domenica 28 marzo 2010

Mia madre è un mito

Mia madre ha avuto un ictus un mese e mezzo fa: era rimasta paralizzata in tutta la parte destra del corpo.
Non parlava, non riconosceva nessuno e quando, dopo due settimane, ha cominciato lentamente a riprendere i movimenti, i medici stessi hanno gridato al miracolo: loro non potevano sapere con che tempra è stata forgiata quella donna.
La testa era rimasta però altrove, assieme alla parola: non riconosceva i suoi figli, i suoi nipoti e nessun’altra persona che faceva parte della sua vita; ci siamo detti che averla viva e non costretta ad una vita di vegetale in un letto per gli anni che le sarebbero rimasti, era una grandissima fortuna.
Così com’è stata una fortuna incontrare Anna, la signora rumena che da assistente in ospedale è diventata la donna che ora vive con lei, avendo ancora io la fortuna di lavorare a tempo pieno; mio fratello un po’ meno, costretto alle pause forzate della cassa integrazione ma con l’impegno di essere disponibile anche con un preavviso di poche ora.
Se un mese fa, il giorno che l’hanno dimessa dall’ospedale, mi avessero detto quanto oggi sarebbe successo, avrei riso forte per non piangere.
Io non lo so se è stata l’ora legale, o perché oggi c’è un sole splendido e tiepido come la stagione vuole.
Oppure se sono stati i suoi ricordi, che sono ancora fermi a prima della guerra, quando ha conosciuto mio padre in montagna, a combattere per ciò di cui non conoscevano il significato etimologico della parola ma che sapevano essere la cosa per cui valeva battersi.
Credo che quel periodo è vivo e vivido come non mai in lei, perché qualche giorno fa mentre era ancora in ospedale, tra una parola e l’altra pressoché incomprensibili, mi ha nominato il Duce.
Le risposi che il Duce non c’era più da tempo, che era morto e che adesso c’era Berlusconi, che lei odia forse più di me, anche se pare incredibile.
Fatto sta che ieri mattina, mentre io e Anna le facevamo la doccia, le ho detto che doveva cercare la sua scheda elettorale.
Ho cominciato a dire no no no no e solo l’entrare nel mio ruolo di cattivissima figlia degenere l’ha convinta ad  accompagnarmi in camera e farmi frugare dove, presumibilmente, era riposta la scheda elettorale.

Stamattina il cambio dell’ora legale mi ha fatto arrivare a casa sua con dieci minuti di ritardo: era in cortile con Anna che mi aspettava.
Sono scesa dall’auto che ho parcheggiato nel viale e ha pronunciato, per la prima volta dalla sera prima che l’ictus venisse a turbarle la testa, il mio nome.
Chiaro, lo ha detto: “Daniela, metti la macchina nel cortile”, questo mi ha detto.
Ero sbalordita, sapete? Il mio nome, pronunciato chiaramente da chi, fino a due giorni fa, mi guardava come non sapessi chi fossi, che cosa volessi da lei e perché continuavo a sgridarla e dirle di smettere di piangere.
Le ho risposto che avrei parcheggiato dentro in cortile dopo che saremmo tornate dal seggio.
Poi le ho proposto di andare al cimitero a trovare mio padre.
Mi ha guardato e senza dire nulla mi ha preso per mano, accompagnandomi fino al ripostiglio dove tiene le scarpe.
Ne ha scelto un paio, si è seduta perché le potessi infilare, poi si è alzata, ha preso la busta con il certificato elettorale, mi ha indicato dove potevo trovare la sua carta d’identità ed è salita in macchina.
Per salire la rampa della scuola dove lei vota da anni, scelta obbligata alle scale che fatica a salire col suo lento passo traballante, ci abbiamo messo dieci minuti ma non abbiamo nulla da fare io e lei, oggi, se non fare venire sera.
Ho consegnato il certificato elettorale e la carta d’identità ai ragazzi dei seggi, ho chiesto loro se potevo entrare con lei in cabina e mi hanno detto di no, che ci sarebbe voluto una certificazione medica, potevo solo accompagnarla ma non essere presente mentre lei esprimeva la sua preferenza.
Una volta aperta la scheda le ho chiesto se sapeva dove mettere la croce, sapendo che non sarebbe mai stata in grado di scrivere un nome, ma la croce sì.
Credo mi abbia risposto qualche cosa come “non sono mica imbambita”.
Ed è una delle sue risposte, l’unica che volevo sentire e che anelavo di udire da un mese e passa,  perché in quel momento ho dimenticato la sua malattia: era la mia mamma di sempre, l’unica mamma che vorrei, quella che non cambierei con nessun’altra, litigate, scazzi, pianti, accuse, pianti, sensi di colpa, riappacificazioni comprese.
Quando siamo risalite in macchina credo mi abbia detto che non era proprio una croce ma un segno, non è riuscita a farla una bella croce ma che importa?
So che qualsiasi cosa fosse, l’ha messo sul simbolo del PD.
E non accetterò mai che nessun medico mi dica che l’ha fatto per imitazione: lei sa che cosa è il PD anche se spesso inveiva dicendo che sono anche loro uguali a tutti gli altri.
Dopo siamo andati al cimitero, si è messa a piangere davanti alla foto di mio padre e lo ha chiamato per nome: oggi è stato il giorno dei nomi, quelli che aveva perso e che forse domani non ricorderà più.
Ma oggi…
Oggi è una di quelle giornate che pagheresti perché fosse così, esattamente come si è svolta da stamattina alle nove.
Non vorrei cambiarne una virgola.
Perché vedere oggi mia madre com’è non ha prezzo, per tutto il resto, userò la Visa.
Ora dorme e io posso piangere.

14 commenti:

  1. Bel post... vi si assapora il gusto del vivere nonostante le difficoltà, per quei momenti, pochi, per cui è bello esserci.

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  2. l'ho letto sul blog di alberto e vengo qui a dirti che mi hai fatto venire gli occhi lucidi.

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  3. anche a me, che provengo dalla stessa fonte, sono venuti gli occhi lucidi. è un po' che penso sempre più spesso alla mia mamma che da due anni non c'è più. e penso chissà se l'ictus anziché ucciderla sul colpo...

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  4. Sono contento Daniela, veramente. Tienila stretta la tua mamma. E dalle un sorriso che sia un pochino anche mio.

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  5. Si passa, si legge e si sta zitti.

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  6. Un abbraccio a te alla tua mamma.

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  7. Un ringraziamento ad Alberto Cane, che è stato l'incipit per questa pagina: in un suo stato di FaceBook ha scritto: "Ci sono miti che nemmeno sanno di esserlo e io li ammiro per questo." Da lì, ho capito che anche Donna Iole lo è. Perché a ottant'anni, traballante sulle gambe, che dice una parola comprensibile chiaramente su cinque, che sale in macchina per la prima volta dai primi di febbraio per andare a votare lo è. E sono orgogliosa di lei, non solo come figlia ma perché spero che i valori che mi ha insegnato, assieme a mio padre, dandomi da mangiare pane e bandiera rossa, possa a mia volta un domani sapere di averli trasmessi ai miei figli, uno dei quali ha votato oggi per la prima volta in vita sua. Non so che cosa a votato, so che non ha votato sicuramente a destra, ma è andato ai seggi con la sua scheda elettorale vergine tra le mani. Quindi anche io e suo padre qualche cosa già glielo abbiamo lasciato e cioè siamo riusciti a fargli capire che la scheda elettorale è l'unica arma che abbiamo in mano noi cittadini democratici che vogliamo uno stato di diritto. A mia madre, però, il palma-res della giornata. Ora vado anche io, a fare il mio dovere di cittadina. Perchè votare è un dovere. Grazie a voi tutti, grazie ad Alberto per la condivione inaspettata di una pagina non scritta in punta di penna ma in punta di cuore. E buon voto a chi ancora non è andato. Grazie.

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  8. Un abbraccio fortissimo a te e a Donna Iole, due splendide storie in una storia comune...

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  9. Anche io oggi per la prima volta ho vissuto un momento di viva speranza, mia madre colpita da ictus il 25 febbraio, alla mia domanda muovi il piede destro, lo ha mosso inaspettatamente. Grazie e auguri per la tua mamma.

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  10. Grazie Daniela,

    Oltre ad associarmi alla tua gioia per il progresso di tua madre (debbo aggiungere che avendo condiviso questo tipo di esperienza con la mia posso capire anche la parte meno gioiosa della tua) voglio segnalare a te ed a quanti altri si trovino in simili situazioni, che il mio sistema di riabilitazione fisica conosciuto come "Ballastics" (TM)

    Mi scuso per non aver ancora tradotto questo materiale in Italiano e prometto di farlo presto:

    Basic Theory: http://www.facebook.com/group.php?gid=78142905992&ref=search&sid=736800954.2698125327..1

    Equipment Photos: http://docs.google.com/Doc?docid=0Aa78n9B0TTqPZGtxY3FtM18xMmR3a3EzbmNq&hl=en

    Video Clips:

    1) http://www.youtube.com/watch?v=Q7PTWJk2qsg

    2) http://www.youtube.com/watch?v=AQPt1_lGKIA

    3) http://www.youtube.com/watch?v=S7dX34nkZw4

    4) http://www.youtube.com/watch?v=QM4mwiZEk1I

    5) http://www.youtube.com/watch?v=FXe5JncP9oM

    6) http://www.youtube.com/watch?v=oHjrXz_MbKI

    è stato concepito per migliorare le condizioni di tale tipo di pazienti.

    Non lo scrivo a scopo commerciale, lo sviluppo del sistema non è intrapreso a scopo di lucro, ma solo come parte delle attivita di AMEN, Association to Empower the Needy, non-profit che ho fondato e dirigo in Israele, e che presto sDv avrò anche una sede Italiana.

    Auguro a tutti una Felice Festa,

    Eliahu Gal-Or - The Pizza Rebbe

    pizzarebbe@gmail.com

    http://www.youtube.com/watch?v=JjD1zsvCH64

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  11. Grazie per la tua bella storia!

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  12. Passo da qui solo oggi dopo il voto ... e ci lascio una lacrima di commozione ...
    Edo

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  13. Anche io, oggi, perchè davvero mi vien da dire che gli sforzi fatti sono andati a ramengo...
    Grazie dei vostri passaggi.

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  14. Con la Visa puoi pagare il "prezzo" di qualcosa.

    Ma il "Valore" di tua madre e "inestimabile" e non ha prezzo
    e lo manterrà nel tempo specialmente quando tua madre riprenderà a svolgere normalmente tutte le sue azioni quotidiane.

    La “volontà”, il “desiderio” di fare la cosa giusta, è un valore che ci si porta dentro sempre, e ognuno deve poterlo esprimere in qualunque modo.

    Un augurio di cuore di una completa guarigione per tua madre e una carica di energia e fiducia per te che devi in questo momento aiutarla nel migliore dei modi.

    Cordialmente
    Genius

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