contento, perché rubacchiavano.
    Poi vennero a prendere gli ebrei
    e stetti zitto, perché mi stavano antipatici.
    Poi vennero a prendere gli omosessuali...
    ...e fui sollevato, perché mi erano fastidiosi.
    Poi vennero a prendere i comunisti,
    e io non dissi niente, perché non ero comunista.
    Un giorno vennero a prendere me,
    e non c’era rimasto nessuno a protestare.

    B.B.

    RispondiElimina
  3. Sono d'accordo su tutto. Su una tua frase, sopratutto "E non è più il tempo dell'indignazione". Siamo stati troppo a guardare.

    RispondiElimina
  4. L'articolo non è mio, Aries, è della mia amica Emanuela. Che spesso, molto spesso, dice anche epr me.
    Manuela, un bacio.

    RispondiElimina