mercoledì 14 aprile 2010

Anche le pennivendole nel loro piccolo si incazzano


Sicuramente mi attirerò degli strali ma già da un po' di giorni mi sovviene spesso questo impeto di fastidio e devo esternarlo o violenterei me stessa.
Mi capita spesso che la mia attenzione sia richiamata su una qualche nota e ciò mi fa molto piacere perché ritengo che l'autore gradisca una mia lettura nonché un commento.
Però...
Però io mi blocco nel momento in cui vedo accenti mancanti, virgole latitanti, punti di sospensione ansiolitici e perentori punti esclamativi usati in modo eccessivo.
Ritengo che chi si ritiene un poeta o un prosatore debba avere rispetto per il suo lettore e ciò, a mio modestissimo parere, comporta anche una rilettura di ciò che viene proposto con conseguente correzione dei refusi.
Non mi piace fare la maestrina in pubblico, non ritengo di avere le conoscenze per farle ma esigo il rispetto per la parola italiana da parte di chi la omaggia con la propria prosa e poesia.
Poi è vero che ci stanno i refusi, i maledetti correttori spesso traducono male il proprio pensiero, ma non esiste da nessuna parte che un cio possa essere inteso per ciò: c’è il segnaccio rosso sotto che ti dice che è sbagliato e non vale una risposta “ho scritto direttamente a monitor”, la posso accettare una volta, la seconda sorvolo ma alla terza esterno.
Concludo con un'altra frecciatina ai commenti: io non potrò mai e dico mai definire un capolavoro una poesia o un brano di prosa che non abbia rispetto per la giusta grafia.
Ora datemi pure della presuntuosa saccente e intollerante; io auguro buona penna a tutti.

3 commenti:

  1. Ehi, non fraintendermi, è per tanti che si ritengono dei grandissimi poeti e per loro un accento in più o in meno non fa la differenza. Per me sì, la fa.

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  2. La Daniela che conosciamo non è presuntuosa,saccente e intollerante. Ha carattere.

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