domenica 2 maggio 2010

Chiamatemi Ismaele

Chiamatemi Ismaele.
Alcuni anni fa, non importa quanti esattamente, avendo pochi o punti denari in tasca e nulla di particolare che m'interessasse a terra, pensai di darmi alla navigazione e vedere la parte acquea del mondo.
È un modo che ho io di cacciare la malinconia e di regolare la circolazione.
Ogni volta che m'accorgo di atteggiare le labbra al torvo, ogni volta che nell'anima mi scende come un novembre umido e piovigginoso, ogni volta che mi accorgo di fermarmi involontariamente dinanzi alle agenzie di pompe funebri e di andar dietro a tutti i funerali che incontro, e specialmente ogni volta che il malumore si fa tanto forte in me che mi occorre un robusto principio morale per impedirmi di scendere risoluto in istrada e gettare metodicamente per terra il cappello alla gente, allora decido che è tempo di mettermi in mare al più presto.

Moby Dick, Herman Melville

5 commenti:

  1. l'importante è non accanirsi con le balene bianche

    RispondiElimina
  2. Ciao, Daniela.
    Accaniamoci insieme, anche sulle balene, che odiernamente sono nere, e non sono balene, sono squali. Anzi umanoidi-squali. Che ci stanno divorando.

    RispondiElimina
  3. @Metropoleggendo, la balena non è necessariamente quella balena. Spesso siamo noi stessi

    @Roby, sì, balene che vogliono facogitarci ogni giorno.

    Grazie dei vostri passaggi.

    RispondiElimina
  4. Potessimo fare come Ismaele. Ho detto potessimo, in realtà possiamo, ma ci manca il coraggio di prendere il mare aperto.

    RispondiElimina
  5. Metaforicamente, anche il mare è tantissimo.
    Ma quanto è attuale questo incipit?
    Per quante situazioni lo è?
    La parola resta e ogni tanto fa bene ri-leggere.

    RispondiElimina