giovedì 15 aprile 2010

Mutatis mutandes

Che in noi donne ci sia una componente masochista che mai ci abbandona lo sappiamo da tempo memorabile.
Che godiamo nel farci del male ne siamo consapevoli da quando abitavamo le caverne, e solo noi sappiamo quanto desideriamo volerci bene nell’indossare le nostre candide cuffiette da crocerossine mentre ci specchiamo con fare soddisfatto per vedere l’effetto che fa, tutte prese nel nostro ruolo di sostegno.
Tant’è.
Il massimo però lo raggiungiamo quando decidiamo di indossare un bel perizoma che ci scartavetra in mezzo alle natiche con il sottile filo interdentale, talmente sottile che passerebbe tra il nostro molare ed il nostro premolare.
Oh, meraviglioso l’effetto nonindossonullasotto che otteniamo, ma volete mettere il fastidio?
Sabato mattina, Coop, spesa.
Caldo fuori stagione, i giacconi pesanti lasciati appesi nel guardaroba, opzione per il giacchino di pelle che fa tanto primavera….
Jeans stretti, naturalmente.
E vuoi rovinare l’effetto culettostrizzatoneljeansnerochefatantochic con la mutanda di cotone che in origine era bianca e che a forza di lavaggi a novanta gradi ha assunto un colore grigio-topo e che segna, inesorabilmente, il giro culo?
Per favore, quelle riserviamole a quando andiamo in palestra a sudare per togliere un nanomillesimo di cellulite, prontamente recuperato e raddoppiato con la bisteccona che ci spariamo appena rientrate!
In certe occasioni mondane il perizoma è d’obbligo, non sia mai, se si deve sculettare alla Coop, che si sculetti per bene, altrimenti calzoni larghi e via.
Poco importa se passi poi tutte le corsie con la mano a cercare di spostare quel maledetto filo che sembra sia stato messo lì apposta a provocarti un attacco di emorroidi che nemmeno una settimana di cucina cinese riesce a suscitare con tanta virulenza.
Con gesto nonchalance cerchi di spostare il bastardo che non ne vuole sapere di trovare una sistemazione più opportuna, provi anche ad ignorarlo ma niente, quello continua a urticarti in mezzo alle chiappe come se ci avessero messo sette centimetri di filo spinato.
Che ridi tu? Tu non sai che cosa vuol dire innamorarsi seduta stante di quei venti centimetri venti di pizzo che costano come la retta mensile del bambino all’asilo nido, la tentazione di acquistarlo è talmente forte che nemmeno una camicia di forza impedirebbe di farlo tuo, pregustando l’effetto che farà una volta indossato.
L’effetto è meraviglioso, il pizzo è francese (dicono), la seta è pura ma… forse io sono allergica, visto che vigliaccaeva ora c’ho tutto il centro sedere che pare avere un attacco di orticaria….
Beati voi, maschietti, che non avete queste paranoie.
Diceva sempre anche la mia mamma e la mamma della mia mamma: a voi basta come si chiama? Boxer? Sì, boxer, e ve ne state belli larghi e comodi, con una fessura pronta per le emergenze.
Mi piacerebbe che per una volta le donne si unissero in una nuova lotta sociale, che scendessero in piazza, manifestassero e facessero udire la propria voce affinché venga bandita, una volta per tutte, la vendita di quello strumento di tortura, così come un tempo bruciarono i reggiseni in piazza.
Ma forse non è il momento adatto per sostenere la rivoluzione per la liberazione dei sederi, abbiamo altri problemi ben più seri e gravi.

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