domenica 14 marzo 2010

Jack Arrow

Jack era un ragazzino magro con due grandi occhi che gli illuminavano il visino curioso.
Se ne stava sul materasso nudo, nella stanza di quella nuova casa che abitava solo da quel mattino. Attorno a lui gli scatoloni che aspettavano di essere svuotati e riposti da mamma, con il contenuto scarabocchiato a caratteri stampatello: vestiti, giochi, libri….
Si guardava attorno smarrito, le pareti bianche e candide che odoravano di pittura fresca, senza i poster dei suoi idoli.
La sua nuova casa, in un nuovo quartiere che lui non conosceva.
Pensava ai suoi amici che era stato costretto a lasciare ed una morsa gli stringeva il cuore.
Mamma gli aveva spiegato che senza il papà non avrebbero potuto permettersi il vecchio rione.
Jack non capiva del tutto, così come capiva il perché se ne se fosse andato suo padre, lasciandoli soli nel plumbeo autunno londinese.
Continuava a guardare quelle pareti cercando un segno di casa e di calore, ma le sue aspettative venivano disattese da ogni angolo scrutato.
Lo sguardo gli cadde in un angolo del pavimento polveroso; una mattonella rossa era meno sbiadita delle altre e portava il segno di un mobile che doveva averla coperta per molti anni.
Si alzò; la piastrella era sbeccata in un angolo e suonava vuota, quasi come se sotto non ci fosse la palladiana.
Infilò il suo minuscolo dito per sollevarla. La mattonella fece un po’ di resistenza ma poi restò nella piccola mano di Jack.
Facendo attenzione a non romperla, la poggiò a lato, guardando curioso cosa si nascondeva sotto. C’era un diario dalla copertina nera, le pagine gialline trattenute da un elastico a lato.
Lo spolverò con la mano e già la sua fantasia correva ad un’isola misteriosa ed a una mappa del tesoro che qualche pirata Barbanera aveva nascosto in quella tetra casa dai tetti aguzzi.
Con reverenziale timore aprì il libro.
Dalle pagine si sprigionarono nuvole di ogni colore che andarono a riempire lo spazio intorno a lui di tutti i colori dell’arcobaleno.
Evanescenti figure danzavano tra i colori.
Jack, pur avendo la bocca spalancata dallo stupore, non percepiva alcun timore vedendo quella danza colorata davanti ai suoi occhi.
“Chi…. Chi …. Chi siete? Da dove venite? Siete i fantasmi di questa casa?” chiese con la sua vocina sottile che arrotava le erre.
Si fece avanti un omino, tutto vestito di verde e con un buffo cappello piumato in testa, che si tolse nel profondersi in una riverenza
“Salve Jack, mi presento, sono Moleskine, il portavoce ufficiale dei miei amici” gli disse facendo un ampio gesto con la mano, indicando tutte le altre figure che lo contornavano.
“Ma…. Ma….. come sai il mio nome?” balbettò incantato Jack fissandolo.
“Io so tutto, ed anche loro. Sappiamo di te e di tutti gli altri bambini che, come te, si sentono sperduti perché hanno perso qualche cosa. Quando sentiamo il campanellino che hai qui” disse puntandogli il piccolissimo dito al cuore “sappiamo che qualcuno ha bisogno del nostro aiuto per essere consolato e noi arriviamo. Noi siamo gli abitanti del Libro dei Libri, quello che tu hai trovato prima e che hai aperto, facendoci uscire fuori. Vedi quelle Signore vestite tutte di rosa? Sono le Signore delle Fiabe, quelle che regalano un Principe Azzurro alle ragazze innamorate. Quelli invece che sembrano burberi, ma in realtà sono dei gran bonaccioni, sono gli Illusori dell’Avventura, se vuoi ti possono aiutare ad andare sull’isola misteriosa che spesso sogni, in mezzo a tigri e elefanti, veleggiando su navi pirata. Quei canuti vecchietti, invece, sono i Sapienti, quelli che hanno scritto grandi testi ma per ora resteranno a prendere la polvere perché non li capiresti….”
Jack non sapeva che dite, restava a bocca aperta fissando l’omino verde. Le Signore delle Fiabe danzavano un grazioso minuetto con gli Illusori dell’Avventura, i Sapienti osservavano la scena, lisciandosi le lunghe barbe canute.
Moleskine dirigeva una immaginaria orchestra, fatta di suoni, colori e parole di carta che vibravano sospese nell’aria.
Una gran pace scese dentro a Jack, che si sedette per terra con un gran sorriso sulla bocca sdentata.
Aveva trovato dei nuovi amici.

Quella mattina Jack aveva qualche linea di febbre.
Mamma, prima di uscire per andare al lavoro, gli provò la temperatura; il mercurio che saliva oltre la linea rossa le diede un po’ d’ansia, ma non poteva restare a casa con il suo piccolo, doveva andare in fabbrica ed era già in ritardo. Gli rimboccò la trapunta colorata fin sotto il mento, sfiorandogli la fronte e posandogli poi un bacio leggero.
Jack, nel suo lettone, si guardò attorno pensando a cosa poteva fare per passare la mattina. L’occhio gli cadde sul suo ripostiglio segreto, scese dal letto infilandosi le pianelle ed andò a scoperchiare la mattonella rossa nell’angolo. Prese il libricino che vi stava rintanato, levò l’elastico che lo teneva assieme, ed aspettò che il Signor Moleskine uscisse dalle pagine. Cosa che avvenne immediatamente. L’ometto verde con il gran cappello piumato e gli stivaloni a metà coscia si strofinava gli occhietti, mentre rivolgeva a Jack un gran sorriso che gli dipinse una virgola alla bocca.
“ Buongiorno, Jack. Ti senti solo eh? Bene, oggi andiamo a fare un bel viaggio. Che ne dici di andare a visitare il Regno del Mosto?”
“Sì, sì, Moleskine, che bello! Mi piacciono tanto le tue favole…Raccontami dai… Mi rimetto a letto, così quando torna mamma mi trova guarito e sarà felice “.
Jack si sistemò sul lettino, aiutando Moleskine a salire e che iniziò a narrare……

"C’era una volta un Principe, si chiamava Brunello. Era in fuga dal suo castello perché un grosso tino panciuto lo inseguiva per imbottigliarlo prima del tempo. Nella notte, mentre vagava per i prati, gli vennero incontro tre dame della regina per aiutarlo. Lo presero per mano e lo condussero al cospetto della Regina del Mosto, Albana, che piangeva disperata perché il malvagio Nero D’Avola le aveva rapito la sua unica figlia, la bellissima Malvasia. Brunello restò incantato davanti al ritratto di Malvasia ed accettò la proposta della Regina di andare a cercare e liberare sua figlia nel regno del perfido principe Nero. Le dame consegnarono a Brunello tre bicchieri di cristallo di varie misure. Cavalcò, cavalcò e cavalcò ancora, fino a che il buio della notte non divenne aurora e vide in lontananza le guglie scure del castello che cercava. S’intrufolò nelle fogne e da lì salì alla torre dove era tenuta prigioniera Malvasia. Nel salone stava dormiente un bieco individuo, tutto scuro in volto, che russava sonoramente; ai suoi piedi giacevano alcune bottiglie vuote e un bicchiere rotto, con tutti i pezzi di vetro sparsi. Brunello continuò a salire silenziosamente le scale a chiocciola, fino a che si trovò la strada sbarrata da una porta che a prima vista pareva d’oro massiccio. Provò a spingerla e niente, non succedeva nulla. Provò a bussare ma non ebbe risposta. Dal tascapane prese una chiave che gli aveva consegnato la Regina Albana. La infilò nella serratura e questa, miracolosamente, si aprì senza alcuno sforzo. Entrato che fu, rimase abbagliato da quella figura che giaceva sul letto nella sua veste candida, i capelli che dipingevano una nuvola dorata attorno alla testa. Brunello si fece rosso rosso dall’emozione. Si avvicinò piano piano e scosse Malvasia con fare delicato. Lei spalancò i suoi occhi di castagna e lo guardò stupita ma per nulla intimorita.
“Salve, Malvasia, mi manda tua madre, la Regina Albana"
Brunello la prese per mano e l’aiutò a scendere silenziosamente le scale. Quando passarono davanti al salone, dove il Nero principe continuava a russare, Malvasia si fermò di colpo.
“ Aspetta” disse a Brunello  “lo voglio salutare. Sai, non è stato poi così cattivo con me. Mi ha sempre trattata bene, solo che non sono riuscita ad innamorarmi di lui. Avrebbe voluto sposarmi ma io non sono ancora pronta”.
Così dicendo si avvicinò a Nero; lo scosse una prima volta, senza ottenere risultato alcuno, lo scosse una seconda volta e Nero si svegliò con un gran rutto. Strinse gli occhi per mettere a fuoco le figure che aveva davanti, poi se li stropicciò non capendo ancora se era sveglio o ancora addormentato. Vedendo Malvasia s’illuminò tutto e le prese la delicata manina, portandosela alla mano per baciarla.
“Stai andando, cara? Sapevo che questo giorno sarebbe arrivato…. Mi dispiace, avrei voluto tanto che tu restassi qui con me, in questa grande casa che ora parrà vuota senza il tuo ondeggiare leggero per i saloni. D’altra parte capisco la Regina madre, sei la sua unica figliola… E questo bel ragazzo chi è?”

“Brunello da Montalcino per servirla, Signore. Non me ne voglia, ma credo che il posto di questa ragazza sia tra la sua famiglia. Io la capisco, ma non è possibile ottenere un buon casato dall’unione di due famiglie così diverse, come la sua e quella di Malvasia. Se avesse rapito una fanciulla della mia stirpe forse sarebbe stato possibile…. Magari le posso presentare la figlia di mio zio, il conte Primitivo di Manduria. Sono certo che le piacerà… Appena tornato a Montalcino scriverò una lettera a mio zio, che ne dice?”
Nero D’Avola lo guardò sorridendo ed approvando, sfregandosi le mani impaziente. Erano anni che ci provava, rapendo fanciulle dai regni vicini: aveva tentato nelle terre di Grasparossa, si era spinto fino al nord nel regno di Muller Targau, ed anche oltre mare, al casato del Generale Sangria. Fino ad allora non aveva ottenuto nulla ma era sempre speranzoso. Non aveva mai sentito parlare prima di Manduria. Si diresse alla credenza per prendere tre bicchieri. Non ve ne stava più uno risposto. Stava già girandosi con fare sconsolato e la braccia aperte, desolato di non poter salutare degnamente gli ospiti che lo stavano lasciando con una bella bevuta. Brunello si ricordò dei tre bicchieri che gli avevano consegnato le dame della Regina: porse a Nero quello più panciuto, a Malvasia quello a forma di calice, tenendo per se l’ultimo. Nero li riempì con un liquido scuro, forte e dall’aroma delizioso. Tintinnarono i bicchieri. Ed ognuno tornò alle sue occupazioni".
Jack guardò Moleskine, l’occhietto si era fatto ancora più lucido e le gote magre ancora più rosse. Non poté trattenere un hic hic soffocato nel cuscino.

2 commenti:

  1. Delizioso. Nulla di meno.

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  2. Che dire se non grazie? Mi piacciono le favole, mi piaceva molto scriverle. Una vita fa. Un abbraccio.
    D.

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