giovedì 1 aprile 2010

A me. Ieri. Oggi. Domani.

Leggi una pagina e accade.
Succede che percepisci il cancro del malessere ed arriva prepotente la voglia di rinascita, il voler sostituire la luce del sole a quella artificiale di una lampada alogena.
Il malessere è come la marea: basta non contrastarla e lasciarla fluire dentro, che ti sommerga e ti faccia toccare il fondo del mare, giù, sempre più giù.
Fino al punto di pensare che non riesci più a risalire.
Percepire il malessere, riconoscerlo, accettarlo, conviverci.
Poi, un giorno, la volontà di sconfiggerlo, di distruggerlo per sempre e di allontanarlo da te.
Lo hai avuto come compagno di viaggio per molto tempo; un mattino ti svegli e non lo percepisci più al tuo fianco né dentro di te, quasi ti senti sfiorata dalla perdita.
Apri bene gli occhi, guardi il sole che entra dalla finestra e sorridi della perdita.
Apri il cassetto, torni indietro, a quando ti pareva di stare di fronte ad una distesa d'acqua arrabbiata, una mareggiata che ti strappava dalla battigia, ti trascinava dentro, ti avviluppava, ti soffocava, ti lasciava senza fiato e non vedevi l'ora che giungesse la fine in fretta, tanto lo percepivi che non saresti stato in grado di risalire in superficie ed allora meglio restare là, lasciarsi obliare dalle onde, dall'acqua, dal sale che cristallizzava il corpo.
Fino in fondo.
Quando ormai pensi che è finita, che sei ormai abituato al buio, quando oltre non si può arrivare, quando le unghie iniziano a sanguinare e i polmoni a scoppiare, ritrovi gesti bambini, inizi a nuotare, nuoti, nuoti, nuoti, dapprima scoordinatamente, poi sempre più precisa.
Risali.
Annaspando, affiori in superficie.
E respiri.
La luce che entra è intensa, scalda.
Stai vivendo, te ne sei accorta?

2 commenti:

  1. Si è proprio vero quando nella vita di ogni giorno pare che sia finita inziamo a vivere veramente; rinasciamo come l'araba fenice! complimenti per il blog!

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