martedì 2 marzo 2010

Chi ha avuto ha avuto, chi ha dato ha dato, scurdamoce 'o passato.

Sono alcuni giorni che penso al taglio delle provvidenze a sostegno delle TV e radio locali non legate ad alcuno dichiarato schieramento politico, diventato legge – con effetto retroattivo – a seguito dell’approvazione del maledettissimo decreto Milleproroghe.
Tra le tante porcate che circolano da una settimana, alle proteste delle varie associazioni di categoria non ho visto dare molta rilevanza; ma un settore che occupa qualche migliaia di persone, che presumibilmente perderanno il posto di lavoro, sono un bruscolino in mezzo alle allucinanti percentuali di disoccupati comunicate qualche giorno fa.
I costi che venivano proporzionalmente rimborsati da tali provvidenze, erano le spese per la forza motrice, quelle telefoniche e quelle per i canoni di associazione ad un’agenzia di stampa.
Nel nostro piccolo, con un trasmettitorino da 3.000 Watt, solo di energia elettrica pagavamo qualche cosa come 1.800 euro al mese, che significa 21.600 euro all’anno.
Questo per rapportare a realtà molto più grandi ed importanti di noi, piccoli eversivi dissenzienti con le chitarre distorte e la voce di Sid Vicious.
Ora, che Modena e provincia sia terra rossa lo sappiamo tutti (a parte ultimamente, che si sta tingendo sempre più di un orribile verde padano con punte talmente scure che appaiono nere), ma di radio e televisioni locali legate a doppio filo coi partiti non mi pare che ce ne siano: ci sono aziende con giornalisti, tecnici, addetti all’impiantistica che lavorano per fare informazione sul territorio.
A queste hanno tolto un poco di ossigeno, che era rappresentato dalle provvidenze previste nel 2001 dalla legge n.448 del 28 dicembre ed esplicate con il decreto n.225 del 1 ottobre 2002.
Per accedervi, burocrazia infinita, come è cosa buona e giusta in Italia; una volta però rientrati nell’elenco ufficiale delle aventi diritto, si poteva contare su una quota, facilmente calcolabile sui costi espressi in bilancio, di quanto sarebbe rientrato in cassa.
Tutto questo ora non c’è più: chi ha avuto ha avuto, chi ha dato ha dato, scurdamoce 'o passato.
Un già traballante settore, che risente della crisi economica, già colpito dal governo di Silvietto nel 1998 con i tagli ai contributi erogati alle TV locali ai sensi della legge n.448, rischia così di sprofondare e scomparire.
Si sono sacrificate le imprese che ricoprono un ruolo indispensabile a garantire la pluralità dell’informazione e tutto per finanziare radio ed editoria di partito, tanto per far tacere ciò che non ci sta ad attenersi a linee editoriali dettate da precise istruzioni impartite, bel lontane dall’etica che dovrebbe distinguere chi, dell’informazione, ha deciso di farne mestiere.
Così coloro che alla sera preferivano l’edizione delle 20.00 della TV locale, in un ipotetico quanto reale futuro, saranno costretti a subirsi i soliti TG, che dell’informazione distorta ha fatto il proprio credo.
Chi al mattina andava al lavoro ascoltando la sua radio locale preferita, potrà sempre ripiegare sul variegato quanto colorito linguaggio degli speakers di Radio Padania.
A tutto questo, aggiungiamoci la sospensione dei programmi di approfondimento quali Porta a Porta, Annozero, L’ultima parola, Ballarò.
Però lasciamo liberi i Fede(lissimi) o i Minzolini di fare dai propri TG l’informazione che solo coloro che possono accedere ad altri servizi, come il web ad esempio, sanno e denunciano come faziosa e menzognera.
Le tessere del puzzle sono sui tavoli da tempo, ogni giorno qualcuno ne sistema una nel disegno che, una volta concluso, è innegabile sapere che parola avrà.
E senza nemmeno i coglioni per pronunciarla.

2 commenti:

  1. Sottoscrivo tutto: continuiamo così, facciamoci del male...

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  2. Russo, noi AMIAMO farci del male :-(

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