martedì 16 marzo 2010

E diamoci un taglio!

Guardandomi allo specchio, stamattina, ho deciso che devo darci un taglio.
Ho voglia di cambiare testa perché proprio questa, che non sa né di carne né di pesce, non mi soddisfa più, mi deprime proprio.
E non c’ho mica bisogno di deprimermi anche durante i giorni feriali.
Mi è sempre piaciuta, la mia testa, ho sempre cercato di curarla bene, di non tralasciare nuove esperienze per arricchirla ma oggi no, oggi decisamente non mi garba.
Necessita di nuova linfa, lo sento e lo vedo, in queste ciocche smorte che scendono come codine di topolini; gli assomigliano anche come colore a guardarle bene, ed il marroncinobiondogrigio topo morto non mi gusta, ma proprio per niente mi gusta.
Bene, sotto la doccia poi si va: testa nuova, vita nuova.
Solo che c’è un problema.
E non è un problema da poco, ohibò, ed il pensiero mi attanaglia lo stomaco con un senso di smarrimento tale, da farmi sedere ed accendere la prima sigaretta della mattina che mi aiuti a snebbiare il cervello e cercare la soluzione.
- Chissà qual è il problema di cui parla questa -
Vorrei vedere voi, se il vostro fedele parrucchiere, colui che quando entrate nel negozio al sabato vi guarda in faccia e capisce al volo che non è giorno di piastra né di tinta, che vi coccola facendovi il massaggio anticaduta che dalla cute arriva fino alla punta dell’alluce del piede destro, sparisse dalla mattina alla sera, lasciando nugoli di clienti disperate e assolutamente impresentabili davanti alla porta chiusa senza un cartello o una spiegazione.
Il problema che necessita immediata risoluzione è trovare il sostituto del mio adorato, e che sarà sempre rimpianto negli anni a venire, Willy; con un sospiro penso alla tenerezza che mi faceva con le forbici in mano ed a me, fiduciosa, che ponevo la testa tra le sue mani, certa che alla fine avrebbe realizzato un capolavoro, non avendo mai dico mai una volta disatteso le mie aspettative.
Anche quando ero nera come la pece perché mi avevano rubato il portafoglio ed avevo trascorso la mattinata al telefono a bloccare bancomat, visa e master card.
Ricerco affannosamente nel cassetto del caos le pagine bianche.
Chissà che fine hanno fatto, stanno sempre ad occupare spazio quando non ti servono e quando le cerchi vigliacca se si trovano.
Decido di non farmi corrodere dalla bile e cerco in rete un’illuminazione che mi dia l’illuminazione, come a San Paolo sulla via di Damasco mentre accendo la seconda sigaretta.
Sfoglio sotto la voce “Parrucchieri per signora, coiffeur".
Vediamo un po’.
Contro corrente: oddio, ci ho messo quarantasei anni a cercare di starci dentro alla corrente, a colpi di rasoiate e forbiciate, figurati se mi torno a mettere fuori sponda, a rischio poi di cosa?
Lascio stare ché se poi ci resto male una ennesima disillusione non la potrei sopportare, meglio non rischiare.
Luna & Sole: carino, il nome, ma che ci azzecca la luna e il sole con quello che sto cercando io? Certo che ne hanno di fantasia, questi gestori, mi dico io, con tutti quei neo laureati in marketing e comunicazioni, assumerne uno con un CO.CO.PRO. che vi curi l’immagine, partendo dal nome del locale, è troppo oneroso?
Pare di sì, visto i risultati.
D&P: tentatore, ma le sigle che san di griffe io le fuggo come la peste bubbonica.
Poi magari con le griffe nulla ha a che vedere questo posto, magari sono tanti cinesini piccoli e veloci che con due eulo fale messa in piega signola.
Perché diamine mi viene in mente di chiedermi dove li seppelliscono quando muoiono, i cinesi…. forse è la festa dei morti appena trascorsa, non ne ho visto manco uno durante i vari cimiter’s tour.
Oasis: ecco, qui già iniziamo ad entrare a tema; sabbia delle Maldive, tramonto delle Galapagos, notte di Tripoli.
Sì, sono tentata. Dove si trova? Che sfiga. Impensabile accedervi a quest’ora, ci sarà una fila che arriva fino alla stazione.
Un ennesimo esercizio commerciale penalizzato dal parcheggio introvabile. Peccato, Oasis, avresti vinto ma non voglio stressarmi ulteriormente prima di rilassarmi.
Silvano: e che è questo, il più sfigato di tutti? Solo Silvano tra tanti nomi importanti?
Mi dice poco questo nome poco risonante.
Sarà certamente vecchio.
Vero è, però, che proprio questo è tranquillizzante, magari è sulla piazza da anni e forse è il più preparato.
Ma sì, un po’ di rischio ci vuole, non sono mai stata vile, sempre coraggiosa nel provare il nuovo.
Poi ne resterò contenta, mi sentirò una pioniera quando ne parlerò con le amiche, che ammireranno il nuovo taglio di capelli con quel nuovo colore che mi farà tanto ragazzina sbarazzina. Però questo nome e questo indirizzo io me li ricordo. Chiedo conferma, che non sia in una fase acuta al contrario di Alzhaimer.
“Morena, sono io ciao! Senti un po’, ma quel parrucchiere Silvano che c’è in viale della Pace è lo stesso Silvano di quando andavamo a fare le patacchine al Baretto? Davvero? Ma pensa te, ci andavo a tagliarmi i capelli quando avevo sedici anni. E’ bravo dici? Ah ci va anche la Rossana? Allora sono tranquilla, se lei non lo ha mandato a dar via i piedi è certamente degno di fiducia. Ok, ciao ciccia, ci sentiamo domani, prendo appuntamento e vado. Sì poi ti dico. Salutami i bambini”.
Ed infatti è sempre lui, proprio lui; nemmeno il negozio mi pare cambiato molto.
E ci sa pure fare, il Silvano: non si ricordava il mio nome, ma mi ha accolto con un “Ciao cara, ma come stai, non sei cambiata per niente dall’ultima volta che ti ho vista, anzi devo dire che sei pure migliorata, ti sei fatta più donna, ma il viso oh come dimenticarsi del tuo viso… “.
Che amore di parrucchiere!

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