domenica 18 aprile 2010

C'è un tempo per tutto

Una rosa bianca dal lungo stelo.
Un biglietto giallo, con il mio nome sopra.
Ho trovato questo nei camerini, ieri sera.
Subito mi son detto "Oddio, ho un ammiratore segreto", ma gli entusiasmi sono stati prontamente smorzati da Laura nel comunicarmi che il pensiero è stato anche per lei e Fiorella, svelandomi contemporaneamente il nome del mittente, la cui moglie, al mio fianco, mi guardava con gli occhi sorridenti mentre cercava di non far sbavare troppo il rossetto carminio che si stava spalmando sulle labbra.
Ho aperto il biglietto e l'ho letto.
Laura, nel mentre, mi diceva che aveva appena finito di lacrimare e di prepararmi allo straripamento dell'argine algido che sempre mi impongo.
Ho letto e non ho detto nulla.
Ho solo preso il telefono ed ho chiamato Davide.
Credo che al suo "Pronto" gli ho solo detto "Davide, vaffanculo eh, te e i tuoi bigliettini".
Perché in quel vaffanculo c'è molto, lo sa Davide come lo sa Cesarina, sua moglie, mio marito e pure Fiorella.
Un vaffanculo iniziato tanti anni fa, quando ho deciso di prendere parte in modo attivo al gruppo teatrale dell'Accademia, non saprei come altrimenti chiamarlo questa aggregazione di persone così diverse tra di loro eppur accumunate dalla voglia di recitare, di ballare, di fare.
Credo fosse il 1999, con Il Mago di Oss, quando iniziai a rompere i coglioni a tutti.
Tanti spettacoli, uno all'anno: si iniziava ad agosto con un'idea, un concetto, un'idea che veniva poi sviluppata da settembre con i gruppi dei ballerini da una parte e il gruppo copione dall'altra.
Interminabili ed impagabili serata a casa di Nadia, davanti a distese di noccioline e bottiglie per ogni gusto.
I tour de force in sartoria dalla Mirella fino alle tre di notte.
Le serate a fare le ricerche musiche, da tagliare, da cucire, da unire, da sfumare.
E Davide che alla fine era il catalizzatore del tutto con le scenografie, le luci, e la gestione musiche dalla consolle della regia.
Cinque anni fa ci fu rivoluzione d'ottobre e tante cose cambiarono, non voglio ricordare quell'anno, ma fu per me una cosa molto triste, al di là del gruppo in sè.
Mi ricordo però di un episodio: si era organizzato un incontro collettivo per cercare di ovviare alla frattura che si era creata.
La sera prima, a casa mia, i carbonari riuniti: Daniela, Cesarina, Fiorella, Massimo e Davide.
Mi fecero fare training autogeno e promettere che sarei restata calma.
La sera della riunione, Davide si posizionò dietro di me e mi scalciava ogni volta che vedeva mi stavo agitando troppo ed ero in procinto di fare partire l'embolo.
Io, brava, ascoltavo i suoi calci.
Dopo un po', però, partì a lui l'embolo e ciò che disse è da incorniciare.
Lui, sempre calmo e posato, parlò.
Eccome parlò!
Lasciando tutti basiti.
Quello spettacolo andò in scena dopo tre mesi, ci servirono per ricompattare le file, trovare nuovi attori e una nuova coreografa.
Arrivò Laura, e arrivò solamente perché Davide si diede da fare per trovarla.
Sono passati cinque anni da allora ma non dimenticherò ciò che rappresentò quello sparti-acque.
Lo spettacolo del 2008 fu quello sulla battaglia per il vino (non mi ricordo più il titolo): fui molto latitante, non fu un buon anno per me, non stavo bene e fu sempre Davide con Cesarina che diedero una mano a mio marito affinché mi decidessi ad andare da un medico e rientrare nei ranghi.
E come mi tenevano controllata, quei due...
Mi telefonavano per chiedermi se avevo fatto tutto ciò che avevo promesso la sera prima.
Ad agosto di quell'anno eravamo in pizzeria e mi partì l'embolo creativo: avevo venduto la frequenza della radio da pochi mesi (uno dei motivi del mio malessere), e buttai lì che mi sarebbe piaciuto fare uno spettacolo sulla storia della radio.
Davide, che aveva già annunciato che non voleva più continuare con il gruppo teatro e che aveva comperato una modernissima quanto efficientissima canna da pesca, senza nemmeno forse rendersene conto, caldeggiò la mia proposta con entusiasmo.
E iniziammo a lavorare per ciò che sento davvero il "mio" spettacolo: Radio Ulna & Rock'n Roll ovvero la storia d'Italia attraverso l'evoluzione della radio.
Ecco allora le prime onde radio di Marconi, le prime trasmissioni ascoltate nell'unico bar della città con gli annunci di Badoglio e i proclami di Mussolini, la radio dei Festival di San Remo, la radio delle sfide tra Coppi e Bartali, fino alle radio libere ma libere veramente nelle quali potevo collocare la nascita della ormai non più mia radio.
Per me, per affezione, per storia, per sviluppo, lo spettacolo più bello che abbiamo messo in scena in tutti questi anni.
Una volta tirato il sipario su Radio Ulna & Rock'n Roll, in parecchi, me e Davide compresi, eravamo intenzionati a dire basta, che c'è un tempo per tutto ma non per tutto c'è tempo e che l'Accademia doveva passare a chi aveva ancora voglia di fare.
Ad agosto del 2009, sotto il sole cocente di Rab in Croazia, a qualcuno venne l'idea di mettere in scena Mamma Mia tutta in dialetto.
A Davide non dispiaceva, ma gli entusiasmi si spensero al rientro dalle vacanze.
Alla riunione "chi siamo, cosa facciamo, dove andiamo" di settembre, le defezioni erano tante, ma solo una irremovibile: Davide, lui aveva la sua canna da pesca che non era ancora stata usata e aveva tutte le intenzioni di farlo.
Io e Fiorella cedemmo grazie (grazie?) all'intervento del solito Battista: "Riprendiamo uno spettacolo vecchio così i costumi ci sono già, per le scenografie sappiamo già cosa dobbiamo fare, per le musiche non ci sono problemi perché sono già fatte, per le luci basta guardare il DVD dello spettacolo precedente. Magari ci aggiungiamo qualche cosa e in due mesi siamo pronti."
In effetti detta così è facile, da parte mia ero abbastanza sicura che così fosse e che non si sarebbero ripetuti i soliti scazzi che caratterizzavano tutte le preparazioni precedenti.
Non è andata così: gli scazzi ci sono stati, chi si era dato disponibile a fare alla fine ha fatto.
Io ho avuto le mi sfighe per cui, anche quest'anno, sono stata latitante e il mazzo, alla fine, se lo è fatto Fiorella per tutto quello che concerne la preparazione.
Perché fare o provare a fare teatro occorre vivere ciò che stai facendo, avere affezione per ciò che stai realizzando, capire le difficoltà di ognuno e cercare di aiutare.
Io, da parte mia, ho spesso aggiunto paglia al fuoco con le mie intemperanze ed un'espressione che parlava per me.
Fino a venerdì sera.
Non si riesce a trasmettere ciò che si prova quando si indossa la cuffia per stare in collegamento con la regia, prendere la pila e il copione e entrarci dentro, dire a Carlo, alle luci, che dovrà spegnere i tagli e dare luce palco appena finita la scena.
E’ difficile spiegare la concentrazione necessaria per anticipare a Roberto che dovrà fare partire il rumore numero tre, sfumarlo dopo cinque secondi e far partire la musica numero quattro.
Con Davide, tutto questo, non serviva perché lui c’era dentro, come c’ero io.
Non voglio con questo svilire di un grammo ciò che hanno fatto venerdì e ieri sera Carlo e Roberto, senza di loro non sarebbe stato spettacolo, si sono fatti un sedere quadro senza alcuna ricompensa se non il ringraziamento finale.
Ma questo spettacolo che staserà chiuderà definitivamente il sipario, mi ha fatto capire le parole che Davide ha scritto su quel biglietto ad accompagnare la rosa.
Mi ha fatto capire che c’è un tempo per tutto: il nostro, che abbiamo dato in questi anni e come lo abbiamo dato, non potrà mai più essere uguale.
Per cui, Davide, prepara i begatini anche per me, mi schifa un poco toccarli, ma anche io a pesca se non ti dispiace. E credo si aggregherà anche Fiorella.
Se i pesci abboccheranno per la fantasia e il cuore con il quale sono state fatte tante cose, i cuochi, a casa, si stancheranno di cucinare.

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