mercoledì 28 aprile 2010

L'uomo dai peperoncini in bocca

E’ un sabato sera di metà ottobre, l’aria è ancora tiepida e posso uscire con il tubino nero aderente ed un leggero scialle sulle spalle; mi sono guardata allo specchio e l’immagine che mi ha rimandato mi è piaciuta: sono bellissima e pronta ad andare, appena il mio cavaliere mi darà un segno del suo arrivo.
Dopo poco la sua voce nel cellulare:
“Sei pronta Gin? Forza, scendi”
Lui mi aspetta davanti all’auto con uno sguardo folgorato alla mia vista, quasi come avesse visto la Madonna dentro alla grotta di Massabielle
: è innamorato di me ma io non riesco a vederlo diversamente se non un come carissimo amico; la speranza è l’ultima a morire, dice sempre la mia mamma, e lui spera che, prima o poi, il sentimento fraterno che provo per lui possa sfociare in qualche cosa di diverso.
Per ora si accontenta di adorarmi e di riempirmi di sorprese.
Io sto tra l’imbarazzo e la risata al suo sguardo adorante, mentre mi dice di chiudere gli occhi che ha un regalo per me.
Obbedisco e quando li riapro tra le sue mani è apparso un bouquet di peperoncini rossi; bello è bello, avvolto in tulle di seta e foglie verde smeraldo.
Non so perché ma mi viene l’idea che il suo dono contenga un messaggio subliminale.
Lui pare contento di riempirmi di regali e una volta salita in auto mi sprona a guardare sul cruscotto; a prima occhiata sembrano due semplici bustine di zucchero e mi preoccupo di far sapere al mio amico che ancora non soffro di diabete mentre azzardo
“Ops, c’è scritto zucchero!”
“Gin, guarda bene: c’è scritto Ginevra! E’ lo zucchero Ginevra”
Resto senza parole per tutto il tragitto, sospesa tra l’imbarazzo e un pochino di rabbia che poco a poco affiora.
Finalmente arriviamo a casa dei nostri amici che ci hanno inviato a cena; mentre ci accomodiamo ci fissano come se ci vedessero per la prima volta e l’imbarazzo che aleggia è palpabile; ci sediamo a tavola, lui al mio fianco e zac che allunga la mano!
Prendo il coltello e non ci penso due volte a picchiargli la mano, mentre gli amici, solleciti, chiedono se va tutto bene, evidentemente preoccupati dal mio viso che ad ogni minuto che passa diventa sempre meno disteso.
Finito di cenare ci alziamo ed io mi reco in giardino per gustarmi una sigaretta; lui mi segue, mi abbraccia.
Aiuto, ma che fa ora questo bietolone?
“Sei impazzito di colpo? Giù le mani”
“Ti prego Gin, mi fai morire…”
“Ora ti faccio morire ma per altro: vado in cucina, prendo un coltello e ti sgozzo qui, come un capretto!”
“Sì, sei una donna meravigliosa, uccidimi, sarà bellissimo morire”
Io inizio ad essere seriamente preoccupata, quest’uomo è pazzo…
Come reazione immediata sento dei dolori silenti avvinghiarmi lo stomaco, la pancia gonfiarsi sempre più e riempire il mio meraviglioso tubino come non mai.
Inizio a piegarmi e contorcermi.
“Sei divina quando balli, sei sensuale da morire”
Mi sento morire: il dolore è sempre meno silente e sempre più rumoroso; realizzo che è un attacco di allergia ai cibi, mentre l’orticaria si impossessa di me. Vado in bagno, esco e ritorno in giardino; lui è sempre là, sollecito.
“Tutto bene, cara? Sarà stato il pesce… Dovevi dirmelo, tesoro, avrei fatto cucinare carne, un filetto argentino al sangue, passionale come un tango”
Sento la nausea salire ad ondate, sto per dare di stomaco.
“Accompagnami a casa per favore”
Lui ora è preoccupato, ci congediamo dai nostri ospiti velocemente; in auto mi accascio sul sedile avvolta da vampate di calore alternate a sudore gelido e lui ne approfitta per coccolarmi.
Riesco finalmente a raggiungere il mio bagno quando l’orologio scandisce le tre del mattino.
Alle quattro precise, quando sto già nella fase REM; il suo messaggio sul cellulare che ho sbadatamente dimenticato di spegnere
“Ti penso, grazie della serata”
Il dolore che credevo fosse ormai un ricordo torna prepotente a martellarmi e ci metto altre due ore a prendere sonno.
Alle sette suona il telefono: è mia madre.
“Dormivi? Com’è andata la serata ieri sera?”
Capisco che anche la domenica sarà un degno proseguimento del sabato sera allucinante. Ne ho la conferma alle undici, quando arriva un’altra telefonata:
“Tutto bene, cara? La colica? Io ho dormito solo un’ora e ti ho pensato intensamente”
A mezzogiorno mangio un cracker e mi piombo a letto; alle diciassette arriva un sms:
“Sono in una libreria del centro ed ho deciso di regalarti un dizionario sardo_nipponico”.
Sono esterefatta.
Ma le sorprese non finiscono qui: ad una settimana esatta, ecco che il bouquet di peperoncini si è evoluto…
Mi vedo recapitare a casa un benjamin di oltre due metri di altezza, insieme a tre esemplari di lavandula irlandese.
Non passa attraverso la porta, bisogna reclinarlo.
Diana, la mia meticcia, parte all’attacco, ringhia al cespuglio verde, il ragazzo delle consegne è terrorizzato:
” Signora, morde il cane? Per favore firmi il buono di consegna, avrei un pò di fretta”.
Chiudo la porta.
Osservo l’esemplare è immenso.
Devo scegliere una giusta ubicazione all’interno della casa.
Provo a spostarlo, niente da fare è troppo pesante.
Diana continua a guardare con sospetto il gigante verde.
Devo assolutamente parlare in maniera chiara e incisiva al mio amico, mentre penso al da farsi, ecco che dall’ingresso sento un :
”Oddio, abbiamo un banano in casa”.
E’ Annabella mia figlia, appena rientrata.
Mi raggiunge in cucina e con fare beffardo mi dice:
” Ho capito mamma, non dire niente, è l’ennesimo regalo di quella testa di razzo, ecco perchè Diana continua a ringhiare”.
Nella costernazione, mi accorgo di non aver letto ancora il biglietto che accompagna il regalo che recita così :
”Hai mai visto il sole a mezzanotte?... Vedrai la Lapponia ti affascinerà….”
Inizio ad essere esausta...

* Lavoro a quattro mani tra Noct (Daniela) e Gin (Natascia)

2 commenti:

  1. Se intendevi la grotta vicino Lourdes, quella è la grotta di Massabielle.

    A Marcinelle c'era una miniera, ma è tutta un'altra storia.

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  2. Io ignorante e sbagliai... Grazie, Prof :-)))

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