venerdì 30 aprile 2010

Linea di ginestra


L’uomo ha lo sguardo spento, vuoto.
Lo osservo, mi incuriosisce il colore liquido delle sue iridi: sono pallide, come se le avesse lavate per non farle brillare sotto la luce artificiale del lampione.
Sotto gli occhi ha scure rughe di sofferenza cresciute nella notte; domattina saranno forse spianate, l’uomo ci spera, ma sa anche che ad ogni notte ritorneranno, a ricordargli uno ad uno i ferri uncinati che gli strattonano il cuore e ne fanno pastura per i cani randagi che vengano ad azzannarlo nel silenzio.
La bocca ha labbra sottili, fini, sembrano gelide a vederle così; nel pallore del volto spiccano, anche se pallide e tirate.
Danno idea di essere labbra poco abituate ai baci, labbra che temono di darne e di riceverne, forse per il timore di restare ustionato dalla tenerezza che in un bacio è racchiusa.
E’ ingobbito, insaccato, il suo corpo ha perso vigore, assieme allo spirito che l’ha lasciato per andare a rifugiarsi nel passato.
Si è smarrito in un tunnel del quale ha visto l’ingresso ma del quale, ora, non riesce a trovarne l’uscita.
Ha paura quell’uomo.
Glielo leggo nella voce strozzata con la quale dice “aiutami”, tendendomi una mano.
Lo ascolto nelle mani che si porta al volto, a dimenticarsi di essere se stesso.
Gli porgo una mano, me la copre con la sua, è calda.
Gliela giro, voglio vedere le linee che sono disegnate che cosa dicono, che vita raccontano, quali segreti e quali progetti nascondono.
Sono linee strane, tante ne ho viste ma mai come le sue; paiono ginestre che sbattono al vento di maestrale.
Lo guardo ancora negli occhi, per farmi male, e per fargli vedere le ginestre che io vedo, ginestre che si piegano sotto la furia del vento ma che non si spezzano.
E’ cieco, non le vuole vedere e mi abbandona la mano.
Un battito di ciglia ed è sparito, inghiottito dalla notte di questa stagione che non è ancora primavera.
Vorrei dirgli qualche parola di conforto prima di non ritrovarlo.
Non me lo permette, è già andato, mentre sussurra tra sé e sé “non darmi pensieri”, a rincuorarsi, ad aiutarsi, a salvarsi la vita.
E’ tornato nel buio, assieme ai suoi occhi lavati.
Nel suo altrove.
Oltre.

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