venerdì 19 marzo 2010

dicioannovemarzoduemiladieci

Ebbene, babbo, oggi è il 19 marzo ovvero la festa del papà.

Te lo dico perché non mi è noto se lassù usate il calendario, con tutti i santi che avete lì potreste fare confusione.

Non mi ricordo mica se quando andavo alle elementari ti portavo a casa un qualche manufatto per ricordarmi di ricordarti.

Può essere, se ricordi l’istituto dove mi piazzaste tu e mamma, sin dai miei teneri tre anni, era l’Istituto San Giuseppe e quindi la ricorrenza aveva un doppio festeggiamento.

Peccato che non erano molti i papà come te da festeggiare.

Non che tu fossi diverso nell’affetto che mi volevi, ma credo che di papà operai, in quella scuola privata, ce ne fossero ben pochi.

Mi ci iscriveste solo perché non potevate lasciarmi sola a casa mentre voi eravate a lavorare, non perché ambivate ad una educazione irreprensibile per la vostra figlia: l’educazione o la sì ha oppure no, non sono certo le pinguine che te la inculcano.

Non ho mai domandato, una volta in età di comprendere, quanto cazzo ci avete speso da quelle suore.

Ma ho invece chiesto a me se la mia idiosincrasia verso tutto quello che profuma di chiesa non è nato proprio in quei miei anni fanciulli.

Comunque non volevo mica scriverti per questo oggi.

Volevo solo dirti che io non ho bisogno che arrivi questo giorno per ricordarti, così come non ho bisogno di venire al cimiter’s tour che ultimamente si è diradato causa impedimento madre.

Tu sei qui, ogni giorno che dio mette in terra e ogni maledetto fottuto giorno guardo la tua foto che ho appesa qui alla mia sinistra. Sorridi, hai i capelli che urlano le forbici del barbiere, i tuoi baffi e i tuoi capelli sono ingrigiti e datano questo scatto come l’ultima estate che abbiamo passato assieme: babbo, io non ho preso da te, tingo i capelli da vent’otto anni mentre tu hai avuto i primi grigi dopo l’inizio della chemio terapia.

Quante volte ti ho preso in giro per i tuoi capelli corvini e quei tuoi baffi che tendevano al rossiccio…

In questa foto sono anch’essi grigi e non sono cambiati di molto da quando ti misero in quella bara dove abiti dal maggio del 1999.

Ehm, babbo mio, non ho doni da portarti oggi, nemmeno mi sono fermata al cimitero, non è necessario che lo faccia per dirti che mi manchi da morire, che sei stata la persona più importante della mia vita, che prima o poi ti abbraccerò ancora e che oggi ti chiedo, ancora una volta, di darmi una mano con mamma; ti domando di non dimenticarti mai di guardarmi tutte le mattine quando ti svegli e di smetterla di bofonchiare sulle troppe sigarette che fumo. Mi hai mai ascoltato quando ti dicevo che 40 al giorno erano troppe? No, non mi pare, anche tu testa di coccio. Così simile alla mia. Ciao, papà Fiori, buona festa. E smettila di smadonnare, se litighi coi tuoi compagni di paradiso con chi giochi a carte domani?

3 commenti:

  1. Succede quando sono speciali. Senza che tu lo possa realmente percepire quando li hai al fianco sono Genitori veri.Dentro di me ho un infinito pieno di parole mai dette a mio padre e a mia madre.Il più grosso rimpianto della mia vita.

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  2. Una volta scrissi che avrei smesso di essere figlia nel momento in cui sarei diventata madre di mia madre, dopo che lo sono diventata di mio padre. E come fu con lui, in quel periodo riuscii a dirgli tutte le parole che non sono riuscita a dirgli in 38 anni, lui lo sapeva, ma quando le dissi non poteva sentirle. Come mia madre, ora, che mi guarda senza sapere chi è quella donna che ha davanti che la chiama mamma e che la bacia come non l'ha mai baciata prima. E' molto triste, perchè il mio rimpianto è diverso dal tuo seppur simile: dovevo dirle che l'amavo quando era in grado di capire le mie parole. Ora temo sia tardi. Grazie della tua presenza. Mi è cara.

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  3. Quello che riusciamo ad esprimere nei grandi amori è sempre nulla rispetto a quello che rimane dentro inespresso. Per questo c'è bisogno che l'amore sia eterno e vada al di là della morte, altrimenti il tempo disponibile rimane sempre fottutamente troppo poco.

    Per chi come me ama sottolineare uno stato d'animo con una canzone in cui immedesimarsi, propongo Carmen Consoli qui ed Emilio Solfrizzi qui.

    Baci.

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