mercoledì 10 febbraio 2010

Seguendo la corrente - Storia di una menopausa erotica di Francesca Longo

Luglio 2009

L’inizio sarebbe fantozziano se non che io e Fantozzi siamo spesso compagni di avventure e quindi non mi sono stupita nemmeno più di tanto.
Ieri pomeriggio, navigando sulle bacheche di nuovi amici, mi sono imbattuta nella recensione a firma di Sandro Zagatti all’ultima fatica letteraria di Francesca Longo.
Ho conosciuto virtualmente Francesca qui sopra, per caso.
No, oggi posso dire che nulla è lasciato al caso, si è streghe, come dice lei, da tre e a novant’anni, e tra simili ci si annusa e riconosce.
Grosso modo questa nostra virtuale conoscenza, ha coinciso con un suo post con il quale annunciava l’uscita in libreria del suo ultimo libro, Storia di una menopausa erotica.
Leggendo Zagatti, ieri, che parlava di Seguendo la corrente e ne parlava come ultimo libro della Longo, essendo la suddetta recensione datata 18 luglio, può secondo voi avermi fatto collegare o pensare minimamente che si parlava dello stesso libro che ho ordinato qualche giorno fa e del quale mi hanno garantito la consegna per l’11 agosto, inviandomi, a conferma, il numero di spedizione del corriere?
No, per me si parlava di due cose completamente diverse, uno era Seguendo la corrente e l’altro era Storia di una menopausa erotica.
Poiché la recensione del Zagatti e i commenti che ne sono seguiti mi hanno entusiasmato, sono andata in libreria, tutta felice, a chiedere se avevano disponibile Seguendo la corrente di Francesca Longo, quello che, nella mia testina di vitello, mancava all’appello (rima del tutto casuale e non voluta).
Naturalmente, volete mai che mi infili gli occhiali per leggere bene il titolo che mi porge il commesso?
No, resisto ancora, anche se era una macchia un po’ così, nebulosa, fino a che non confondo le banconote da dieci euro con quelle da cinquanta non cederò.
Ho pagato e me sono risalita in macchina: solo allora ho infilato gli occhiali perché quando si acquista un libro nuovo non si può aspettare ad arrivare a casa per leggere i risvolti della copertina, è come un CD appena acquistato che deve immediatamente essere liberato dal cellophane e infilato nel lettore.
Così per leggere le note riassuntive, tra l’altro stampate in bianco su rosso e quindi non certo un contrasto di aiuto ai miei poveri occhi semi ciecati, mi sono infilata gli occhiali e ho cominciato a ridere dandomi, appunto, dell’Ughina nel momento in cui mi sono resa conto che sì, Seguendo la corrente è il titolo dell’ultima fatica di Francesca, ma la Storia di una menopausa erotica non è un’altra fatica (manco fosse Ercole, questa), ma il sottotitolo dello stesso.
Per cui, cara Francesca, come già anticipato, fuga il tuo panico e prepara la penna ché molto presto dovrai farmi la doppia dedica autografa sul tuo libro.

Erano mesi che non mi succedeva di aprire un libro e non riuscire a smettere di leggere fino alla parola fine, che in questo, però, non c’è: c’è un invito a sé, un incitamento ad andare ancora oltre, a seguire la corrente del richiamo di una nuova strada di Kerouaciana memoria che non conduce a nessun altro luogo se non a se stessi.
E’ la fine di un romanzo ma può anche essere l’incipit del prossimo, che ci potrebbe raccontare della menopausa, dell’osteoporosi, delle fobia delle cisti al seno che sono diventati dei ricordi.
Ci potrebbe raccontare di questo periodo che supera la mezza età ma che non ha dimenticato la consapevolezza di quanto ha acquisito e fatto suo nel precedente viaggio, regalandolo al lettore, con generosità, per far sì che ne resti impigliato e faccia amare questa figura nella quale molte di noi, donne con gli stessi problemi di calori e sudori, più o meno in fase avanzata, si riconoscono.
Io: sicuramente.
Se l’Isadora Wing di Paura di volare della Jong incarnava ciò che la mia fantasia di ragazzina vedeva per sé in un futuro prossimo venturo, scopate senza cerniere comprese, nella Nina di Seguendo la corrente di Francesca trovo la ragazzina che solo dopo molto tempo fa suo il coraggio di volare per davvero.
Trovo la storia di chi ha avuto negli occhi tante belle lucine e che le ha viste spegnersi, una alla volta, tra una marea di figli indifferenti, un marito pressoché innamorato solo delle sue passioni, lavatrici da riempire da svuotare e da stirare, odori famigliari che diventano totalizzanti rispetto agli altri che ci sono, da qualche parte ci sono ancora, ma i sensi sono ormai troppo rattrappiti, arresi, per aver voglia di coglierli ancora.
Stanotte alle tre, quando ho chiuso il libro, ho deciso che se per anni la Jong rappresentò un esempio che non riuscii a seguire fino in fondo (scrollarsi di dosso certi retaggi culturali è difficile qui, in un’Emilia ancora radicata in tanti luoghi comuni rispetto alla sua America), ora, a quarant’otto anni compiuti, in procinto di provare l’ebbrezza di gocciolanti sudori in ogni dove, ho deciso che Longo ha scritto il vadecum degli anni che mi restano davanti.
E se non mi riuscirà ad essere Nina, resterò Daniela ma da Nina cercherò di imparare a volermi più bene, come lei fa, chissà, magari inizio a truccarmi e mettermi i tacchi e, non paga, persino ad imparare a camminarci sopra senza sembrare una zombie.

Francesca scrive con fluidità, una prosa non arzigogolata, di facile presa e comprensione, senza però dimenticare l’ammiccamento al sorriso nel descrivere certi stereotipi che non sono tali, sono proprio così come lei li descrive, nel contesto sociale del paese del Veneto senza nome dove ha la fortuna (sì, fortuna) di essere temporaneamente trasferita.

Una sera, non so se proprio con lei, si diceva che una volta scritte le parole non ti appartengono più, quello che tu hai lasciato in ciò che hai scritto appartiene a chi legge, ed a chi, come me, trova un pezzo di sé o quello che non ha potuto essere perché non ha trovato il coraggio di volare.

Non posso non pensare alla Nina di Francesca senza ricordare la Nina di Faber, entrambe sulle corde di un’altalena che portano la nostra a decidere, alla fine, di amarsi smisuratamente, a cercare di riappropriarsi del suo tempo, della lentezza, del pensiero lento.

Questo è ciò che mi prendo di Nina, del suo seguire il fluire di una corrente durante un viaggio nella terra di mezzo: la forza di cambiare il corso del fiume, senza voltarsi indietro, senza rimpianti e nemmeno rimorsi.

Febbraio 2009
Ho passato Capodanno con Francesca. L'empatia nata nel virtuale è stata confermata nel reale.

(cliccare sul titolo se volete acquistarlo on-line)

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