domenica 4 aprile 2010

La sfida

L’uomo volgeva lo sguardo in alto, respirando a pieni polmoni l’aria frizzante del mattino; il cielo era sgombro di ogni nuvola, rotto solamente dalle cime frastagliate dei monti circostanti che sfumavano dal verde intenso al giallo paglierino delle rocce, lassù, vicino alle vette.
Era equipaggiato di tutto punto per la salita: gli scarponi con i calzettoni pesanti a riparare le gambe dai rovi che avrebbe inevitabilmente incontrato, la giacca impermeabile per improvvisi rovesci che potevano stravolgere in pochi minuti il sereno della mattina appena iniziata; sulle spalle lo zaino con qualche cosa da mangiare e acqua da bere, pur certo che si sarebbe imbattuto in qualche ruscello di acqua gelida a rinfrescarlo.
Era pronto per affrontare la salita, ad occhio e croce avrebbe impegnato non meno di quattro ore per arrivare in alto, seguendo i sentieri tracciati dal C.A.I. con una pennellata di rosso sui tronchi di castagni stracolmi di ricci che una volta maturi nessuno avrebbe raccolto.
Il terreno era soffice delle piogge e lui iniziò, piano, con i suoi passi corti e costanti da montanaro ad andare in alto.
Il sole si faceva sempre più caldo tra le fronde e la giacca ben presto andò a finire nello zaino; solo il silenzio dominava e lo accompagnava.
Non c’erano altri pensieri che non guardare il terreno e salire, salire, salire ancora; erano mesi che si era imposto quella camminata.
I suoi amici lo avevano deriso, loro, abituati alle scalate delle ripide sassaie della Marmolada, vedevano quel percorso che aveva scelto come una passeggiata da pensionato, non sapevano quanto per lui fosse importante vincere se stesso, sfidare il suo fisico e dirsi sì, ci sono riuscito, ora potrò arrivare ovunque.
Saliva ancora l’uomo, perso in questi pensieri, mentre le gambe iniziavano a dolere dallo sforzo; ignorava i crampi e continuava sul sentiero, mentre la vegetazione iniziava a diradarsi per affiorare le prime rocce nude, con solo qualche cespuglio a colorare il grigio. La cima pareva allontanarsi ad ogni passo e il sudore colava dalla fronte per insinuarsi nel collo, bagnandogli i capelli troppo lunghi ed il colletto della camicia.
Raccolse un bastone che lo aiutasse a sostenersi nei tratti più difficili e d’un tratto si trovò in una radura aperta, con lo Spigolino di fronte a lui, con la sua croce di ferro piantata in alto; un vento fresco gli sferzava il viso che era disteso in un sorriso di sfida.
Si fermò un attimo, a congratularsi con se stesso, ce l’aveva fatta, era quasi arrivato, un ultimo sforzo e avrebbe vinto la sua scommessa.
Strinse i denti, si sistemò lo zaino che pareva pesare come un macigno e salì gli ultimi metri, gli strappavano i muscoli che supplicavano riposo, nessun orecchio venne prestato a quelle invocazioni fino a che la croce fu sopra la sua testa e lo zaino sbattuto per terra.
Si sdraiò a braccia aperte a guardare l’azzurro che aveva per tetto e rise, rise forte perché sapeva che da quel giorno nulla sarebbe stato impossibile.
Un piccolo fiore di campo dal lungo stelo gli carezzava la fronte e, ad uno zefiro di vento, si chinò e lo baciò sulle labbra.

•    A chi, ogni giorno, scala la sua piccola montagna.

5 commenti:

  1. Vale sempre la pena sbirciare in questa piccola parte del tuo mondo.

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  2. E vale sempre la pena ringraziarti :-)

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  3. Carinissimo questo blog.
    Mi piace molto questo racconto. Una bella rappresentazione delle salite della nostra vita.
    Spesso però non c'è nessun fiore ad aspettarci, Ma in questo caso il sorriso è lo stesso spontaneo.
    Sorridere alla vita è la miglior qualità.
    Lorenzo

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  4. Senza essere necessariamente disabili o convalescenti, o con problemi particolari che possono rendere difficile un percorso, credo anche io, che una persona, soprattutto se onesta e con un forte senso morale, inteso come rispetto per gli altri e per la legalità, ogni giorno si imbatta in difficoltà paragonabili a quella che tu racconti nel bel post che hai fatto. Un senso di scoramento può sostituirsi al crampo del tuo personaggio: l'importante è riuscire a non ascoltarlo.

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  5. Ben arrivati, Lorenzo e Roby e grazie :-)
    La si può prendere come una metafora di ciò che ogni giorno siamo costretti a scalare che non è necessariamente una montagna.

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