martedì 23 marzo 2010

Miriam non si è svegliata a mezzanotte



Miriam non si destò a mezzanotte perché la sveglia non emise alcun trillo all’ora dovuta.
Fu il primo segnale, quella maledetta sveglia digitale che non trillò; lei era laureata in medicina non in ingegneria, e non avrebbe mai pensato che per puntare una stramaledetta sveglia elettronica avrebbe dovuto attingere a informazioni a lei del tutto sconosciute.
Arrivò dunque a prendere l’auto in garage con venti minuti di ritardo rispetto alla tabella di marcia prefissata. 
Davanti al basculante poggiava lo scooter del turbolento ragazzino del secondo piano; Miriam dovette poggiare la borsa per liberare l’uscita. Era pesantissimo quel pezzo di ferro su due ruote con il manubrio frenato, faceva una gran fatica a trascinarlo ed un rivolo di sudore le rigò immediatamente i seni.
E quello fu il secondo segnale.
Una volta salita in auto la spia del carburante iniziò ad urlare la sua fame; 
“Strano – pensò Miriam – mi pareva di aver fatto rifornimento ieri mattina”.
Valutò che doveva assolutamente fermarsi al distributore automatico o non sarebbe mai arrivata in ospedale; asciugandosi il sudore tirò un sospiro di rassegnazione e uscì dagli interrati del palazzo.
Una volta in strada prese la direzione opposta a quella che l’avrebbe portata in tangenziale, diretta al distributore in cima al viale che sapeva essere aperto ventiquattro ore su ventiquattro.
In strada non c’era stranamente nessuno; Miriam scese dall’auto e fece per infilare il bancomat nel self service. Una odiosa voce femminile la informò che il servizio era temporaneamente sospeso; frugò nel portafoglio alla ricerca di una banconota da dieci euro, erano più che sufficienti per garantire l’andata ritorno. 
Il portafoglio sputava solo miseria e un centone.
E quello fu il terzo segnale. 
Decisa a non lasciarsi abbattere e portare pazienza decise di rischiare: in ospedale avrebbe chiesto di cambiare la banconota in tagli più piccoli e di fare rifornimento durante il rientro a casa.
Mise in moto e tenendo il motore al minimo, fece retromarcia e si immise nella tangenziale. Ringraziando il cielo era pressoché deserta e poteva quindi mantenere la bassa velocità senza rischiare epiteti da parte di automobilisti frettolosi.
Parcheggiò nello spazio riservato ai medici e si accinse ad entrare ed iniziare il suo turno, con lo spaventoso ritardo di quaranta minuti. 
Mentre varcava la porta elettrica sentì immediatamente il tipico brontolio da fame che la colpiva sempre intorno a quell’ora. 
Lì era pure accentuato dall’odore che proveniva dal pronto soccorso.
Miriam si mise il camice e si diresse immediatamente in sala medici a prendere le consegne dal collega uscente; la stava aspettando con aria infastidita ma anche ansiosa, non era mai successo, in tanti anni che lavoravano fianco a fianco, che Miriam arrivasse in ritardo.
Le passò le cartelle degli ultimi ricoverati, spiegandole il tutto con già una mano sulla maniglia e l’altra che infilava la giacca.
Andò nella guardiola infermieri, cercando di ignorare il brontolio del suo stomaco che si faceva sempre più intenso.
La guardiola era vuota.
E quello fu il quarto segnale.
Svoltò nel corridoio delle degenze: nessuna voce, tutto era tranquillo, ma di infermieri nemmeno l’ombra. E lei aveva fame e doveva assolutamente mangiare qualche cosa.
Dal cicalino arrivò una chiamata dal pronto soccorso. Miriam sospirò infastidita ma doveva scendere.
Le spiegarono velocemente la situazione mentre osservava il paziente sulla barella che era una massa informe di sangue e carne maciullata.
La lasciarono sola; si avvicinò alla sagoma distesa che respirava a fatica: era un bel giovane, sui trentacinque anni, indossava ancora un giubbotto di pelle nera da motociclista sopra jeans tutti sporchi e insanguinati.
Miriam lo osservò per un poco; i brontolii erano sempre più insistenti e persino dolorosi. 
Arrivò un’infermiera a porgerle le analisi del sangue.
“E’ gruppo 0 Rh negativo, un bel problema dottoressa, dobbiamo fare arrivare il plasma dal policlinico”.
Miriam girò le spalle perché l’infermiera non la vedesse mentre si passava la lingua sulle labbra: quella sera avrebbe avuto un banchetto coi fiocchi, un gruppo 0 negativo non era da tutti i giorni trovarlo. 
Pensò che tutti i segnali che aveva ricevuto da quando quella maledetta sveglia non era suonata volevano solo comunicarle che se avesse atteso sarebbe stata ricompensata.
Da quel sangue giovane.
A Miriam non importò più se non si era svegliata a mezzanotte mentre affondava i canini nella giugulare del giovane privo di sensi.

1 commento:

  1. 1) Che colpo di scena!

    2) Odio i motociclisti e le donne che ci sbavano appresso. Quindi faccio la ola per la "massa informe di sangue e carne maciullata".

    3) Però sono anch'io uno 0 negativo.

    4) "senza rischiare epiteti da parte di automobilisti frettolosi" è a mio parere l'unica espressione debole del racconto.

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