venerdì 2 aprile 2010

CyberSex

Il Signor Rossi è un uomo di cinquantanni come tanti.
Nulla che lo distingua da altri suoi simili, come lui standardizzati in una vita fatta di famiglialavorofamiglia.
Il Signor Rossi ha i capelli radi, con le prime avvisaglie delle maniglie dell’amore a fare da salvagente alla sua pancia.
E’ sposato con la Signora Rossi da venticinque anni, hanno tre figli meravigliosi, la macchina sempre pulita nel vialetto davanti alla rimessa, il prato all’inglese con nemmeno un filo d’erba a prevaricarne un altro in altezza, le aiuole che incendiano di macchie colorate il giardino davanti alla villetta a schiera d’angolo con i gerani ad ogni finestra e balcone.
Ogni mattina il Signor Rossi, alle sette e trenta precise, si presenta in cucina vestito di tutto punto, con la ventiquattrore in mano, che posa a terra, al suo fianco, mentre si accinge a consumare con la sua famigliola la prima colazione che la Signora Rossi prepara con tanto amore e tanta cura ogni inizio giorno, riempiendo l’ambiente del casalingo profumo di biscotti appena sfornati, assieme a quello del caffè del mercato equo-solidale che ha un aroma diverso da tutti gli altri.
Una volta terminato, alle otto, puntualissimo, sale in auto e qui si concede la prima sigaretta della giornata, non dopo aver spalancato tutti i finestrini per non fare ristagnare l’odore di fumo nell’abitacolo; è un rituale che ripete da una vita, tutti i santi giorni, indifferente al caldo torrido ed al freddo pungente, per gustarsi appieno l’unico vizio al quale non riesce a rinunciare.
Altri non ne ha di vizi, il Signor Rossi: non beve, non gioca, va a messa tutte le domeniche mattina oltre che alle feste comandate.
Non tradisce neppure la moglie, il Signor Rossi…
Oddio, veramente la tradirebbe volentieri, ma gli manca il coraggio per farlo.
E’ profondamente cattolico, il Signor Rossi, e non riuscirebbe poi a guardare negli occhi Don Giuliano alla funzione e, soprattutto, ad ammettere la propria colpa nel confessionale, ove va a liberarsi dei suoi veniali peccatucci.
Il tradimento no, non ce la farebbe proprio: potrebbe riuscire a dire a Don Giuliano dei dispetti che fa al suo collega ogni giorno, quando gli nasconde le pratiche per fargli prendere una lavata di capo perché è lui il numero uno e non può permettere a nessuno di metterlo in cattiva luce, soprattutto all’ultimo ragazzino arrivato: un tempo determinato, ma che può far seri danni alla sua carriera ché la voglia di lavorare che il ragazzo ha è immensa.
Arrivato davanti allo stabile dove lavora, ogni mattina gonfia il petto d’orgoglio nell’infilare l’auto nell’area riservata che riporta, a lettere gialle enormi, il suo nome sull’asfalto.
Il lavoro che fa è sempre lo stesso da quando ha ottenuto il diploma di ragioniere; dallo scalino più basso, all’ufficio spedizioni, passo dopo passo, inchino dopo inchino, è arrivato all’ufficio dirigenziale di cristallo e ficus sempre lucidi.
E’ un uomo soddisfatto, il Signor Rossi.
L’unica cosa per la qual è molto preoccupato è il perenne mal di testa della Signora Rossi: ogni sera che dio mette in terra, verso le ventitré, quando sono nell’anticamera e si spogliano per la notte, alla Signora Rossi viene l’emicrania.
Il Signor Rossi la vede impallidire, prendere la solita pasticca, coricarsi con un braccio sulla fronte a tenere ferma quella testa dolente, spegnere l’abat-jour e dormire nel giro di pochi minuti.
Il Signor Rossi sfoglia distrattamente alcune pagine del libro che ha sul comodino, getta un’ultima occhiata alla moglie, le gira le spalle e si mette a dormire.
Oggi ha deciso: ha guardato sulle pagine bianche ed ha trovato il numero di telefono di chi è certo risolverà il suo problema.
Ha chiamato, spiegato sinteticamente alla gentilissima segretaria il suo problema e, a seguito delle assicurazioni datogli dalla stessa, ha fissato un appuntamento, meravigliandosi che il luminare è disponibile subito e che lo aspetta in Corso Mazzini.
Il Signor Rossi prende la sua auto, inserisce il satellitare e in pochi minuti è davanti al Professor Volpi.
Comodamente sistemato in una morbidissima poltrona di pelle, il Signor Rossi spiega il suo problema.
Il Professor Volpi lo osserva, lo interrompe e gli porge un biglietto da visita: un semplicissimo rettangolo di cartoncino bianco sul quale primeggia una scritta rossa, Cybersex, e, in piccolo, il numero di telefono.
Il Signor Volpi lo congeda, dopo averlo fatto passare dalla segretaria che gli rilascia la regolare ricevuta fiscale per i duecentocinquanta euro che il Signor Rossi esborsa.
Il Signor Rossi, una volta risalito in auto, prende il cellulare e chiama subito il numero rosso, soffermandosi solo un attimo a pensare al nome strano dell’azienda.
La voce gentile che gli risponde gli dà tutte le indicazioni per giungere alla sede.
Qui lo fanno accomodare in un salotto, dove stanno già nell’attesa tantissimi altri Signor Rossi.
Il Signor Rossi si siede, dopo aver lasciato le proprie generalità.
Quando finalmente tocca il suo turno, la stanza dove viene fatto accomodare è completamente bianca, con tante luci forti che costringono il Signor Rossi a strizzare gli occhi per il forte riverbero.
Una volta abituato, vede due signori con il camice bianco a fianco di una poltrona che assomiglia a quella del dentista.
Lo invitano con un cenno a sedersi e gli applicano sul capo una calotta; spingono un pulsante ed un calore si diffonde all’istante nel corpo del Signor Rossi.
Non ha nemmeno il tempo di realizzare che ogni poro, ogni millimetro della sua pelle, dalla punta delle dita dei piedi, fino alla cute, si riempie di una sensazione meravigliosa di piacere che cresce ad ogni secondo, dilagante, dirompente, estasiante, fino a portarlo ad un orgasmo prolungato e meraviglioso che lo lascia spossato, con le braccia penzoloni dalla sedia ed una sensazione di leggerezza incredibile.
Giusto il tempo di riprendersi un attimo e lo invitano ad uscire, a passare dalla segretaria a pagare e fissare l’appuntamento per la volta successiva; il Signor Rossi non è affatto stupito dalla certezza che hanno i due signori circa il fatto che lui tornerà.
D’altra parte come non tornare?
Ha trovato il rimedio al mal di testa della Signora Rossi, dopo tanti anni ha finalmente trovato il rimedio e ne può solo gioire e continuare ad applicare il medoto.
Inoltre, mica dovrà confessare a Don Giuliano di questa cosa, non è mica peccato godere con la testa e non col corpo, lo dicono anche le scritture.
O no?
Mentre rientra verso casa, passa davanti alla parrocchia.
Nel vedere la luce accesa nella sagrestia, decide di fermarsi e di andare a confessarsi, perché nel tragitto compiuto gli è venuto un dubbio atroce e solo la figura del prelato può dissipare ogni domanda che ora sta martellando nelle tempie il Signor Rossi.
Entra in chiesa, il parroco arriva trafelato e con la tonaca un po’ di sghimbescio.
Il Signor Rossi si scusa dell’ora insolita mente saluta Don Giuliano e gli porge subito la domanda che gli brucia e cioè se fare sesso virtuale significa tradire la Signora Rossi, anche se solo tramite illusioni indistinguibili dalla realtà.
Don Giuliano lo guarda per un momento, grattandosi il mento magro ed aggrottando la fronte, dicendosi, tra sé e sè, che ora dovrebbe venire meno ad alcuni dei comandamenti delle tavole del Signore, precisamente il sesto e l’ottavo, chiudendo un occhio sul nono; Don Giuliano, a quel punto, preferisce tacere.
Guarda il Signor Rossi disarmato, allargando le braccia e lo congeda in fretta, dopo le ultime raccomandazioni circa la sua attesa presenza alla funzione della domenica seguente.
Il Signor Rossi risale perplesso sulla sua auto, non ha avuto risposte e resterà col dubbio; sperava davvero che Don Giuliano lo potesse aiutare.
Scrolla le spalle, il Signor Rossi, accantonando il problema, ci penserà poi la prossima volta che deciderà di visitare la CyberSex, domani è un altro giorno, si dice.
Don Giuliano rientra in fretta in sagrestia e apre l’armadio; la Signora Rossi è decisamente indispettita dal tempo perso da Don Giuliano con il Signor Rossi, deve correre a casa a mettere in tavola la cena già pronta che è in forno!
Inizia a slacciare nuovamente in fretta e furia la fila di bottoncini del lungo abito nero di Don Giuliano mentre gli assicura nell’orecchio, tra una mordicchiata di un lobo ed un’altra, che la sua emicrania, quella sera, sarà terribile.

3 commenti:

  1. Veri complimenti per la scrittura, ma da un certo punto in poi (da qui "Mentre rientra verso casa, passa davanti alla parrocchia.
    Nel vedere la luce accesa nella sagrestia...") il finale era prevedibile.

    Ciao.

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  2. In effetti è così circa il finale, ma quando la scrissi, molto tempo fa, ci furono parecchie polemiche. Puoi immaginare da parte di chi...

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  3. Grande simpatia per la signora Rossi ed anche per il prete, che ha il buonsenso di non fare il moralista con il signor Rossi. Quest'ultimo rende plastico quel modo di dire: "farsi le seghe mentali".

    Che la religione serva essenzialmente a contrastare la libido è una stupidaggine, perché proprio le proibizioni ne sono un formidabile catalizzatore. La stitica trasgressione del marito impallidisce rispetto a quella ben più radicale della moglie, alla quale nessun prete d'ora in poi potrà domandare in confessione: "Ti tocchi, e come ti tocchi, e quanto ti tocchi, e dove ti tocchi, e perché ti tocchi?" senza rendersi ridicolo.

    Leviamo Cristo dalle mutande delle persone, che il poveretto sente cattivi odori.

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