domenica 21 marzo 2010

La leggenda dei santi mentitori senza coglioni

Tutto ha un inizio e tutto ha una fine.
Quelle parole mi rimbombano in testa, in random.
Lo sapevo, lo avevo sempre saputo.
Ma se ben si ha presente il momento in cui qualsiasi cosa inizia, non sai mai bene dove comincia, invece, la fine.
Per quanto ci riflettessi, non riuscivo a collocare bene il punto preciso dove la matassa iniziava: che è poi lì che finisce il tutto, al termine del grosso gomitolo che stavo lavorando ai ferri per il maglione che dovevo assolutamente terminare prima che l’inverno bussasse alle porte.
Forse, fu proprio il giorno in cui chiusi l’ultima maglia del collo con il punto all’indietro.
Sì, fu proprio quel giorno, quando riposi l’ultimo pezzo del manufatto dentro alla borsa: decisi che sarebbe stata l’ultima volta.
Dovevo solamente mettere assieme i pezzi e indossare il mio splendido maglione rosso corallo, al quale avevo fatto una promessa solenne: mi sarei dedicata solo alla maglieria.

Fa caldo, stasera.
Il riscaldamento è al minimo ma sono certa che lo causa è anche del cachemire nato dalle mie mani: mi avvolge, causando questa impennata di temperatura corporea.
Assieme all’agitazione che sempre mi attanaglia quando sto per portare a termine l’ennesima missione.
Lo so, dovrei esserci abituata, sono anni che faccio questo lavoro ma ogni volta è come se fosse la prima volta e l’ansia, per poco, pochissimo tempo, si appropria di ogni mia fibra.
Mi asciugo la fronte imperlata, preparo il secchiello del ghiaccio visto che ho ancora un po’ di tempo; dovrò stupirlo e non lasciargli il tempo di dire una parola nei pochi minuti che mi serviranno per avvicinarlo e battere il ciack d’inizio-sviluppo-fine al copione in cartellone oggi.
Cerco di arginare ogni altra sensazione e di concentrarmi; solo così riesco a superare il tempo che manca allo squillo del cellulare.
Il secchiello è pronto, lo champagne è nel freezer, i bicchieri di cristallo sono in bella mostra sul tavolino; tutto è perfetto, manco solamente io sul proscenio e l’attore co-protagonista che entrerà dalla quinta.
Decido di farmi un bagno caldo.
Mi spoglio ed entro nella vasca da bagno nella quale ho già fatto sciogliere i sali; l’acqua calda è un balsamo per la pelle altrettanto accaldata e osservare il vapore profumato, che sale in pigre volute verso il soffitto, mi fa entrare per pochi minuti in uno stato di torpore nel quale so di non poter restare.
Devo essere vigile e preparata.
L’accappatoio assorbe in fretta ogni umidore; tasto con mano la coulotte di pizzo bianco che ho preparato, ne sento la morbidezza mentre la faccio scivolare sulle cosce e la sistemo.
Indosso nuovamente il maglione ed infilo gli stivali bianchi al ginocchio e osservo ciò che lo specchio mi rimanda: perfetta!
Sono pronta e, mentre lo penso, il cellulare annuncia il mio ospite: è lui, l’ennesimo nome della mia lista.
Il nuovo santo mentitore che mi è stato segnalato.
Oh, mi è stato facile avvicinarlo: è bastato elogiarlo, restare ammirata dal suo lavoro, ripetergli continuamente quanto era bravo.
Ci credono sempre, è una sorte di concezione mentale del proprio io che supera ogni patologia, narcisisti con deliri di onnipotenza.
Ma poi tutti, inevitabilmente, scivolano sulla buccia di banana con menzogne sparse; le vittime mi contattano, sono il numero uno sulla piazza, non ho rivali nel mestiere che mi sono scelta.
Tra poco un altro lui entrerà dalla porta.
Ho studiato le luci in sala e sono certa non mancherà di notare come la mia figura in controluce è perfettamente inserita nella scena.
Entra; si chiude la porta alle spalle mentre gli prendo la mano.
Gli catturo gli occhi e li fisso nei miei ché non si sgancino da loro.
Faccio scivolare la mano nello stivale: lo stiletto è pronto ad entrargli nel cuore con precisione chirurgica, solo una moneta rossa sulla camicia candida.
Si accascia in silenzio sul tappeto mentre vado al frigo a prendere lo champagne; ne verso due flûte e, rivolgendomi al corpo per terra alzo il mio in segno di brindisi: alla tua, sconosciuto, che sei la mia vittima numero sessantotto.
Il bisturi è nascosto sotto il cuscino del divano: lo prendo, con precisione gli taglio le palle e gliele infilo in bocca.
I santi mentitori devono smettere di raccontare balle alle loro donne.
Perché se lo fanno, il mio numero di telefono è sulle pagine gialle.
Anche se ho giurato a me stessa che non ci sarà la vittima numero sessantanove.
Ma potrei cambiare idea.
Per un golfino color azzurro cielo.


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