domenica 21 marzo 2010

Geppo


Geppo era un signore particolare. 
Nel paesino di montagna dove abitava, lo consideravano tutti un po’ strano per via di quei suoi comportamenti spesso eccentrici, che sconvolgevano la mollezza pigra della vita di paese. 
Lo vedevano girare in canottiera per le strade quando queste erano ricoperte di neve, oppure con quel suo cappellaccio unto di feltro sotto il solleone di ferragosto. 
Ogni tanto spariva dalla circolazione, ma solo il curato si preoccupava di avere sue notizie, ai suoi concittadini non importava nulla di lui. 
Geppo non era uomo di molte parole, i ragazzini lo prendevano in giro e lui rispondeva sempre con un sorriso sdentato e null’altro. 
Con la sua somarina Nerina invece Geppo parlava, eccome parlava; le carezzava le lunghe orecchie mentre faceva su e giù per i sentieri, rivolgendosi all’animale proprio come ad un umano. 
Una mattina di primo autunno, Geppo passò con Nerina diretto verso la campagna dove possedeva un piccolo appezzamento di terreno; la somarina era piegata dallo sforzo di trasportare quei quattro sacchi di semenze che aveva sul groppo. 
Davanti all’unica osteria di paese stavano seduti i soliti perpetui nulla facenti, che vedendo arrivare Geppo con la sua bestia, iniziarono subito a deriderlo. 
“Oithì, Geppo, non vedi che un sacco perde? Sei proprio scemo come dicono, anzi no, sei Geppo il folle ahahahahahah”  
Geppo li guardò, sorrise ed andò oltre, continuando a borbottare parole incomprensibili a tutti se non al suo adorato animale. 
Poco dopo ripassò, al posto dei sacchi di semenza Nerina era caricata con degli otri pieni d’acqua; i soliti buontemponi non persero occasione di deriderlo, non gli pareva vero di poterlo fare per due volte nello stesso giorno, e con i loro sguardi maligni, rincararono la dose: 
“Oh Geppo, ma non vedi quanto sei stolto? Un otre perde l’acqua, quando arrivi al campo sarà già vuotata. Sei proprio un idiota…”  
Ancora una volta Geppo rivolse loro un sorriso, batté in testa Nerina e passò oltre.
Venne l’inverno. 
Geppo non si vide passare. 
Il paesino divenne da fiaba, tutto ricoperto di neve con i comignoli che fumavano nel cielo plumbeo. 
Geppo non si vedeva. 
La neve si sciolse, il sole iniziò a fare capolino ogni tanto nell’aria frizzante d’inizio primavera. Geppo continuava a stare rintanato. 
Un mattino il paese si svegliò sotto una luce accecante; tutti aprirono la finestra, stupiti da quel bagliore quasi innaturale. 
E rimasero a bocca aperta: ogni strada era costeggiata da splendidi fiori bianchi, dai quali partiva un chiarore che riempiva il cielo. 
Dall’alto del suo campo, anch’esso pieno zeppo di fiori che ondeggiavano al vento leggero, videro scendere Geppo. Parlò per la prima volta, rivolgendosi a tutti con un gran sorriso: 
“Mi avete deriso perché perdevo semenze, mi avete deriso perché il mio otre perdeva acqua. Il vento ha portato le semenze nelle vostre strade, l’acqua le ha nutrite e da semenze sono divenuti fiori. E’ grazie alla mia stoltezza se ora vedete questo tripudio di bianco. Che servano ad allietare le vostre anime ingrate ed intolleranti.”  
Prese Nerina e se ne andò. Nessuno li rivide mai più.

2 commenti:

  1. :) Un sorriso a Geppo.

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  2. Ogni paese aveva il suo Geppo, anche più d'uno. Da noi c'era Bergamini che vagava per il paese dipingendo e facendo ritratti nei bar con un talento notevole. Alla fine il prete gli fece affrescare l'abside della chiesa parrocchiale.

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