sabato 6 marzo 2010

13 marzo 2010

 
Era il 23 marzo del 2002.
Al Circo Massimo si radunò una folla immensa, al di là di ogni aspettativa, tanto che lo spazio verde faticava a contenere tutta le gente giunta a Roma da ogni regione d'Italia.
La più grande manifestazione degli ultimi anni, nata sulla spinta di un rifiuto netto e totale al terrorismo: la condanna all'omicidio di Marco Biagi e contro le proposte del Governo in materia di lavoro; strano, sempre di articolo 18 si parlava, lo stesso che ora ci hanno infilato nel didietro in un momento di distrazione.
Cofferati dichiarò che un'emozione del genere può capitare solo una volta nella vita.
Io vorrei viverla un'emozione così.
Le motivazioni, pur se ancora abbiamo schivato il morto, ci son tutte.
E siamo tutti incazzati come dei picchi.
Auspico che per una volta tutti i partiti che si sono indignati alla firma di Napolitano, tutti coloro che ancora credono in uno stato di diritto, per una volta riescano ad accantonare le loro lotte per poltrone e amenità varie ed eventuali e far sì che da questa misera occasione diventi il punto da cui partire per ripartire.
Va bene, puristi, il giro di parole lo potevo forse evitare ma occorre davvero ripartire, dare fiducia a chi oggi si è indignato, che si è sentito violentato e vilipeso nel suo essere cittadino italiano.
Perché noi continueremo ad incazzarci ma abbiamo bisogno di qualcuno che si faccia portavoce con altrettanta rabbia, per farci dire che andremo a votare e che voteremo convinti, senza metterci le mollette sul naso, ma scegliendo il partito che si incazza come noi.
E’ l’ultima occasione che abbiamo, in questo momento storico così triste e pericoloso per la nostra patria, che mai avrei pensato di vivere in prima persona.
Patria, sì, io sono italiana e non è vero se qualche volta ho detto che emigrerei all’estero: qui sono nata, qui ci sono le mie radici e non permetterò a nessuno di mandarmi via da qui e nessuno riuscirà a farmi  smettera di urlare la mia rabbia verso coloro che ogni giorno la calpestano.
Vedete, è come se sputassero in faccia a mio padre e a mia madre ed a tutti i loro compagni che sono morti perché altri non la calpestassero.
Leggo che per sabato prossimo, il 13, ci sarà una mobilitazione nazionale: tutti, ma tutti, da far dimenticare in un bagno di folla il 23 marzo di otto anni fa.
Non sprechiamo, non sprecate questa occasione, vogliamo un’emozione forte, da ricordare per tutta la vita.
E vogliamo che sia condivisa da tanti.
Regaliamocela, regalatecela e facciamoli impallidire nella loro tracotanza e arroganza.
Noi siamo per la legalità: abbiamo l’occasione per sbatterla loro in faccia.
Io non mancherò.
I have a dream.

2 commenti:

  1. Logicamente abch'io ero in piazza a Roma quel giorno.
    Ricordo la vigilia, lo spossante viaggio in pullman fino a Roma (ragazzi, tranne per chi sta nelle isole o nel profondo sud, parteciapre dal Piemonte è una bella sfacchinata, fidatevi!), il marciare già all'alba, le vie percorse coloratissime e incazzose, l'arrivo al Circo Massimo e la sensazione d'essere un tuttuno con la gente che era lì.
    Piantiamola di piangerci addosso: reagiamo, lottiamo!

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  2. Pronta, Russo, assai pronta...

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